L’industria spaziale convive da anni con un limite ben noto: la capacità di lancio non tiene il passo con la domanda. È il cosiddetto “launch bottleneck”, destinato ad avere effetti sempre più evidenti nel breve periodo.
L’analisi firmata da Dallas Kasaboski, Principal Analyst ed expert in space infrastructure di Analysys Mason, mette in guardia: “Semplicemente non c’è una capacità di lancio satellitare disponibile sufficiente a soddisfare la domanda.”. Una carenza strutturale che rischia di lasciare gli operatori “stranded”, cioè bloccati, se non adotteranno strategie più prudenti.
Secondo l’analista, molti operatori continuano a sovrastimare la disponibilità di lanci, fissando obiettivi temporali troppo ambiziosi e destinati a slittare.
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La domanda supera di gran lunga l’offerta
I numeri confermano la tensione tra domanda e offerta. Il ritmo dei lanci è cresciuto rapidamente, passando da 223 nel 2023 a 330 nel 2025, con un incremento vicino al 50%. Una crescita trainata soprattutto da SpaceX, che rappresenta il 58% dei lanci e il 78% della capacità di massa in orbita.
Nonostante l’ingresso di nuovi player e l’aumento della cadenza di lancio, la capacità resta insufficiente rispetto alle esigenze di mercato. La convinzione che nuove tecnologie, come Starship, possano risolvere rapidamente il problema alimenta aspettative che, secondo l’esperto, rischiano di rivelarsi eccessive.
Le costellazioni amplificano la pressione sul sistema
Il passaggio dai grandi satelliti alle costellazioni di piccoli satelliti ha cambiato la percezione del problema, ma non la sua sostanza.
Analysys Mason stima quasi 41.000 satelliti da lanciare tra il 2026 e il 2034, senza includere nuovi progetti ancora più ambiziosi.
Questo volume enorme genera una pressione crescente sull’intero ecosistema. I ritardi nei lanci incidono direttamente sui ricavi e sulla competitività: chi arriva prima conquista quote di mercato, mentre gli altri rischiano di restare indietro.
I casi AST e Amazon mostrano i limiti del sistema
AST SpaceMobile punta a lanciare decine di satelliti in tempi molto rapidi, ma si scontra con vincoli tecnici e industriali: i suoi satelliti, con massa elevata, richiedono i lanciatori più potenti, riducendo drasticamente il numero di opzioni disponibili.
Allo stesso modo Amazon, con il progetto Kuiper, deve rispettare scadenze stringenti imposte dalla FCC. Nonostante accordi con diversi fornitori, il ritmo dei lanci resta insufficiente rispetto agli obiettivi.
In entrambi i casi emerge un punto chiave: l’accesso alla capacità di lancio è limitato e fortemente competitivo, soprattutto per via del peso dominante di SpaceX e delle restrizioni geopolitiche su altri operatori.
“Servono strategie più realistiche”
L’analisi di Analysys Mason indica le contromisure. Gli operatori devono adattare i propri modelli industriali alla realtà del mercato dei lanci, evitando di basarsi su ipotesi troppo ottimistiche.
L’analista sottolinea che “Queste strategie lasceranno presto questi operatori bloccati, in attesa di un lancio”, evidenziando il rischio per chi continua a pianificare senza considerare i vincoli attuali.
Le leve principali riguardano l’adozione di piattaforme di dimensioni intermedie, la diversificazione dei fornitori e una pianificazione temporale più ampia. Un cambio di paradigma necessario per mantenere sostenibili i progetti di costellazioni nei prossimi anni.


