SPACE ECONOMY

Marte, Blue Origin costruirà per la Nasa una rete Tlc da 700 milioni di dollari


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Il nuovo orbiter dovrà essere consegnato entro la fine del 2028 e diventare operativo sul Pianeta Rosso nel 2030, offrendo capacità ad alte prestazioni per dati scientifici, immagini, navigazione e comunicazioni critiche

Pubblicato il 4 set 2026



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rete Tlc su Marte


Punti chiave

  • Contratto della Nasa a Blue Origin per la Mars Telecommunications Network: orbiter da consegnare entro 31/12/2028, operativo su Marte nel 2030, valore fino a 700 milioni di dollari.
  • Orbiter agirà da nodo per sonde, rover e lander, garantendo comunicazioni, maggior larghezza di banda e servizi di navigazione per l’esplorazione umana.
  • Coordinamento a cura di SCaN: integrazione con Deep Space Network e Near Space Network, ruolo dell’industria privata e sviluppo di comunicazioni ottiche e Delay/Disruption Tolerant Networking.
Riassunto generato con AI


Una nuova infrastruttura di telecomunicazioni in orbita attorno a Marte, progettata per sostenere l’aumento delle missioni robotiche e preparare il terreno all’esplorazione umana. La Nasa ha assegnato a Blue Origin il contratto per sviluppare la Mars Telecommunications Network, un sistema di nuova generazione che dovrà garantire collegamenti affidabili, maggiore larghezza di banda e servizi di navigazione ai veicoli attivi sulla superficie e nello spazio circostante.

Il contratto a prezzo fisso ha un valore potenziale massimo di circa 700 milioni di dollari. Blue Origin dovrà consegnare all’agenzia statunitense un orbiter per telecomunicazioni ad alte prestazioni entro il 31 dicembre 2028. L’entrata in servizio presso Marte è prevista nel 2030.

Un’infrastruttura dedicata alle missioni marziane

Blue Origin sarà responsabile della progettazione, dello sviluppo, dell’integrazione, del lancio e della gestione operativa del sistema. L’architettura ruoterà attorno a un veicolo spaziale collocato in orbita marziana, incaricato di trasmettere dati scientifici, immagini, informazioni di navigazione e comunicazioni essenziali per lo svolgimento delle missioni.

L’orbiter agirà quindi da nodo di collegamento per le sonde e i mezzi impegnati sul pianeta o nelle sue vicinanze. Una funzione destinata a diventare sempre più importante con la crescita del numero di missioni e del volume di informazioni prodotto dagli strumenti scientifici.

La disponibilità di una piattaforma concepita specificamente per questo scenario permetterà di aumentare capacità e affidabilità dei collegamenti, offrendo allo stesso tempo una maggiore flessibilità operativa. Le comunicazioni diventano così una componente strutturale dell’ecosistema marziano, al pari dei sistemi di trasporto, alimentazione e navigazione.

Dalla consegna nel 2028 all’avvio dei servizi nel 2030

Il calendario stabilito dalla Nasa prevede due passaggi principali. Blue Origin dovrà consegnare l’orbiter entro la fine del 2028, mentre la rete dovrebbe essere operativa su Marte due anni più tardi. Il contratto comprende l’intero ciclo industriale e operativo, dal disegno del veicolo alla sua gestione dopo l’arrivo a destinazione.

L’assegnazione segue la richiesta di proposte pubblicata dall’agenzia nel maggio 2026. La scelta rappresenta un nuovo tassello della strategia con cui la Nasa punta ad ampliare i servizi di comunicazione e navigazione oltre l’orbita terrestre e la Luna, creando le condizioni tecnologiche necessarie per una presenza più continuativa sul Pianeta Rosso.

La Mars Telecommunications Network dovrà supportare sia le missioni già attive sia quelle future. La sua impostazione guarda quindi oltre le esigenze di un singolo programma: l’obiettivo è realizzare una capacità condivisa, utilizzabile da più veicoli e adattabile all’evoluzione dell’esplorazione marziana.

