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Identità digitale, Italia avanti sui wallet ma resta il nodo certificazione


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L’Osservatorio Digital Identity fotografa i progressi verso il portafoglio europeo, atteso entro il 24 dicembre: nessuna soluzione nazionale dispone ancora di tutte le funzioni richieste. Su IO gli utenti che hanno attivato i documenti sono 12,7 milioni. Dal 2027 nuovi obblighi anche per le imprese

Pubblicato il 5 nov 2026



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Punti chiave

  • Italia tra i Paesi più avanzati nello sviluppo del portafoglio europeo, ma la certificazione non è completata; scadenza 24/12/2026. 12,7 mln hanno attivato Documenti su IO.
  • Entro fine 2027 operatori (es. telecomunicazioni, banche, energia) dovranno accettare il wallet; 257 casi d’uso censiti e molte sperimentazioni richiedono integrazione nei processi.
  • Spid e CIE restano centrali: Spid 43,4 mln identità; il 54% preferisce fornitore pubblico. Adozione dipende dall’ampliamento di credenziali e servizi (es. sanità).
Riassunto generato con AI


L’Italia è nel gruppo dei Paesi europei più avanzati nello sviluppo del portafoglio digitale per conservare documenti e accedere ai servizi, ma deve ancora completare il percorso di certificazione. La scadenza è il 24 dicembre 2026, quando ogni Stato membro dovrà rendere disponibile almeno un wallet conforme ai requisiti europei. A meno di due mesi dal termine, nessuna delle soluzioni nazionali pubblicamente disponibili possiede tutte le funzionalità richieste.

È il quadro che emerge dalla ricerca 2026 dell’Osservatorio Digital Identity & Wallet del Politecnico di Milano, presentata al convegno Identity wallet: onboarding, partenza, via!. Per l’Italia, la transizione può contare su una base di utenti già consistente: 12,7 milioni di persone hanno attivato “Documenti su IO”, memorizzando complessivamente 21,8 milioni di documenti. Il passaggio successivo riguarda il completamento della soluzione pubblica e l’ampliamento dei servizi nei quali utilizzarla.

Portafoglio europeo, certificazione da completare

La mappatura dell’Osservatorio valuta la preparazione dei Paesi europei su tre dimensioni: iter normativo nazionale, sviluppo delle funzionalità previste dal regolamento europeo e avanzamento della certificazione. Su una scala da zero a sei, l’Italia ottiene quattro punti, il punteggio più alto raggiunto nella rilevazione. Dodici Paesi si fermano invece a zero o uno.

A novembre sono nove gli Stati che hanno richiesto l’approvazione del proprio schema di certificazione: Austria, Finlandia, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Spagna. Si tratta dell’insieme di requisiti e standard rispetto ai quali verificare le soluzioni. Per arrivare all’accreditamento, i wallet dovranno superare controlli su sicurezza, protezione dei dati e interoperabilità.

Secondo l’Osservatorio, il calendario resta particolarmente stretto: lo schema definitivo di certificazione è atteso a ridosso delle scadenze europee, con tempi ridotti per completare le verifiche nazionali.

“Se il 2025 è stato l’anno della messa a punto della regolamentazione sull’EUDI Wallet, il 2026 è stato quello della progressiva attuazione e ora le scadenze ravvicinate stanno spingendo i Governi e il mercato ad accelerare i lavori – commenta Giorgia Dragoni, Direttrice dell’Osservatorio Digital Identity & Wallet – Sul fronte nazionale, oggi l’IT-Wallet ha un quadro normativo di riferimento che definisce i ruoli dell’ecosistema, regola la transizione da SPID e CIE e apre la sperimentazione a soggetti pubblici e privati. Nel frattempo, gli utenti italiani hanno preso confidenza con ‘Documenti su IO’, in vista della convergenza della funzionalità verso un EUDI Wallet vero e proprio”.

Dal 2027 coinvolte anche le telecomunicazioni

Il completamento dei portafogli nazionali apre anche il percorso di adeguamento delle imprese che dovranno accettarli. Il regolamento europeo sull’identità digitale include espressamente le telecomunicazioni fra i settori interessati, insieme, fra gli altri, a banche, energia, trasporti e sanità.

L’obbligo riguarda i soggetti privati che devono utilizzare l’autenticazione forte per identificare gli utenti online, sulla base della legge o di un vincolo contrattuale, con l’esclusione delle microimprese e delle piccole imprese. Entro la fine del 2027 dovranno accettare anche il portafoglio europeo, su richiesta volontaria dell’utente. Per gli operatori interessati, il lavoro riguarda quindi l’integrazione del wallet nei processi di identificazione e accesso ai servizi.

Le sperimentazioni stanno già esplorando queste applicazioni. L’Osservatorio censisce 257 casi d’uso, dei quali 129 nei consorzi europei di sperimentazione e 128 nei progetti nazionali. Il 79% del totale riguarda la riprogettazione delle interazioni fra cittadino e pubblica amministrazione; i consorzi europei dedicano invece maggiore attenzione ai processi del settore privato, dai servizi bancari alla mobilità.

