Tutti noi utilizziamo Whatsapp, letteralmente tutti. È una app di messaggistica utilizzata dal 97 % circa degli italiani digitali. Anche gli altri Paesi europei la preferiscono in modo schiacciante, ed è di gran lunga la più diffusa al mondo. È stato impossibile non notare la comparsa nel nostro WhatsApp del cerchietto arcobaleno di Meta AI, l’assistente virtuale di META, mai “scaricata” ed impossibile da disinstallare.
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Accessibilità dell’assistente e potere di mercato
La curiosità di provarla sarà venuta dunque ad una buona parte dei 3 miliardi degli attuali utilizzatori di Whatsapp, dando così la possibilità concreta a META di estendere il proprio potere di mercato dalle app di messaggistica, agli assistenti AI, profittando della enorme base clienti di Whatsapp. Il punto è che Meta AI non è necessariamente il migliore assistente AI, ma certamente il più accessibile per tutti, perché si trova nell’ecosistema digitale che più utilizziamo, senza bisogno di scaricare altre app o cambiare “ambiente digitale”.
L’istruttoria dell’antitrust italiano sul tying-in
La nostra antitrust ha pertanto aperto a luglio una istruttoria su questa “pratica legante”, al fine di comprendere se il tying-in Meta AI con Whatsapp possa avere degli effetti escludenti di altri sistemi di intelligenza artificiale, impedendo una concorrenza sulla qualità, varietà e innovazione degli assistenti AI, favorendo invece META AI, solo in quanto preinstallata.
Chiusura delle WhatsApp Cloud API e cambio di strategia
Nel pieno di questa indagine, META ha modificato ad ottobre 2025 le Condizioni Generali di WhatsApp Cloud API, trasformando la sua piattaforma da aperta agli sviluppatori, a chiusa, con termine ultimo per la loro entrata in vigore al 15 gennaio 2026. Dopo aver beneficiato dunque dell’innovazione di molte start up e imprese AI, META ha infine deciso di chiudere completamente l’accesso a tutti i possibili concorrenti di Meta AI.
Effetti concreti e intervento cautelare dell’antitrust
Dal 15 gennaio 2026, non solo Meta AI è diventata l’assistente di intelligenza artificiale più accessibile, ma di fatto l’unica accessibile su WhatsApp. L’antitrust italiano ha risposto immediatamente con un ulteriore procedimento d’urgenza, per impedire l’uscita immediata di altri assistenti AI da WhatsApp, imponendo a Meta, in via cautelare e nelle more dell’accertamento, di non applicare il nuovo divieto espresso nelle nuove Condizioni Generali.
Il ruolo della Commissione Europea e i limiti delle misure nazionali
Anche la Commissione Europea ha aperto un procedimento per accertare se il comportamento di Meta costituisca un abuso di posizione dominante, ma ancora non ha imposto una simile tutela cautelare. L’apertura della indagine della Commissione ha avuto due “effetti”. Il primo è che l’antitrust italiana ha limitato (forzatamente) l’efficacia “geografica” della sua misura cautelare ai numeri +39, per evitare una sovrapposizione di accertamento con la Commissione stessa, la seconda è che nessuna altra autorità europea può ora intervenire.
Reazioni internazionali e confronto extraeuropeo
Nel frattempo, la decisione italiana ha ispirato fortemente altre autorità extraeuropee, come quella brasiliana, che in un colpo solo ha sospeso l’efficacia delle T&C di META per circa 170 milioni di utilizzatori di WhatsApp brasiliani.
Le difficoltà strutturali dell’enforcement europeo
La Commissione europea ha aperto il procedimento molto rapidamente per i suoi standard, ma si trova ora di fronte ad una vera sfida, perché a livello europeo l’imposizione di misure cautelari è molto più farraginoso che a livello nazionale.
Critiche, strumenti normativi e tempistiche
Per lungo tempo accusata, oltreoceano, di essere eccessivamente severa verso i giganti digitali, essa è stata al contempo un esempio per molte giurisdizioni, che si sono inspirate all’Europa per cercare di porre un ordine al potere di mercato dei GAFA.
Tutti però, critici e sostenitori, hanno sottolineato la lentezza dell’enforcement antitrust europeo, arrivato spesso “troppo tardi” per evitare la creazione o il rafforzamento di posizioni dominanti. Il DMA, il DSA, e il policy brief sull’AI del 2024 sono strumenti che l’EU ha adottato proprio per affrontare, nei tempi adatti, questo tipo di sfide.
La sfida finale per la credibilità dell’Unione
D’altronde, qualunque provvedimento di tipo afflittivo necessita, negli ordinamenti liberali e democratici, di approfondimenti, contraddittorio, stretta applicazione della legge, e ciò mal si concilia con la velocità del capitalismo digitale, ma sia chiaro: questo caso altro non è che una sfida all’enforcement europeo, perché la condotta che META ha posto in essere era chiaramente esplicitata come potenzialmente critica dai documenti di policy europee, e, ciononostante, essa è stata chiaramente e deliberatamente posta in essere.
In un contesto geopolitico attualmente molto complesso, l’Unione avrà lo standing necessario per “arrivare in tempo” in quella che è, da sempre, la sua area di eccellenza, ovvero l’enforcement antitrust? L’Italia sta dando l’esempio, ma certamente un Paese ove vive lo 0.8% della popolazione mondiale non può pensare di affrontare criticità antitrust globali con una misura cautelare locale, se la Commissione non sarà in grado di un veloce allineamento. Eventuali defaillance avrebbero serie ripercussioni sul prestigio dell’azione della Commissione sui mercati digitali.












