Essere europei non significa rinunciare a essere forti. Nel settore spaziale, la scala europea è necessaria: i programmi costano molto, la concorrenza globale è enorme e nessun Paese può pensare di giocare da solo tutte le partite. Ma c’è una differenza decisiva tra partecipare a un campione europeo e diventare soltanto il luogo dove si eseguono decisioni prese altrove.
Per l’Italia, la questione riguarda una filiera strategica: satelliti, infrastrutture orbitali, telecomunicazioni, osservazione della Terra, navigazione, sicurezza, difesa e tecnologie dual use. In queste attività non conta soltanto avere stabilimenti e ingegneri. Conta soprattutto decidere cosa progettare, quali prodotti sviluppare, dove investire, con quali clienti lavorare e quale tecnologia mantenere sotto controllo.
È in questo quadro che nasce il razionale dell’operazione: separare e capitalizzare il ramo italiano di Thales Alenia Space, lasciando Leonardo al 33% come azionista industriale stabile e facendo entrare un nuovo investitore o consorzio al 67%. L’obiettivo non sarebbe “uscire dall’Europa”, ma entrare nel consolidamento europeo con una posizione italiana più autonoma, capitalizzata e negozialmente forte.
Il progetto Bromo – cioè la prevista combinazione delle attività spaziali di Airbus, Leonardo e Thales – rende il tema ancora più rilevante. La questione non è sostenere che l’Italia verrebbe necessariamente penalizzata: questo oggi non è dimostrabile. La questione è prevenire il rischio che, in una grande piattaforma europea, il baricentro di alcune decisioni su prodotti, investimenti, workshare e programmi si sposti prevalentemente verso Francia e Germania, e in particolare verso strutture francesi storicamente molto forti nello spazio.
| La domanda da porsi Se l’Italia vuole continuare a essere un Paese che progetta sistemi spaziali e non soltanto che li produce, quali attività, competenze e diritti devono restare davvero sotto una governance italiana? |
2. Cosa si comprerebbe davvero
Non si comprerebbero semplicemente fabbriche, edifici o macchinari. Il valore vero sarebbe un insieme molto più ampio: persone, know-how, contratti, programmi in corso, relazioni con ESA, ASI, Unione europea e Difesa, proprietà intellettuale o licenze, capacità di presentarsi alle gare e soprattutto la cosiddetta design authority, cioè il diritto e la responsabilità di progettare ed evolvere i sistemi.
Per questo la parola “ramo d’azienda” è importante. Significa isolare un’attività industriale completa e renderla capace di vivere da sola. Se al nuovo soggetto restassero soltanto impianti e personale, mentre le decisioni tecnologiche e commerciali restassero altrove, si comprerebbe una grande fabbrica. Se invece si trasferissero anche autonomia di prodotto, contratti, know-how e capacità commerciale, si comprerebbe un vero prime contractor.
| Cosa deve entrare nel ramo | Perché conta |
| Persone e siti italiani | Sono la base produttiva e tecnica. |
| Contratti e ordini in portafoglio | Danno ricavi visibili negli anni successivi. |
| IP, software e licenze | Permettono di usare ed evolvere le tecnologie. |
| Design authority | Consente di decidere sul prodotto, non solo di eseguirlo. |
| Rapporto con clienti istituzionali | È una barriera all’ingresso molto importante. |
| Capacità di fare offerte e vendere | Rende l’azienda autonoma commercialmente. |
3. Quanto è grande il ramo italiano
I numeri pubblici mostrano un’azienda già di dimensione europea. Nel 2024 Thales Alenia Space Italia ha superato un miliardo di euro di ricavi e ha registrato circa 116 milioni di euro di risultato operativo (EBIT). Gli ordini acquisiti nello stesso anno sono stati circa 1,725 miliardi. Una fonte secondaria indica per il 2025 ricavi intorno a 1,21 miliardi, dato che deve essere verificato sul bilancio ufficiale.
