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5G non-terrestre e direct-to-device, l’Europa mette sul piatto 25 milioni



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Con il supporto di InvestEU, la Bei finanzia OQ Technology per accelerare l’R&S e il dispiegamento di una costellazione LEO software-defined. Si punta ad abilitare connettività standard 3GPP per IoT e smartphone non modificati, estendere la copertura nelle aree non servite e aggiungere un livello europeo di resilienza alle reti mobili

Pubblicato il 25 feb 2026



Aerospazio, pianeti, orbita, terra

La connettività satellitare in orbita bassa sta diventando un tema sempre più operativo per il mondo tlc perché punta a estendere la copertura mobile dove la rete terrestre non arriva e a fornire un canale alternativo quando eventi estremi o incidenti mettono sotto stress le infrastrutture. In questo contesto si colloca l’intervento della Banca europea per gli investimenti (Bei): 25 milioni di euro di venture debt a favore di OQ Technology, operatore satellitare con sede in Lussemburgo. Il finanziamento, sostenuto dal programma InvestEU della Commissione europea, accompagnerà la ricerca e sviluppo della tecnologia di telecomunicazioni LEO (Low Earth Orbit ) dell’azienda, mantenendo l’allineamento con gli standard internazionali della comunicazione mobile.

Il perimetro non riguarda soltanto la crescita di una singola realtà industriale: il punto è rafforzare in Europa una filiera capace di costruire e gestire servizi di connettività non-terrestre con criteri di sicurezza, standardizzazione e controllo infrastrutturale. In altre parole, il “satellite” smette di essere un mondo parallelo e diventa un’estensione della rete mobile, con ricadute dirette su copertura, resilienza e servizi di emergenza.


Competitività e autonomia passano dalla finanza di rischio

Nelle dichiarazioni ufficiali, la componente politica e quella industriale si intrecciano senza ambiguità. Il Commissario europeo per Difesa e Spazio Andrius Kubilius colloca l’operazione dentro la corsa globale della space economy: “Lo spazio è un settore in rapida crescita a livello mondiale e OQ Technology è entrata nella competizione. L’Europa deve intercettare questa crescita per competitività, resilienza e autonomia”. La frase che segue chiarisce dove l’Unione intende agire con maggiore forza: “L’Ue è impegnata per un’industria spaziale dinamica e l’accesso alla finanza di rischio è al centro degli sforzi guidati dal Gruppo Bei”.

Kubilius richiama inoltre gli strumenti messi in campo negli ultimi anni, sottolineando l’effetto leva dei programmi comunitari: “Le offerte InvestEU e Cassini, con servizi dedicati al mercato spaziale, si sono dimostrate acceleratori molto efficaci della commercializzazione dello spazio”. È un passaggio che fotografa bene il cambio di passo: non solo policy e regolazione, ma anche capitali pensati per portare sul mercato tecnologie complesse e ad alto fabbisogno finanziario.


Il ruolo dell’Eib: venture debt per aziende innovative

Il venture debt è uno strumento che, per sua natura, si adatta alle imprese che hanno già superato la fase embrionale e devono finanziare crescita e industrializzazione senza aprire round equity continui. Per progetti LEO, dove la curva dei costi è ripida e la velocità di esecuzione conta, l’accesso a questa forma di debito può fare la differenza tra una roadmap che si dilata e una che arriva più rapidamente a servizio.

Robert de Groot, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti, collega l’operazione a due temi: l’ecosistema lussemburghese e la necessità di mantenere in Europa tecnologie considerate critiche. “L’ascesa di OQ Technology è un segnale eloquente del clima per start-up e scale-up creato in Lussemburgo, tra i più innovativi d’Europa”, afferma. Poi entra nel punto strategico: “Sviluppare una tecnologia spaziale europea autonoma richiede che aziende come queste ottengano i finanziamenti necessari per scalare, così che una tecnologia critica possa restare e crescere nell’Ue”. Da qui il riferimento ai programmi comunitari e alla cassetta degli attrezzi di Bei: “Iniziative come InvestEU e il programma TechEU della Bei, mettendo a disposizione venture debt per imprese innovative in crescita, sono elementi chiave per la leadership tecnologica europea e l’autonomia strategica”.


Lussemburgo e New Space: continuità di una strategia industriale

Il finanziamento porta con sé anche un messaggio sul posizionamento del Lussemburgo nell’economia spaziale europea. Lex Delles, ministro dell’Economia del Lussemburgo, richiama un percorso di lungo periodo: “Da oltre quarant’anni il settore spaziale è parte integrante dello sviluppo economico del Lussemburgo”. Secondo il ministro, il Paese ha consolidato un ruolo riconosciuto nell’ecosistema europeo grazie a “tecnologie altamente innovative, una solida base di ricerca e una visione globale”.

Delles interpreta l’intervento Eib come conferma della vivacità delle aziende basate nel Granducato: “L’investimento della Bei in OQ Technology dimostra in modo chiaro la forza innovativa e il dinamismo delle imprese spaziali lussemburghesi”. E anticipa continuità nell’azione pubblica: “Il governo continuerà a sostenere attivamente questo slancio”. Per un settore dove la competizione è globale e il capitale tende a concentrarsi rapidamente, la stabilità dell’ecosistema conta quanto la qualità della tecnologia.


OQ Technology: dalla prova del “cellular IoT dallo spazio” al direct-to-device su smartphone

OQ Technology rivendica un percorso scandito da dimostrazioni che parlano direttamente al mondo mobile. Nel 2019, l’azienda è stata la prima a mostrare una connessione cellular IoT dallo spazio. Più di recente, nel 2025, ha dichiarato un’altra milestone: la dimostrazione di un messaggio di emergenza broadcast direct-to-device verso smartphone non modificati.