Comunicazioni spaziali, la regia passa attraverso SCaN

La gestione del progetto farà capo allo Space Communications and Navigation program, conosciuto con l’acronimo SCaN. Il programma coordina i sistemi di comunicazione e navigazione indispensabili alle missioni della Nasa, assicurando lo scambio di comandi, immagini e informazioni scientifiche tra i veicoli spaziali e i centri di controllo terrestri.

Come spiega la Nasa nella panoramica dedicata alle comunicazioni con le missioni, questa infrastruttura si articola oggi attorno a due grandi reti globali. La Near Space Network assicura i servizi entro circa un milione di miglia dalla Terra e supporta, attraverso una combinazione di asset pubblici e commerciali, la Stazione spaziale internazionale, le attività di osservazione terrestre e le missioni dirette verso la Luna.

Per le distanze maggiori entra in gioco la Deep Space Network, l’insieme internazionale di grandi antenne radio installate a Goldstone, in California, nei pressi di Madrid e a Canberra. Le parabole, con diametri di 34 e 70 metri, consentono di comunicare e navigare verso la Luna, Marte e le regioni più lontane del Sistema solare.

La futura piattaforma affidata a Blue Origin si inserirà in questa infrastruttura estesa, aggiungendo un nodo dedicato attorno a Marte e rafforzando il collegamento tra i mezzi impegnati localmente e i sistemi terrestri.

Più dati per preparare l’esplorazione umana

La domanda di capacità trasmissiva è destinata ad aumentare con la complessità delle missioni. Sensori più evoluti e strumenti ad alta risoluzione producono quantità crescenti di dati, mentre la presenza contemporanea di orbiter, lander e rover richiede una gestione coordinata dei collegamenti e delle informazioni di navigazione.

Il programma Artemis collega questa evoluzione alle prospettive di esplorazione umana. Le attività sulla Luna servono anche a sviluppare e verificare tecnologie, procedure e capacità operative che potranno essere impiegate nelle future missioni verso Marte. Nel frattempo, le missioni robotiche continueranno a raccogliere informazioni sul pianeta e a preparare le successive fasi del percorso.

La rete marziana risponde quindi a una necessità concreta: garantire una capacità di comunicazione adeguata a un ambiente nel quale dovranno operare più missioni, con esigenze diverse e volumi di traffico superiori a quelli attuali. Affidabilità e continuità dei collegamenti saranno decisive anche per trasmettere comandi e dati critici durante le attività più delicate.

Il ruolo crescente dell’industria privata

L’accordo con Blue Origin conferma l’estensione del modello commerciale adottato dalla Nasa. L’agenzia ricorre già a operatori privati per i trasporti e i servizi di comunicazione in orbita terrestre e sta applicando un’impostazione analoga allo sviluppo delle infrastrutture lunari.

SCaN sta coinvolgendo le imprese sia nei collegamenti diretti verso la Terra sia nei servizi di ritrasmissione attraverso satelliti. L’obiettivo è costruire un ecosistema sicuro e interoperabile, capace di integrare risorse governative e commerciali, ampliare la capacità disponibile e contenere i costi.

L’incarico assegnato a Blue Origin trasferisce questo modello su scala interplanetaria. L’azienda fornirà una piattaforma completa, mentre la Nasa potrà concentrare maggiori risorse sulle attività di esplorazione e ricerca scientifica.

Dalla banda larga alle tecnologie per le comunicazioni profonde

La strategia della Nasa comprende anche lo sviluppo di tecnologie wideband, pensate per accrescere il volume di informazioni che le missioni possono inviare e ricevere attraverso reti e frequenze differenti. L’agenzia sta inoltre lavorando sulle comunicazioni ottiche, che impiegano luce infrarossa e possono trasferire da dieci a cento volte più dati rispetto agli attuali sistemi a radiofrequenza.

Un’altra area di ricerca riguarda il Delay/Disruption Tolerant Networking, l’insieme di protocolli progettato per mantenere affidabile il trasferimento dei dati in presenza di ritardi, interruzioni e instabilità del segnale. Sono condizioni tipiche delle comunicazioni nello spazio profondo, dove le distanze rendono impossibile replicare il funzionamento delle reti terrestri.

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