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L'INTERVENTO

Smart working, Di Raimondo: “Tlc modello di riferimento”

La filiera diffonde buone pratiche e contribuisce alla svolta culturale. Il direttore di Asstel: “Giudizio estremamente positivo anche da parte dei lavoratori e delle aziende che evidenziano buone capacità di gestione degli strumenti digitali e impatti positivi sulla produttività”

08 Ott 2019

Laura Di Raimondo

direttore Asstel

Il mondo del lavoro è cambiato ed è destinato a una nuova evoluzione grazie all’adozione di tecnologie digitali, che trasformano positivamente il modo di pensare e, di conseguenza, anche l’organizzazione dei tempi e dei luoghi. Di queste novità, lo smart working è l’elemento centrale per favorire il cambiamento e mettere al centro il lavoratore. E’ sulla base di questa consapevolezza che abbiamo avviato lo studio “Lo smart working a parole” con cui verificare con strumenti analitici “se e come” lo smart working viene percepito nella realtà. I risultati ci sono utili per consolidare il percorso di diffusione delle conoscenze e delle buone pratiche della Filiera Tlc e favorire una implementazione costante anche in settori a noi vicini.

Lo studio, realizzato in collaborazione con Intuisco Ltd, ha preso in esame un campione di 140mila tweet e 39mila articoli di stampa degli ultimi 3 anni. L’analisi è così divisa: un’analisi dei cluster, cioè dei collegamenti tra i concetti espressi insieme al tema centrale e una seconda legata al sentiment e agli andamenti temporali. Dall’analisi si possono trarre alcune considerazioni interessanti: la prima riguarda la percezione. A tal proposito i cluster mettono in luce che l’argomento è presente nella realtà quotidiana, con una  propensione a parlarne più tra le donne che tra gli uomini. Altra riflessione riguarda la diffusione e l’interesse sull’argomento negli ultimi due anni. E’ stato rilevato un interesse minore in quanto il tema è oramai ampiamente sedimentato nell’opinione pubblica.

Secondo lo studio, la Filiera Tlc è all’avanguardia nell’implementazione dello smart working e oggi vuole fare da volano anche negli altri settori. L’evento di presentazione dell’analisi da noi organizzato, alla presenza di esperti e rappresentanti delle istituzioni, è solo il primo di una serie di iniziative che apre la strada a un’attività che valorizzi ad un pubblico più ampio questo nuovo modo di pensare il lavoro. Mettiamo a disposizione le nostre esperienze per dare vita a un programma congiunto che coinvolga in un percorso sinergico anche altre realtà.

Nonostante sia passato poco tempo dall’approvazione della Legge sullo smart working, i passi per diffondere ed affinare questa novità sono stati tanti e le aziende di Tlc sono, già da oggi, un riferimento importante sul tema, con implementazioni costanti che incoraggiano e spingono altri settori a dire sì al lavoro agile.

Lo facciamo perché crediamo nel lavoro agile, nel motto: “Work smart, play smart”. Siamo convinti che la nuova filosofia del lavoro migliori la vita dei nostri lavoratori. E il giudizio estremamente positivo ci viene fornito sia dai lavoratori che dai responsabili aziendali, i quali manifestano una grande maturità nei confronti del lavoro a distanza, evidenziando buone capacità di gestione degli strumenti digitali e riscontrando un effetto positivo sulla produttività dei collaboratori.

Perché questo nuovo approccio al lavoro, più adatto ai “lavori” che cambiano costantemente, si diffonda anche in altre realtà è fondamentale il fattore culturale. È questa la vera sfida: superare il retaggio di idee e pratiche arretrate sul lavoro e governare il cambiamento assieme a chi lavora e a chi cerca lavoro. Mettere in atto un profondo processo di innovazione trasversale (leadership, governance, formazione, reskilling), mettendo al centro il lavoratore.  Una sfida che le TLC hanno inserito nel dialogo contrattuale e che anche così può espandersi ad altri settori e diffondersi nella piccola e media impresa, dove le capacità del lavoratore sono il vero valore che permette all’azienda di crescere e di premiare la qualità. Il risultato è anch’esso una novità: maggiore produttività.

In questo scenario di trasformazione, riteniamo che soprattutto l’autonomia collettiva sia chiamata attraverso la contrattazione, meglio se di “anticipo”, ad affrontare la sfida per la definizione di nuove regole e di nuovi modi di lavorare che accompagnino il processo di evoluzione del lavoro in sintonia con lo sviluppo tecnologico. Tutto ciò può realizzarsi attraverso un modello di relazioni industriali consolidato attorno ai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro e che, nel determinare le regole condivise del “gioco”, offra nuovi e più ampi spazi alla contrattazione di secondo livello in cui strumenti come lo smart working possono esprimere tutta la loro forza di innovazione.

L’adozione di nuove infrastrutture digitali, come le nuove reti 5G, consentirà una vera e propria democratizzazione del lavoro agile ed una trasmissione immersiva non solo di conoscenze ed esperienze, ma persino delle abilità. Un ruolo importante dovrà essere svolto in sinergia con il Governo, le istituzioni e le parti sociali, incentivando il cambiamento e adottando il lavoro agile anche nella Pubblica Amministrazione. Serve un atteggiamento positivo e proattivo della politica e da tutte le parti interessate. Solo così, insieme, potremo superare la sfida del momento: la diffusione dello smart working. Solo con la collaborazione sarà possibile consolidare il cambiamento nella realtà.

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