Questi passaggi aiutano a capire la direzione: spostare il satellite dal recinto dei terminali dedicati a un terreno dove il telefono e i dispositivi IoT possono comunicare con la rete non-terrestre senza interventi hardware. È un obiettivo che, se perseguito con standard 3GPP, può ridurre la distanza tra reti a terra e rete dallo spazio e aprire scenari di integrazione più semplici per operatori e industria.


La componente tecnica

Sul piano architetturale, la costellazione di OQ Technology mira a fornire copertura 5G per dispositivi cellular IoT e smartphone non modificati (l’azienda cita esplicitamente i principali ecosistemi consumer come iPhone, Samsung e Google Pixel), usando tecnologie standardizzate: 3GPP NB-IoT e 5G New Radio (NR) NTN attraverso una costellazione LEO di piccoli satelliti.

Il target primario resta quello delle zone rurali e remote non servite dalle reti terrestri, con applicazioni tipicamente low-power e low-data, dove la connettività è essenziale ma il traffico non è elevato. Accanto a questo, emerge la dimensione “difensiva” della connettività non-terrestre: un canale in più, progettato per offrire resilienza e ridondanza quando le infrastrutture terrestri vengono interrotte da eventi naturali o da attacchi. In questo impianto, l’azienda sottolinea che la protezione passa anche dal controllo dell’infrastruttura, perché la rete sarebbe basata su asset spaziali e di terra sovrani europei.


Oltre 20 satelliti software-defined e multi-banda

Il finanziamento Eib sostiene lo sviluppo e il lancio di oltre 20 satelliti software-defined e multi-banda, con capacità in S-band e C-band, pensati per servizi direct-to-device sia per l’Internet of Things sia per lo smartphone. La scelta “software-defined” è coerente con la traiettoria delle reti moderne: aggiornabilità, flessibilità e possibilità di far evolvere funzionalità e profili di servizio senza dipendere unicamente dal ciclo hardware.

OQ Technology presenta la propria costellazione come “sovrana” e orientata a fornire connettività affidabile e accessibile sia in Europa sia nelle aree sottoservite a livello globale. La disponibilità del capitale serve, soprattutto, a far avanzare in parallelo R&S, completamento della costellazione iniziale e avvio dei servizi.


La voce dell’azienda: accelerare il dispiegamento

Omar Qaise, CEO e fondatore dell’azienda, descrive il finanziamento come un riconoscimento della direzione intrapresa: “Questo finanziamento della Banca europea per gli investimenti è un forte voto di fiducia nella nostra visione e nella nostra tecnologia”. L’appoggio di InvestEU viene presentato come una leva per ridurre i tempi: “Con il supporto di InvestEU possiamo accelerare il dispiegamento della nostra costellazione LEO e far avanzare i primi servizi commerciali europei 5G direct-to-device per IoT e connettività per smartphone (messaggi, chiamate voce) dallo spazio”.

La parte più rilevante, per il mercato tlc, è la promessa di standard e accessibilità: “Questi fondi ci permettono di scalare la nostra R&S, completare la costellazione iniziale e offrire connettività accessibile, sicura e basata su standard” verso governi, industrie e comunità in aree remote e sottoservite, “rafforzando la leadership europea nelle reti non-terrestri e nel settore New Space”. Il lessico è coerente con i dossier europei su autonomia industriale: standard come prerequisito per l’interoperabilità, sicurezza come requisito di sistema, scala come condizione per competere.


InvestEU e l’effetto leva: perché conta nel mercato delle costellazioni

InvestEU nasce per rendere più semplice e coerente l’accesso agli strumenti finanziari dell’Unione, usando la garanzia del bilancio Ue per aumentare la capacità di assumere rischio dei partner finanziari e mobilitare investimenti aggiuntivi. Per iniziative ad alta intensità di capitale, come la costruzione e l’operatività di una costellazione LEO, l’effetto leva è cruciale: riduce la soglia di rischio percepita, facilita l’ingresso di capitali e sostiene la transizione dalla fase dimostrativa a quella commerciale.

Per la Bei, inoltre, il venture debt si inserisce in un portafoglio più ampio che va oltre il finanziamento di infrastrutture tradizionali e punta a “tirare dentro” investimenti privati su progetti innovativi ad alto rischio. È anche così che l’Unione prova a non lasciare altrove le filiere emergenti delle telecomunicazioni spaziali.


Impatto per le tlc: copertura, continuità operativa, servizi di emergenza

Per gli operatori e per l’ecosistema telco, la promessa del direct-to-device basato su standard 3GPP ha una conseguenza immediata: la connettività da satellite può essere progettata come estensione della rete mobile, non come servizio separato. Questo può contare soprattutto in tre direzioni. La prima è la copertura nelle aree dove non c’è convenienza economica a portare infrastrutture terrestri. La seconda è l’IoT “essenziale”, che richiede pochi dati ma alta affidabilità. La terza è la resilienza: un canale aggiuntivo per garantire continuità operativa in situazioni di emergenza e per supportare comunicazioni critiche quando le reti a terra sono danneggiate o congestionate.

Il finanziamento da 25 milioni, visto in questa prospettiva, lavora su un nodo preciso: accorciare la distanza tra sperimentazione e disponibilità commerciale, spingendo l’azienda a completare più rapidamente costellazione e piattaforma. È qui che si misurerà il valore industriale dell’operazione: nella capacità di trasformare dimostrazioni tecniche in servizi sostenibili, interoperabili e integrabili in un mercato tlc che, per sua natura, vive di scala e standard.

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