L’Enablement effect descrive la capacità delle tecnologie digitali di abilitare la riduzione delle emissioni nei settori ad alta intensità energetica, grazie a strumenti che ottimizzano processi, riducono sprechi, elettrificano attività e rendono più efficienti le operazioni industriali. Si tratta di un meccanismo ormai ben noto nel dibattito Ict: pur consumando energia, le reti mobili, il cloud, il 5G, l’IoT e l’AI generano risparmi di CO₂ molto più ampi nei comparti che li utilizzano. È un effetto “moltiplicatore”, dove un input relativamente contenuto crea un beneficio ambientale su scala più vasta.
Nel nuovo report Enablement effect 2.0, Gsma Intelligence rivede in profondità questo concetto, adottando un approccio pienamente allineato alla raccomandazione Itu-T L.1480. La metodologia non misura più soltanto i vantaggi, ma integra anche l’impronta delle tecnologie e gli effetti di rimbalzo che possono attenuare i benefici. Il risultato è una valutazione più robusta, accurata e credibile dell’impatto delle soluzioni digitali sulla decarbonizzazione globale.
Secondo Gsma Intelligence, l’Ict contribuisce oggi al 23% delle riduzioni necessarie entro il 2030 nei cinque settori più energivori: un valore inferiore al precedente 47%, ma reso finalmente coerente con standard riconosciuti e metriche verificabili. È un ridimensionamento apparente che non depotenzia il digitale; al contrario, lo conferma come una leva strutturale per la transizione climatica.
Indice degli argomenti
Un modello più rigoroso per valutare l’impatto Ict
Il nuovo quadro metodologico supera la visione tradizionale centrata solo sui benefici dell’efficienza. L’Enablement effect viene ora calcolato considerando tre componenti, che insieme restituiscono una valutazione completa.
- Il primo livello riguarda i first-order effects, cioè le emissioni generate dalle tecnologie stesse: la produzione dell’hardware, l’energia necessaria per far funzionare reti e data center, lo sviluppo del software, la gestione del fine vita e la logistica della filiera. Sono elementi spesso trascurati nelle valutazioni più ottimistiche, ma indispensabili per un’analisi realistica.
- Il secondo livello comprende i second-order effects, le riduzioni abilitate dai casi d’uso. Rientrano qui l’ottimizzazione dei processi industriali, l’automazione dei sistemi produttivi, la gestione intelligente dei flussi energetici, la sostituzione di attività fisiche con soluzioni digitali e, più in generale, le efficienze che derivano dall’uso delle tecnologie connesse.
- Il terzo livello, decisivo per comprendere la dinamica reale, è quello degli higher-order effects, meglio noti come rebound. Qui intervengono i cambiamenti nei comportamenti e nei consumi dovuti all’efficienza: costi operativi ridotti possono stimolare l’aumento dell’attività, l’ottimizzazione dei processi può spingere la domanda di prodotti, l’automazione può generare nuovo traffico di rete e nuovi consumi energetici. Sono fenomeni complessi da valutare, ma cruciali per determinare il saldo netto dell’impatto ambientale.
Grazie a questo impianto, il modello Gsma fornisce una visione decision grade, capace di restituire l’effettivo contributo dell’Ict alla decarbonizzazione, senza sopravvalutazioni né semplificazioni.
Il contesto globale: decarbonizzazione in ritardo e necessità di accelerazione
L’adozione del nuovo metodo avviene in una fase critica. Per restare nella traiettoria compatibile con il limite di 1,5°C, le emissioni globali dovrebbero diminuire del 50% entro il 2030, ma la velocità di riduzione nelle principali economie è ben lontana dagli obiettivi. Anche l’Europa, pur leader nel deployment di energie rinnovabili, resta indietro di circa un quarto rispetto alla riduzione annuale necessaria.
In questo scenario, l’Ict rappresenta una risorsa strategica. Pur pesando per circa il 3,5–4% del consumo elettrico globale considerando l’intera filiera, il digitale può creare efficienze enormi in comparti molto più emissivi, come l’energia (32%), i trasporti (15%) e il manufacturing (13%). È qui che il nuovo Enablement effect assume un significato decisivo: identificare il potenziale reale, non teorico, delle tecnologie nel colmare il divario verso il 2030.
