INNOVAZIONE

Università, Carrozza: “Il futuro è in quelle digitali”

Il ministro dell’Istruzione a Bruxelles: “Varrà sempre meno la distinzione tra atenei tradizionali e digitali. I Governi Ue incentivino i servizi online e sviluppino la piattaforma digitale a banda larga, assicurando a tutti pari opportunità”

Pubblicato il 25 Nov 2013

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Le università “tradizionali” stanno sviluppando sempre di più servizi “online” dispensati via Internet, come quelli delle Open University anglosassoni o delle Università a distanza o telematiche italiane, tanto che “varrà sempre meno la distinzione” fra le due tipologie di studi superiori. E’ la previsione del ministro dell’Istruzione e Università, Maria Chiara Carrozza, oggi a Bruxelles, parlando a margine del Consiglio Educazione, Cultura e Giovani dell’Ue, sottolineando che “la scelta verso l’università digitale è inevitabile”.

Il Consiglio Ue ha discusso la questione partendo dalla considerazione che “la crescente globalizzazione e gli sviluppi tecnologici, come l’espansione delle risorse pedagogiche libere (strumenti per l’insegnamento, l’apprendimento e la ricerca di pubblico dominio che possono essere liberamente usati) e i “Moocs” (corsi online aperti a tutti) stanno cambiando radicalmente il paesaggio dell’istruzione superiore e intensificando la concorrenza mondiale fra le università per conquistare sempre più studenti mobili a livello internazionale e attrarre i migliori talenti”.

In altre parole, la digitalizzazione e le tecnologie a distanza dei Moocs (in cui l’Italia è stata pioniera con l’Università telematica UniNettuno) permettono alle università di uscire dalla dimensione e dai limiti territoriali e competere fra loro a livello globale sulla base dell’eccellenza dei contenuti offerti in diverse lingue e con programmi internazionalizzati (soprattutto per le materie tecnico-scientifiche).

Secondo Carrozza, in questo contesto “i governi devono incentivare i servizi online che democratizzano l’insegnamento e sviluppare la piattaforma digitale a banda larga”. Anche nelle scuole, ci dovrà essere più attenzione “alla formazione degli insegnanti, alla loro selezione e aggiornamento”, compreso il loro “adattamento al libro digitale”. I governi, inoltre, dovranno “garantire la qualità dell’insegnamento a distanza e assicurare pari opportunità per tutti”, evitando il rischio di allargare il “digital divide”, ovvero la distanza fra chi è a suoi agio con i nuovi strumenti della società dell’informazione e chi non ne fa ancora uso, magari per mancanza di mezzi.

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