II Future Industry Awards nascono con un obiettivo preciso: portare alla luce l’innovazione che genera valore reale. Non prototipi, né sperimentazioni isolate, ma progetti già implementati, misurabili e replicabili. È questa la logica del contest promosso da Nextwork360 insieme al MADE Competence Center Industria 4.0, che nel 2026 attraversa l’Italia con un percorso strutturato e progressivo.
La prima semifinale, ospitata a Brescia, ha offerto una lettura chiara dello stato della manifattura italiana. Le tecnologie sono mature e diffuse. Le competenze diventano il vero fattore distintivo. E la frammentazione dimensionale emerge come uno dei principali limiti da superare per restare competitivi.
Indice degli argomenti
Un contest nazionale pensato per mappare l’innovazione applicata
I Future Industry Awards si articolano in tre semifinali territoriali e una finale nazionale, con l’obiettivo di intercettare le diverse anime del sistema produttivo italiano. Dopo Brescia, tappa dedicata al Nord industriale, il percorso prosegue ad Ancona il 15 aprile per il Centro Italia e a Napoli il 20 maggio per il Mezzogiorno. I progetti selezionati accederanno alla finalissima di Roma il 24 giugno.
Il format combina selezione, analisi e confronto strategico. Non si limita a premiare l’eccellenza, ma costruisce una mappa dell’innovazione già operativa, utile alle imprese e alle istituzioni per comprendere dove sta evolvendo l’industria.
Due categorie per raccontare la trasformazione digitale
La struttura del contest riflette la complessità della transizione industriale. La categoria Top Tech è dedicata ai progetti basati su tecnologie di frontiera, come AI, robotica avanzata, gemelli digitali, simulazione e manifattura additiva. Qui il focus è sull’integrazione tecnologica e sulla capacità di portare soluzioni complesse dentro processi produttivi reali.
La categoria Digital New Champion valorizza invece le applicazioni digitali che producono impatti concreti su efficienza, sostenibilità, sicurezza, cybersecurity industriale e resilienza delle filiere. Accanto ai premi principali, la giuria assegna menzioni speciali dedicate a temi verticali, dall’economia circolare alla gestione del know-how.
Brescia come laboratorio del manifatturiero avanzato
La prima semifinale ha raccolto 70 progetti, di cui 52 selezionati, confermando l’interesse delle imprese e la maturità dell’ecosistema. L’analisi delle candidature mostra una forte convergenza tecnologica. L’AI è presente nel 71% dei progetti, spesso integrata con Cloud, Internet of things, Big data analytics e robotica.
«Coi Future Industry Awards certifichiamo la validità di percorsi di innovazione già implementati e misurabili. Individuando questi modelli e trasformandoli in best practice condivisibili, il Competence Center può agire da catalizzatore», ha affermato Marco Taisch, presidente del MADE Competence Center Industria 4.0.
La tecnologia, tuttavia, non emerge come fine ultimo. Serve a risolvere problemi concreti e a rafforzare la capacità decisionale delle organizzazioni.
Prima tappa di Brescia: i premiati
Categoria Top Tech
Chiesi Farmaceutici – Digital Twin 3D dell’albero bronchiale per la medicina di precisione, basato su AI e simulazioni fluidodinamiche.
Goglio S.p.A. – Mindservice, framework IIoT con documentazione 3D interattiva e AI per la diagnostica industriale.
Cosberg – Architettura ibrida Edge-Cloud per la produzione personalizzata “lotto uno”, con assistente virtuale basato su Llm e Rag.
Lucchese Industria – HRM5.0, hub che integra robotica collaborativa e manifattura additiva per rendere l’automazione accessibile alle Pmi.
Lemonjuice Solutions con Cooperativa Quid – FridAI, agente AI deterministico per la modellazione semantica automatica dei dati aziendali.
Categoria Digital New Champion
Ska srl – Eggsense, sistema AI e sensoristica smart per il rilevamento in tempo reale della Salmonella in linea di produzione.
Iride Acque SB srl – Emer, tecnologia per il trattamento dei reflui industriali complessi con catalizzatori nanotecnologici da batterie esauste.
Marlegno srl – Prefab&Smart Building, integrazione di BIM, robotica e AI per l’industrializzazione del cantiere.
Renovo – Cella robotica modulare per il disassemblaggio selettivo dei pannelli fotovoltaici a fine vita, con AI e IoT.
Streparava Spa – Modello di analisi del rischio della supply chain basato su Big Data Analytics e dati geopolitici ed ambientali.
Menzioni speciali della giuria
Azienda agricola Giuliano – Menzione “Bio-Economia Circolare” per il modello zero waste sugli scarti di potatura degli ulivi.
T. Mariotti Spa – Menzione “Digitalizzazione del Know-how” per la piattaforma di standardizzazione della conoscenza tecnica.
