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Space sustainability, l’allarme Itu: “Orbite satellitari a rischio congestione”



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Il nuovo confronto internazionale promosso dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni mette in luce le priorità per garantire un ecosistema orbitale stabile, tra cooperazione multilivello, gestione dei detriti e coordinamento tecnico sempre più complesso

Pubblicato il 19 feb 2026



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La space sustainability emerge come la condizione imprescindibile per il futuro dell’economia spaziale. La proliferazione di satelliti in orbita, accelerata dall’ingresso massiccio di operatori commerciali, impone nuove forme di cooperazione globale. Il recente webinar della serie Space Connect, promosso dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni (Itu), l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ha mostrato con chiarezza che ciò che accade oltre l’atmosfera influenza ormai direttamente la vita quotidiana sul pianeta. Il confronto ha raccolto le principali evidenze dei tavoli internazionali dedicati alla sostenibilità delle attività in orbita, delineando priorità e rischi di un ecosistema che cresce più velocemente della sua capacità di autoregolarsi.

Il settore vive una fase delicata. Gli oggetti in orbita bassa aumentano in modo continuo, mentre la gestione del traffico, delle frequenze e dei detriti rimane un puzzle incompleto. Le opinioni degli esperti riuniti dall’Itu convergono sulla necessità di norme più solide, processi più trasparenti e un coinvolgimento molto più ampio di Paesi e aziende. Il risultato è un quadro che richiede coordinamento multilivello e scelte strategiche rapide per evitare che la saturazione dei corridoi orbitali comprometta servizi essenziali come navigazione, meteo e comunicazioni.

Un ambiente sempre più affollato

L’interesse crescente verso lo spazio non riguarda più solo le potenze storiche. Oggi quasi due terzi dei Paesi operano almeno un satellite e molti altri si preparano a farlo. Questa espansione moltiplica i benefici ma introduce fragilità operative. Secondo Alexandre Vallet, responsabile dei servizi spaziali dell’Itu, “non è un tema solo per le nazioni ricche con capacità spaziali, è davvero una questione che coinvolge tutte le nazioni e tutti gli attori”. La frase, riportata durante il webinar, sintetizza il passaggio strategico che la comunità internazionale si trova ad affrontare.

Le tecnologie orbitali influenzano sempre più attività economiche, sicurezza nazionale e sistemi critici per le popolazioni. La sostenibilità, in questo contesto, si trasforma in un elemento costitutivo delle politiche industriali e digitali. Non stupisce quindi che il secondo Space Sustainability Forum, organizzato a Ginevra nel 2025, abbia attratto oltre seimila partecipanti. Il dibattito evidenzia come strumenti di data sharing più robusti possano favorire collaborazione e prevenzione dei rischi, ma solo a condizione che la fiducia reciproca aumenti.

Coordinamento nazionale e internazionale

I governi affrontano un compito tutt’altro che semplice. All’interno di ogni Paese convivono uffici che guardano allo spazio con logiche diverse: telecomunicazioni, difesa, innovazione, ambiente. Questa frammentazione ostacola la definizione di piani coerenti. Vallet ha ricordato che “garantire un buon coordinamento nazionale tra le varie parti del governo che si occupano di spazio sta diventando più impegnativo”. Le frequenze, ambito su cui Itu esercita da sempre la propria autorità, sono un terreno esemplare. L’armonizzazione dello spettro richiede visione tecnica e diplomatica, e ogni ritardo riflette sul funzionamento dei sistemi satellitari.

Il quadro si complica ulteriormente perché le innovazioni a scopo militare avanzano più velocemente della regolazione. I sistemi dual-use, spinta significativa dell’economia spaziale, creano nuove opportunità ma introducono anche rischi operativi che toccano tutti gli utenti dell’orbita. Come ha sottolineato Krystal Azelton, senior director della Secure World Foundation, “la maggior parte dei finanziamenti arriva dalla difesa, ma queste esigenze non sono molto ben coordinate con la comunità civile e commerciale”. Una dinamica che può generare tensioni in un ambiente in cui collisioni o interferenze hanno conseguenze immediate.

Regole snelle per un settore in rapida evoluzione

L’elaborazione normativa deve tenere conto della velocità con cui nascono nuovi modelli di business. Gli operatori costruiscono e lanciano sistemi in costellazione a ritmi mai sperimentati in passato, anticipando spesso la definizione di standard tecnici e responsabilità operative. Azelton lo esprime con chiarezza: “Non possiamo regolamentare ciò che non esiste, ma non possiamo nemmeno aspettare che si manifesti un problema”. La sfida consiste quindi nell’elaborare meccanismi di vigilanza proporzionati, capaci di evitare blocchi burocratici ma sufficientemente solidi da garantire sicurezza.

Il tema dei detriti spaziali è emblematico. La gestione dei satelliti a fine vita richiede piani di rientro, capacità di manutenzione in orbita e tecniche di active debris removal. Tuttavia il settore resta diviso tra operatori favorevoli a un quadro vincolante e attori che temono un impatto sui costi. Azelton propone una visione diversa, sostenendo che “la space sustainability è l’elemento fondamentale che unisce crescita ed equilibrio ambientale”. Un approccio che mira a superare l’idea di un obbligo regolatorio per abbracciare la logica del valore economico generato da un ambiente orbitali stabile.

Fiducia e trasparenza come fattori abilitanti

La cooperazione pratica dipende da relazioni solide e da un flusso costante di informazioni affidabili. Qui nascono le iniziative internazionali come il Summit for Space Sustainability e il forum Itu dedicato alla sostenibilità spaziale. La condivisione di dati, in particolare quelli relativi alla posizione dei satelliti e ai rischi di collisione, rappresenta l’unico strumento per mitigare incidenti. Il ruolo dell’Itu, tradizionalmente legato alla gestione delle frequenze, si amplia così verso una funzione di facilitazione diplomatica.

Gli appuntamenti periodici della serie Space Connect contribuiscono a rinsaldare la comunità globale degli operatori. Durante il 2025 le discussioni hanno spaziato dalle autorizzazioni per la banda Leo alle infrastrutture di terra, dalle applicazioni per le emergenze ai modelli di comunicazione diretta ai dispositivi mobili. Nel 2026 l’attenzione si concentrerà su tecnologie emergenti come le comunicazioni cislunari, il monitoraggio climatico avanzato e la resilienza delle infrastrutture digitali. Temi che mostrano come la sostenibilità non sia solo una questione ambientale, ma un pilastro dell’evoluzione industriale e della strategia digitale globale.

Verso una governance condivisa dello spazio

La capacità di garantire corridoi orbitali sicuri rappresenta una condizione necessaria per la competitività del settore spaziale. Le grandi costellazioni, i servizi direct-to-device e le reti di osservazione terrestre richiedono un ambiente stabile e coordinato. Senza regole chiare e investimenti trasversali, la congestione rischia di diventare un freno strutturale allo sviluppo. Il compito della space sustainability è proprio questo: creare un ecosistema in cui innovazione, sicurezza e crescita possano coesistere.

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