l’operazione

Eutelsat, il governo francese blocca la cessione degli asset di terra



Indirizzo copiato

La rinuncia all’operazione con il fondo Eqt riapre il dibattito sul ruolo strategico delle infrastrutture satellitari e sul punto di equilibrio tra esigenze finanziarie e sicurezza nazionale. Sullo sfondo la sovranità tecnologica anche nel campo delle comunicazioni via satellite.

Pubblicato il 2 feb 2026



Eutelsat cessione asset di terra

Eutelsat ha ufficialmente rinunciato alla cessione di una parte dei suoi asset di terra, ponendo fine all’operazione annunciata alla fine del 2024 con il fondo di private equity Eqt Infrastructure. La decisione non è maturata per ragioni industriali o finanziarie, ma per l’intervento diretto del governo francese, che ha esercitato il proprio potere di veto qualificando le infrastrutture come asset strategici di interesse nazionale .

Il gruppo satellitare ha comunicato che l’accordo non potrà essere finalizzato poiché “non sono state soddisfatte tutte le condizioni sospensive”, mentre il ministro francese dell’Economia, Roland Lescure, ha spiegato di aver bloccato personalmente la vendita delle antenne di terra, utilizzate sia per comunicazioni civili sia militari.

Le ragioni del no: sicurezza e competizione globale

Alla base del veto c’è una valutazione geopolitica. Eutelsat è considerato l’unico vero competitor europeo di Starlink, il sistema satellitare di SpaceX, e per questo motivo le sue infrastrutture di terra sono ritenute essenziali per preservare l’autonomia strategica del continente.

Il governo francese, che detiene il 29,6% del capitale del gruppo ed è quindi il primo azionista, ha ritenuto incompatibile con questo obiettivo il trasferimento del controllo di tali asset a un fondo estero. Una posizione che si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione alla sovranità tecnologica e alla protezione delle infrastrutture critiche.

Il contesto: un’operazione pensata per rafforzare i conti

Quando l’operazione era stata annunciata, il quadro appariva molto diverso. L’accordo con Eqt prevedeva il carve-out delle infrastrutture passive di terra – terreni, edifici, antenne e circuiti di connettività – e il loro conferimento in una nuova società controllata all’80% dal fondo e per il 20% da Eutelsat .

La newco sarebbe diventata la più grande realtà pure-play mondiale nelle stazioni di terra satellitari as-a-service, con un modello neutrale rispetto agli operatori e una valutazione complessiva di circa 790 milioni di euro. Per Eutelsat l’operazione avrebbe significato incassare risorse per ridurre il debito e finanziare la nuova flotta multi-orbita, mantenendo al contempo un ruolo di anchor tenant e partner industriale.

Tra strategia industriale e controllo pubblico

Il blocco della cessione mette ora Eutelsat di fronte a un equilibrio complesso. Da un lato, resta la necessità di rafforzare la struttura finanziaria in un mercato sempre più competitivo e capital intensive. Dall’altro, emerge con forza il ruolo dello Stato come azionista e regolatore, pronto a intervenire quando sono in gioco interessi considerati vitali.

La rinuncia all’operazione con Eqt, che avrebbe garantito proventi netti stimati intorno ai 550 milioni di euro, non chiude il tema della valorizzazione degli asset di terra, ma lo riporta entro confini più strettamente politici e strategici . Un segnale chiaro di come, nel settore delle telecomunicazioni satellitari, le logiche di mercato siano sempre più intrecciate con quelle della sicurezza e della competizione globale.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x