Porto Turistico di Jesolo srl – Menzione “Automazione e Benessere del Lavoratore” per il sistema robotico di manutenzione degli scafi.
Loacker – Menzione “Decarbonizzazione” per il primo forno industriale a induzione per wafer senza emissioni dirette.
ERO DL – Menzione “AI Edge” per il sistema di controllo qualità con Deep Learning a bordo macchina.
Geico Spa – Menzione “Innovazione Blue Economy” per il sistema di pulizia degli scafi senza alaggio.
Valpres srl – Menzione “AI Knowledge Management” per l’assistente virtuale dedicato alla forza vendita.
Gruppo Lactalis – Menzione “Cybersecurity Industriale” per la centralizzazione della sicurezza IT-OT di 30 stabilimenti.
Assica Service – Menzione “AI per la Trasparenza della Filiera” per i modelli previsionali sui prezzi della carne suina.
Il capitale umano come vero fattore competitivo
Dal confronto tra imprese, università e associazioni industriali è emerso un messaggio condiviso: la tecnologia è sempre più accessibile, mentre il capitale umano resta la vera discriminante competitiva.
«La tecnologia è ormai disponibile per tutti, ma è l’uomo che dà valore e anima ai prodotti», ha sottolineato Bruno Bettelli, presidente di FederMacchine. In questo scenario cade il mito della “dark factory”. La fabbrica completamente autonoma non rappresenta un modello di eccellenza, ma un limite di flessibilità.
Il lavoratore evolve in supervisore strategico, chiamato a governare dati e algoritmi, validarne gli output e trasformarli in decisioni operative. La relazione tra uomo e macchina diventa simbiotica, orientata a qualità, personalizzazione e resilienza.
Automazione e demografia: una risposta strutturale
La centralità delle persone non esclude l’automazione. Al contrario, la rende necessaria. L’inverno demografico riduce la popolazione attiva e mette sotto pressione la capacità produttiva dei territori manifatturieri.
«L’interesse per robot e umanoidi nasce dall’esigenza di rispondere a una carenza strutturale di lavoratori», ha osservato Marco Perona, professore dell’Università di Brescia. L’automazione diventa così uno strumento di continuità operativa e di protezione del lavoro umano, liberando risorse da mansioni ripetitive e usuranti.
Le barriere all’innovazione sono soprattutto culturali
Se la tecnologia è disponibile, perché molte imprese faticano a innovare? A Brescia è emersa una risposta netta. Il principale ostacolo è culturale, non finanziario.
«Oltre il 50% delle imprese vede negli aspetti culturali la prima barriera agli investimenti digitali», ha spiegato Mario Bonomi, vicepresidente di Confindustria Brescia. In un tessuto produttivo dominato da micro e piccole imprese, il cambiamento richiede una leadership capace di mettere in discussione modelli consolidati.
Da qui l’importanza di un approccio metodologico. «Non bisogna dire voglio l’AI, ma individuare il problema specifico da risolvere», ha ricordato Claudio Serravalle, deputy Ceo di Moons. Senza una strategia chiara, anche le tecnologie più avanzate rischiano di restare inutilizzate.
Piccolo non è più bello: il tema della massa critica
Il dibattito ha toccato anche un nodo strutturale della manifattura italiana: la frammentazione dimensionale. Se in passato ha garantito flessibilità, oggi rischia di diventare un freno.
«Bisogna fare massa critica e fare sinergia, altrimenti non riusciamo a creare impatto», ha ribadito Marco Taisch. Un’azienda di dieci o venti dipendenti non può sostenere da sola investimenti in ricerca avanzata né presidiare mercati complessi.
Secondo Gianluigi Viscardi, presidente del Cluster Fabbrica Intelligente, l’eccellenza italiana deve evolvere «da una somma di successi singoli a una vetrina del modo di fare innovazione tipicamente italiano». Le filiere dell’innovazione diventano così uno strumento strategico.
Un’infrastruttura per il sistema industriale
In questo quadro, i Future Industry Awards si configurano come qualcosa di più di un premio. Il contest promosso da Nextwork360 e dal MADE Competence Center Industria 4.0 funziona come infrastruttura di sistema, capace di connettere imprese, ricerca e territori.
Rendere visibile l’innovazione che già funziona significa creare riferimenti, accelerare il trasferimento tecnologico e favorire la diffusione di modelli organizzativi più maturi. Il percorso prosegue con le prossime tappe, ma il messaggio emerso da Brescia è già chiaro.
La competitività industriale non dipende solo dalle tecnologie adottate. Dipende dalla capacità di fare sistema, investire nelle competenze e costruire massa critica. È questa la sfida che i Future Industry Awards mettono al centro del dibattito.