L’impatto dell’Enablement effect nei settori chiave
Trasporti: il contributo più consistentre
Il settore dei trasporti è quello in cui il digitale mostra l’effetto più forte: l’Ict abilita il 41% delle riduzioni necessarie entro il 2030. Fleet management connesso, logistica intelligente, navigazione avanzata e supporto ai veicoli elettrici riducono sprechi, ottimizzano percorrenze e abbassano consumi. Il lavoro da remoto contribuisce a ridurre ulteriormente le emissioni legate agli spostamenti quotidiani.
Tuttavia, i rebound sono particolarmente significativi. Migliore efficienza può generare nuova domanda di mobilità, mentre i costi operativi più bassi possono incentivare un uso maggiore dei veicoli. È qui che la metodologia aggiornata permette di quantificare realisticamente l’impatto netto.
Edifici: un patrimonio energetico da ottimizzare
Nel settore degli edifici, il contributo netto del digitale arriva al 28%. Smart metering, gestione intelligente di Hvac, illuminazione avanzata e sensori ambientali rendono possibile un controllo preciso dei consumi. La digitalizzazione degli edifici, sia residenziali sia commerciali, permette di individuare inefficienze e ottimizzare gli impianti.
Anche in questo caso i rebound incidono in modo non trascurabile: un edificio più efficiente può ridurre i costi di gestione e, di conseguenza, stimolare un uso più intensivo degli impianti.
Energia e power: flessibilità delle reti e rinnovabili
Nel comparto energia e power, l’Ict abilita il 24% delle riduzioni, soprattutto grazie alle smart grid, ai digital twin per gli impianti di generazione e ai sistemi di previsione per le rinnovabili. La digitalizzazione migliora la flessibilità dei sistemi elettrici, favorendo l’integrazione di fotovoltaico ed eolico.
I rebound sono però più complessi da stimare e potenzialmente elevati: una rete più efficiente può rendere l’energia più accessibile e conveniente, stimolando consumi aggiuntivi.
Manufacturing: digitalizzazione avanzata ma impatto parziale
Nel manufacturing il contributo si attesta al 9%. L’Ict abilita processi di monitoraggio avanzato, automazione, digital twin e gestione integrata della supply chain. Queste soluzioni generano efficienze importanti, ma non risolvono il nodo strutturale del settore: le alte temperature necessarie in molti processi produttivi, difficili da decarbonizzare con il solo digitale.
Il settore mostra rebound significativi: processi più efficienti possono aumentare la produzione, riducendo il beneficio netto.
Agricoltura: uno spazio di crescita
In agricoltura il digitale incide per appena l’1% delle riduzioni richieste al 2030. Precision farming, irrigazione intelligente e sensoristica permettono già oggi di ridurre consumi e sprechi, ma l’adozione resta limitata. I rebound sono rilevanti: una gestione più efficiente delle risorse può stimolare l’espansione delle superfici coltivate.
È un settore con grande potenziale, ma che necessita di una diffusione tecnologica molto più ampia.
Perché la nuova metrica rafforza la posizione delle telco
Il valore del digitale nella transizione energetica non si misura più solo nella capacità di ridurre le proprie emissioni interne. Come osserva Gsma Intelligence, “il principale impatto climatico delle telco non risiede solo nella decarbonizzazione delle reti, ma nella capacità di permettere ai clienti di decarbonizzare”.
Adottare la metodologia Itu-T L.1480 significa poter presentare valutazioni robuste, trasparenti e verificabili. Per gli operatori diventa un vantaggio competitivo nella definizione delle offerte enterprise, nel supporto allo Scope 3 e nel dialogo con il legislatore sul ruolo delle infrastrutture digitali nella transizione ecologica.
Un ecosistema Ict più misurabile, trasparente e orientato ai risultati
Il nuovo Enablement effect non ridimensiona il digitale, ma ne chiarisce la reale portata. Le tecnologie connesse restano una leva fondamentale per accelerare la decarbonizzazione, ma la loro efficacia dipende dalla capacità di controllare i rimbalzi, adottare energie rinnovabili e migliorare la circolarità delle filiere.
Il settore Ict si trova ora nella condizione di dimostrare con precisione il proprio contributo ambientale. È un passaggio decisivo per rafforzare il ruolo del digitale nei piani climatici dei governi e delle imprese. Con un approccio più rigoroso e trasparente, l’Ict può contribuire in modo determinante a colmare il divario verso gli obiettivi del 2030.












