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AI nelle Telco, il modello multivendor frena i benefici attesi



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Secondo un nuovo studio, l’adozione di soluzioni eterogenee e difficili da integrare gonfia i costi, riducendo il ritorno degli investimenti e rallentando il passaggio dei progetti AI dalla fase di test alla produzione. Si aggrava così la complessità operativa e si accentuano le tensioni interne tra funzioni tecniche e direzione IT. Il punto di Analysys Mason

Pubblicato il 18 feb 2026



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Telco AI: una promessa ancora incompiuta. Lo certifica l’ultimo report di Analysys Mason, che analizza la corsa degli operatori verso piattaforme autonome e processi automatizzati. Il quadro è chiaro: le telco stanno accelerando sugli investimenti per migliorare l’intero ciclo di vita del cliente, ma la maggior parte dei progetti non supera la fase di test. L’indagine, condotta su 100 operatori globali, mostra un settore determinato a sfruttare l’intelligenza artificiale per ridurre costi, aumentare la qualità del servizio e stimolare nuove entrate, ma ancora frenato da inefficienze strutturali.

Secondo il report, la causa principale del fallimento dei progetti risiede nelle scelte architetturali. Gli operatori privilegiano soluzioni multi‑vendor, convinti che flessibilità e controllo siano il modo migliore per affrontare una tecnologia in continua trasformazione. Tuttavia, proprio questa frammentazione aumenta i costi, complica l’integrazione e riduce drasticamente il ritorno degli investimenti, trasformando la Telco AI in un puzzle difficile da completare.

L’investimento in telco AI cresce, ma il valore stenta a emergere

Il documento evidenzia un’accelerazione evidente nelle strategie di automazione. Quasi tutti gli intervistati considerano l’AI un fattore essenziale per sopravvivere nei prossimi cinque anni. Le ambizioni sono alte: gli operatori si aspettano una forte riduzione dei costi grazie a una maggiore efficienza operativa e sperano in una crescita dei ricavi attraverso una migliore qualità dell’esperienza utente. Tuttavia, i risultati effettivi restano modesti.

Solo l’8% degli operatori dichiara che l’AI ha oggi un impatto molto elevato su costi ed efficienza. Il dato sale al 24% nelle previsioni per i prossimi due anni, ma la distanza tra ambizione e realtà è ampia. Ancora più significativo il fatto che soltanto il 6% degli operatori raggiunge un Roi superiore al 25%. Questo divario sottolinea l’incapacità del settore di portare le soluzioni telco AI dalla fase di prova a un deployment esteso e sostenibile.

Telco AI: dove si inceppa il meccanismo

La ricerca mette in luce ostacoli noti ma ancora sottovalutati. Il più rilevante è la mancanza di competenze interne: gli operatori faticano a reperire ingegneri capaci di trasformare una PoC in un sistema stabile. La qualità dei dati rappresenta un freno altrettanto determinante. Secondo il report, molti progetti si arenano proprio nella fase di preparazione dei dataset, con dati insufficienti o non strutturati per supportare algoritmi complessi.

Il terzo nodo è la difficoltà di integrazione con le infrastrutture esistenti. Gli operatori utilizzano tecnologie eterogenee, spesso stratificate nel tempo, che richiedono pipeline sofisticate per connettere modelli di AI ai sistemi legacy. Tutto questo genera un contesto tecnico pesante, che impedisce la scalabilità e aumenta i rischi nei passaggi produttivi.

Il risultato è un tasso di insuccesso altissimo: il 60% degli operatori porta in produzione solo il 20% delle PoC. Appena il 3% riesce a superare il 40%. Numeri che confermano quanto la complessità operativa sia ancora lontana dall’essere risolta.

Il nodo multi‑vendor: flessibilità o zavorra?

Il cuore del report riguarda però la discussione sul modello architetturale. Il settore mostra una netta preferenza per il paradigma multi‑vendor: il 57% dei dirigenti tecnici considera questo approccio il più adatto per garantire controllo e velocità di innovazione. Ma la stessa scelta si rivela il principale fattore che compromette il Roi.

Le integrazioni tra fornitori richiedono layer proprietari di interconnessione, con costi elevati per sviluppo, manutenzione e aggiornamento. Le incompatibilità di versione, la sovrapposizione di funzionalità e gli inevitabili rallentamenti nei processi di change management rendono il ciclo di vita dei progetti più lento e oneroso. Ben il 93% degli operatori riconosce che la complessità multi‑vendor aumenta significativamente il Tco.

A rendere il quadro ancora più intricato c’è la tensione interna tra funzioni aziendali. Mentre la leadership tecnica punta al multi‑vendor per non perdere autonomia, i Cio preferiscono modelli single‑vendor, attratti dalla promessa di maggiore stabilità, minori costi di integrazione e un controllo più semplice dell’infrastruttura. Il dato è netto: il 57% dei Cio vuole un’unica piattaforma. Una divergenza che rallenta le decisioni e rende più difficile definire strategie coerenti.

Verso una nuova strategia: ibrido, dati e piattaforme integrate

Nonostante i rischi, l’approccio ibrido emerge come il più adottato: il 73% degli operatori combina sviluppo interno e soluzioni commerciali. Questa scelta mira a conciliare controllo e rapidità, ma richiede una base tecnologica solida. Ed è qui che il report individua i veri fattori abilitanti.

Il primo è l’adozione di applicazioni core con capacità AI integrate. Gli operatori devono spostare il peso dell’integrazione sui vendor, utilizzando piattaforme con modelli già pronti per la produzione. Questo riduce il tempo necessario per passare dai test alla fase operativa.

Il secondo è la gestione dei dati. Gli intervistati indicano le soluzioni di full‑stack data management e governance come la priorità assoluta. Senza un layer dati coerente e affidabile, qualsiasi iniziativa AI è destinata a rallentare o fallire.

Il terzo è la disponibilità di un’infrastruttura cloud sicura e “telco‑grade”. Gli operatori vogliono una base affidabile su cui costruire processi autonomi, senza rischiare interruzioni o problemi di scalabilità.

Infine, entrano in gioco le competenze umane. Le aziende che riescono a trasformare le PoC in sistemi reali sono quelle che investono maggiormente in comunicazione interna, formazione e coinvolgimento degli utenti. L’AI diventa efficace solo quando i team operativi la comprendono e la adottano in modo naturale.

Il messaggio del report: l’AI non è più opzionale, ma serve una svolta

Il lavoro di Analysys Mason manda un segnale chiaro al mercato: la Telco AI non può più essere trattata come un insieme di progetti sperimentali. È un fattore strutturale, indispensabile per ridurre i costi e migliorare l’esperienza utente. Tuttavia, senza un ripensamento dell’architettura e del modello di integrazione, gli operatori continueranno a investire molto e ricavare poco.

La scelta di un ecosistema multi‑vendor, per quanto comprensibile, rischia di trasformarsi in una zavorra. Il settore deve trovare un equilibrio tra flessibilità e sostenibilità, puntando su piattaforme integrate, governance dei dati e un approccio organizzativo che faciliti il passaggio alla produzione.

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