L’Italia conta 12 casi d’uso testati, cinque dei quali nei programmi europei. Nel 2026 sono entrati nel vivo anche i nuovi consorzi WEBUILD e APTITUDE, concentrati su pagamenti, credenziali di viaggio e portafogli per le imprese, con implementazioni dirette nelle soluzioni nazionali.

Documenti su IO, cresce la base di utenti

Il percorso italiano passa dall’evoluzione di “Documenti su IO” verso il portafoglio pubblico. Nel quadro descritto dalla ricerca, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato è il gestore dell’infrastruttura, mentre PagoPA è il fornitore tecnologico della soluzione pubblica.

La diffusione della funzionalità offre una prima misura della familiarità dei cittadini con i documenti sullo smartphone. I 21,8 milioni di documenti memorizzati comprendono 11 milioni di patenti, 10,6 milioni di tessere sanitarie e circa 200mila carte della disabilità. Il totale è più che raddoppiato rispetto ai 10,6 milioni di un anno prima.

L’ampliamento delle credenziali dovrà rendere il portafoglio utilizzabile in altre occasioni. Fra i documenti previsti figurano tessera elettorale, certificati di laurea e di diploma, per i quali prosegue il lavoro tecnologico e normativo.

“Il processo di convergenza della soluzione italiana verso l’EUDI Wallet e l’avvio del Sistema IT-Wallet poggiano su una base solida, ma il percorso di completamento è ancora in corso” – afferma Luca Gastaldi, Direttore dell’Osservatorio Digital Identity & Wallet – Restano da affrontare importanti tasselli normativi e tecnici”.

Spid e carta elettronica, cambiano gli equilibri

Mentre si prepara il nuovo sistema, l’accesso ai servizi continua a poggiare su Spid e Carta d’identità elettronica. A settembre 2026 le identità Spid rilasciate erano 43,4 milioni, delle quali 32 milioni attive. Nei primi nove mesi dell’anno gli accessi si sono attestati a 873,6 milioni, in calo del 10% rispetto allo stesso periodo del 2025.

L’Osservatorio indica fra le possibili spiegazioni della flessione il cambiamento dell’offerta: da gennaio alcuni gestori hanno introdotto un canone a carico dell’utente, che potrebbe aver frenato l’utilizzo. Spid conserva comunque la maggiore intensità d’uso, con 27,7 accessi per utente negli ultimi dodici mesi.

Cresce invece la Carta d’identità elettronica: a settembre le carte valide erano 57,4 milioni, il 19% in più rispetto ai 48,4 milioni di dodici mesi prima. Aumenta anche l’impiego per l’autenticazione online attraverso CieID.

I dati del ministero dell’Interno, aggiornati al 30 settembre, indicano 14,7 milioni di utenti attivi e 265,8 milioni di accessi negli ultimi dodici mesi, con una frequenza media di 18,1 accessi per persona. La crescita avvicina i due sistemi sul piano dell’utilizzo, mentre procede la transizione verso il portafoglio europeo.

Sanità e viaggi guidano le aspettative

La diffusione del wallet dipenderà anche dalla corrispondenza fra i servizi disponibili e le abitudini dei cittadini. Il 60% degli italiani utilizza già un portafoglio delle Big Tech, dieci punti percentuali in più rispetto al 2025, soprattutto per carte di pagamento, carte d’imbarco e biglietti.

Fra chi possiede questi strumenti, due persone su tre vorrebbero aggiungere anche i documenti d’identità. Per questa funzione emerge però una preferenza precisa: il 54% degli utenti sceglierebbe un fornitore pubblico.

Quanto agli impieghi del portafoglio europeo, l’accesso ai servizi sanitari raccoglie il 34% delle preferenze, seguito dall’imbarco in aeroporto, al 30%, e dal check-in in hotel, al 23%. L’apertura di un conto corrente viene indicata dal 5%: una distanza che evidenzia il peso attribuito alle occasioni d’uso ricorrenti rispetto alle procedure occasionali di identificazione su cui si sono concentrate molte sperimentazioni aziendali.

“A fine 2026, il Sistema IT-Wallet è ai blocchi di partenza, ma rendere disponibile una soluzione non basta – conclude Valeria Portale, Direttrice dell’Osservatorio Digital Identity & Wallet. “Ora restano da comporre tasselli importanti, tra cui la certificazione secondo lo schema normativo, l’ampliamento delle credenziali e soprattutto lo sviluppo di casi d’uso capaci di trasformare l’infrastruttura in valore reale per gli utenti. Il 2027, infatti, sarà l’anno in cui nella maggior parte dei Paesi europei il wallet arriverà davvero nelle mani dei cittadini e capiremo se l’ecosistema di servizi sarà pronto a renderlo parte della quotidianità”.

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