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Dma e sistemi operativi mobili: Bruxelles stringe le maglie sull’AI



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Il primo report di revisione del Digital Markets Act si intreccia con la richiesta formale inviata dalla Commissione europea a Google sulle misure applicate ad Android: al centro l’accesso alle funzioni di sistema e l’interoperabilità dei servizi di intelligenza artificiale concorrenti

Pubblicato il 29 apr 2026



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Il Dma e i sistemi operativi mobili entrano in una nuova fase applicativa. Con il primo report ufficiale di revisione del Digital Markets Act e con una richiesta formale di chiarimenti a Google sulle misure adottate per Android, la Commissione europea segnala che l’attenzione si sposta sull’intelligenza artificiale integrata nei software di base degli smartphone.

Il messaggio è netto. Il Dma ha già prodotto effetti visibili in termini di apertura dei mercati e maggiore scelta. Tuttavia, l’evoluzione tecnologica impone un salto di qualità nell’enforcement. In particolare, serve intervenire là dove si concentrano nuovi rischi di chiusura: le funzioni di sistema e l’AI integrata.

Il bilancio del Digital Markets Act

Nel rapporto trasmesso al Parlamento e al Consiglio, Bruxelles rivendica un impatto positivo del regolamento sui mercati digitali europei. A poco più di due anni dalla piena applicazione degli obblighi per i gatekeeper, la Commissione parla di risultati concreti sul piano della contendibilità e della correttezza dei mercati.

Il Dma, nato come strumento ex ante, ha già inciso su pratiche consolidate. Ha aperto ecosistemi storicamente chiusi, ridotto asimmetrie nei rapporti tra piattaforme e imprese e restituito margini di scelta agli utenti. Allo stesso tempo, il report riconosce che l’orizzonte temporale resta limitato e che molte trasformazioni richiedono un monitoraggio continuo. In questo quadro, la Commissione ribadisce che non serve una revisione della norma. Il regolamento è giudicato fit for purpose, ma deve essere applicato in modo rigoroso e adattato alle nuove dinamiche tecnologiche.

Perché i sistemi operativi sono centrali

Tra le aree che richiedono maggiore attenzione, il report individua con chiarezza intelligenza artificiale e cloud. Non è una scelta casuale. I sistemi operativi mobili rappresentano il punto di snodo dell’intero ecosistema digitale. È lì che si incontrano app, dati, servizi e ora anche strumenti avanzati di AI.

L’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale nei software di base rischia di creare nuove forme di lock-in. Assistenti intelligenti, automazioni di sistema e funzioni predittive possono rafforzare il potere dei gatekeeper se restano accessibili solo in modo selettivo o discriminatorio.

Per questo motivo, il tema del DMA e sistemi operativi mobili diventa centrale nella strategia europea. La regolazione non si limita più alle app o alle condizioni commerciali. Entra nel merito dell’architettura tecnologica.

L’AI come banco di prova della regolazione

Nel report di revisione, Bruxelles riconosce che l’AI è ormai parte integrante dei servizi di piattaforma e che può amplificare le asimmetrie di mercato se non viene affrontata con strumenti adeguati.

Da qui la scelta di utilizzare tutti gli strumenti previsti dal Dma, a partire dal dialogo regolatorio, fino ai procedimenti di specificazione e, se necessario, alle azioni di enforcement. Alcuni di questi procedimenti hanno già una chiara dimensione legata all’AI, in particolare su interoperabilità e accesso ai dati. L’obiettivo resta coerente con l’impianto del regolamento: garantire pari condizioni di accesso, senza ostacolare l’innovazione.

Le misure sull’AI e il caso Android

Il passaggio più rilevante riguarda le misure richieste a Google per Android nell’ambito di un procedimento avviato ai sensi del Digital Markets Act. La Commissione europea ha trasmesso al gruppo statunitense le proprie conclusioni preliminari, indicando una serie di interventi necessari per garantire a terze parti un accesso effettivo e interoperabile alle funzionalità chiave del sistema operativo.

Bruxelles chiede che i servizi di AI concorrenti possano interagire pienamente con le applicazioni presenti sui dispositivi Android ed eseguire attività integrate, superando i limiti che oggi derivano dall’integrazione nativa delle soluzioni sviluppate dal titolare del sistema. Il punto non è solo formale. Secondo la Commissione, senza un accesso reale alle funzioni di sistema, l’AI rischia di diventare un nuovo fattore di chiusura degli ecosistemi mobili, rafforzando il potere dei gatekeeper proprio nel momento in cui l’intelligenza artificiale diventa centrale nell’esperienza utente.

La consultazione e il ruolo del mercato

Per valutare l’efficacia delle misure proposte, Bruxelles ha avviato una consultazione pubblica, aperta fino al 13 maggio. L’obiettivo è raccogliere osservazioni da imprese, sviluppatori e altri soggetti interessati, in una fase che la Commissione considera cruciale per calibrare l’intervento regolatorio.

La vicepresidente esecutiva Teresa Ribera ha collegato esplicitamente il dossier Android alla trasformazione in corso nel mercato mobile.
L’intelligenza artificiale è ormai centrale nell’interazione quotidiana dei cittadini con i dispositivi mobili ed è essenziale tutelare l’innovazione delle imprese europee”, ha spiegato. Secondo Ribera, “le misure proposte offriranno agli utenti Android una maggiore scelta in merito ai servizi di intelligenza artificiale da utilizzare e integrare nei propri telefoni, compresa la vasta gamma di servizi che competono con l’AI di Google”.

Il riferimento diretto a Google chiarisce la posta in gioco. Il caso Android non viene trattato come un’anomalia, ma come un precedente chiave per l’applicazione del Dma agli ecosistemi mobili basati sull’AI.

Interoperabilità come leva regolatoria

Il tema dell’interoperabilità attraversa tutto il dossier. Per la Commissione, consentire l’accesso alle funzioni di sistema non significa indebolire i modelli di business esistenti, ma creare le condizioni per una competizione effettiva sui servizi intelligenti.

Su questo punto è intervenuta anche Henna Virkkunen, che ha definito l’interoperabilità un fattore decisivo per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nei dispositivi mobili.
Mentre ci muoviamo in un panorama dell’AI in rapida evoluzione, è chiaro che l’interoperabilità è fondamentale per sbloccare il pieno potenziale di queste tecnologie”, ha dichiarato. Le misure proposte, ha aggiunto, “apriranno i dispositivi Android a una gamma più ampia di servizi di intelligenza artificiale, consentendo agli utenti di scegliere quelli più adatti alle proprie esigenze e ai propri valori, senza sacrificare la funzionalità”.

Il messaggio è esplicito. L’accesso alle funzioni chiave del sistema operativo diventa una leva regolatoria, non un dettaglio tecnico.

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