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Wind Tre, Hanssen: “Il 5G ha ancora molta strada davanti”


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Il co-Ceo indica nell’AI una leva per migliorare reti e servizi ai clienti. L’Europa deve sostenere i propri fornitori tecnologici, mentre il 5G ha ancora ampi margini di sviluppo. E la prima sfida del 6G riguarda il modello economico

Pubblicato il 12 ott 2026

Luciana Maci

Giornalista



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Benoit Hanssen
Benoit Hanssen


Punti chiave

  • L’intelligenza artificiale può migliorare gestione rete e servizio clienti, ma dipende da connettività e infrastrutture; WindTre la usa come utilizzatore e canale.
  • L’Europa deve creare condizioni per sostenere fornitori come Nokia e Ericsson, unica filiera europea nelle telecomunicazioni.
  • Il 5G ha ancora margini: è adeguato e in fase di adozione; il passaggio al 6G pone la sfida principale del modello economico.
Riassunto generato con AI


L’intelligenza artificiale offre nuove possibilità per migliorare la gestione delle reti e il servizio ai clienti, ma per funzionare ha bisogno della connettività e delle infrastrutture delle telecomunicazioni. Il 5G, intanto, ha ancora ampi margini di sviluppo, mentre la prima sfida del 6G riguarda il suo modello economico. È la visione di Benoit Hanssen, co-Amministratore Delegato (co-CEO) di Wind Tre, alla guida della società in tandem con Gianluca Corti, intervistato da CorCom in occasione del Nokia Innovation Day 2026.

Chi è Benoit Hanssen

Nato nei Paesi Bassi nel 1971, Hanssen entra nel settore delle telecomunicazioni nel 1997. Il suo percorso internazionale comprende incarichi in Ericsson, dove contribuisce allo sviluppo dei servizi di gestione delle reti per gli operatori, e il ruolo di Chief Technology Officer in 3 Indonesia e Vodafone Hutchison Australia. Nel 2016 arriva in WindTre come Chief Technology Officer, in coincidenza con il completamento della joint venture tra Wind Telecomunicazioni e H3G Italia. Nel 2022 passa alla guida congiunta della società con Corti. Ha studiato Ingegneria elettrica all’Università tecnologica di Eindhoven e conseguito un Master in Business Administration.

Wind Tre e l’AI: un canale per raggiungere consumatori e imprese

Uno dei temi affrontati al Nokia Innovation Day 2026, il 6 ottobre scorso, è il rapporto tra intelligenza artificiale e connettività, insieme alle sfide che l’Europa deve affrontare nelle telecomunicazioni. Come si sta muovendo Wind Tre sul fronte dell’AI?

L’intelligenza artificiale è un ambito che si sviluppa molto rapidamente e per noi rappresenta una tecnologia molto importante. Al momento siamo soprattutto utilizzatori: la impieghiamo per migliorare la nostra attività, sia in termini di efficienza nella gestione della rete sia nel servizio ai clienti. Gradualmente, però, vediamo che l’AI entra anche nei diversi elementi della nostra rete, man mano che fornitori come Ericsson e Nokia, due dei nostri fornitori fondamentali, la introducono nei loro prodotti.

Noi siamo un’azienda di servizi, quindi il nostro ruolo è soprattutto quello di utilizzare questa tecnologia e di essere un canale attraverso il quale può raggiungere i consumatori e le imprese. È questa, al momento, la nostra funzione nel settore.

Analogie con quanto già visto con il cloud?

Esattamente, anche con il cloud siamo utilizzatori e facilitatori. Penso che con l’intelligenza artificiale sarà un po’ la stessa cosa. Il nostro core business resta quello delle telecomunicazioni. Forniamo la connettività e l’infrastruttura di base, essenziali perché questa tecnologia possa funzionare: senza quello che facciamo noi, non funzionerebbe.

L’Europa delle telco: avanti tutta sulle tecnologie di rete

Al Nokia Innovation Day si è parlato del ruolo dell’Italia e dell’Europa in un contesto tecnologico globale sempre più complesso. Qual è la sua visione?

L’Europa è un attore molto importante nell’ambito delle telecomunicazioni, grazie anche ai già citati Nokia e Ericsson. Penso che l’Unione europea debba creare le condizioni affinché queste aziende possano continuare ad avere successo e a sviluppare queste tecnologie.

Le tecnologie di rete sono infatti una delle poche componenti che oggi possiamo procurarci direttamente in Europa. Quasi tutto il resto proviene, di fatto, dagli Stati Uniti o da altre parti del mondo. Pensiamo al cloud, pensiamo a Internet.

“Il 5G durerà ancora a lungo”

La prospettiva del 6G porta con sé nuove sfide. Qual è, secondo lei, la principale?

Penso che la sfida principale del 6G riguardi il modello economico su cui si baserà. Il 5G resta il fulcro della nostra attività: continua a funzionare molto bene e a crescere. Siamo ancora nella fase di adozione. Prendiamo, per esempio, il 5G standalone, che abbiamo lanciato l’anno scorso. Siamo ancora gli unici in Italia a offrire al mercato un servizio di questo tipo. Questo dà l’idea di quanta strada, a mio avviso, il 5G abbia ancora davanti a sé. È una tecnologia pienamente adeguata, con prestazioni elevate e ulteriori margini di miglioramento. Non abbiamo ancora esaurito ciò che è possibile fare con il 5G. Quanto al 6G, in passato abbiamo visto cicli tecnologici di dieci o dodici anni. Penso che il ciclo del 5G potrebbe durare anche il doppio, ma vedremo. Dipenderà anche dai servizi e dalle tecnologie che utilizzeranno la nostra infrastruttura e da ciò che le richiederanno. Oggi, però, quello che possiamo offrire con il 5G è adeguato a quanto ci chiedono i clienti».

Reti, servizi e sostenibilità economica

In definitiva, nella prospettiva di Hanssen, lo sviluppo dell’AI rafforza il ruolo delle infrastrutture di telecomunicazione. Per l’Europa significa anche creare le condizioni per sostenere i propri fornitori di tecnologie di rete. Il passaggio al 6G dovrà invece confrontarsi con le esigenze dei servizi e con il modello economico della nuova generazione, mentre il 5G continua a offrire possibilità ancora da sviluppare.

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