| Indicatore | Ordine di grandezza | Come leggerlo |
| Ricavi 2024 | €1,052 miliardi | Quanto l’azienda ha fatturato in un anno. |
| EBIT 2024 | €116 milioni | Quanto ha guadagnato la gestione industriale prima di interessi e imposte. |
| Ordini 2024 | €1,725 miliardi | Nuovo lavoro acquisito; segnala una forte domanda. |
| Ricavi 2025* | ~€1,212 miliardi | Dato secondario da verificare sui conti ufficiali. |
| Personale | ~3.000 persone | Scala significativa e competenze difficili da replicare. |
| Tradotto in parole semplici Non stiamo parlando di una start-up da far crescere: stiamo parlando di un’impresa già grande, con clienti istituzionali, migliaia di persone, tecnologie complesse e programmi pluriennali. |
4. Quanto potrebbe costare
La stima preliminare del valore dell’intero ramo italiano, se fosse davvero autonomo e completo, è compresa tra circa 1,45 e 1,85 miliardi di euro. Il valore centrale usato nel documento è circa 1,65 miliardi.
Questa cifra non è ancora il prezzo da pagare. È una stima del valore dell’attività industriale nel suo complesso. In finanza questa misura viene chiamata Enterprise Value. Per arrivare al prezzo effettivo bisogna poi considerare cassa, debiti, altre passività e condizioni del contratto di vendita.
| Scenario | Valore stimato dell’intero ramo | Che cosa significa |
| Ramo ancora dipendente dal gruppo | €1,20-1,45 mld | Parte della tecnologia o dei contratti resta legata a Thales/Bromo. |
| Ramo autonomo – caso base | €1,45-1,85 mld | Tecnologia, contratti e capacità decisionale sono realmente trasferiti. |
| Caso strategico molto forte | €1,85-2,05 mld | Autonomia piena, ordini eccezionali e forte crescita visibile. |
Perché il 67% costa meno del valore totale? Perché Leonardo resterebbe azionista al 33%. Il nuovo investitore non dovrebbe quindi comprare tutta l’azienda: comprerebbe il controllo, cioè il 67%.
| Voce | Caso base |
| Valore dell’intero ramo italiano | ~€1,65 miliardi |
| Quota Leonardo che resta investita (33%) | ~€545 milioni di valore implicito |
| Quota di controllo da acquistare (67%) | ~€1,106 miliardi |
| Costi di separazione, sistemi, garanzie, liquidità e fees | ~€215 milioni |
| Fabbisogno complessivo indicativo del compratore | ~€1,321 miliardi |
| La cifra da ricordare Nel caso base, il nuovo investitore dovrebbe riuscire a mettere insieme circa €1,3 miliardi di risorse. Non tutti questi soldi sarebbero “prezzo al venditore”: una parte servirebbe a rendere l’azienda davvero autonoma e finanziariamente solida. |
5. Da dove potrebbero arrivare €1,3 miliardi
Un’operazione di questa dimensione raramente viene finanziata da un solo soggetto. È più realistico immaginare una combinazione di capitale privato, capitale istituzionale e debito. L’idea chiave è semplice: alcuni investitori mettono soldi propri, altri prestano capitale, altri ancora possono sostenere investimenti e crescita dopo l’acquisizione.
| Fonte | Esempio semplice | Possibile ruolo |
| Private equity | Un fondo compra una quota importante dell’azienda | Mettere il capitale principale e guidare l’operazione. |
| Co-investitori | Fondazioni, assicurazioni, family office, fondi pensione, industriali | Affiancare il fondo e dividere il rischio. |
| CDP | Investitore e finanziatore istituzionale italiano | Entrare nel capitale e/o contribuire al finanziamento dell’acquisto. |
| Banche | Prestano denaro alla società acquirente | Ridurre la quantità di equity necessaria. |
| Preferred / mezzanine | Capitale a metà tra azioni e debito | Coprire una parte del fabbisogno con maggiore flessibilità. |
| BEI / FEI | Istituzioni finanziarie europee | Sostenere soprattutto investimenti, R&D, crescita e filiera. |
| SPAC / Borsa | Veicolo quotato che raccoglie capitale dal mercato | Può facilitare quotazione e raccolta, ma difficilmente finanzia da sola tutto il deal. |
6. Il private equity spiegato senza tecnicismi
Un fondo di private equity raccoglie capitale da investitori e lo usa per acquistare aziende o quote di aziende. Nel nostro caso potrebbe guidare un consorzio che compra il 67% della NewCo italiana. Il fondo non comprerebbe l’azienda per “smontarla”, ma avrebbe interesse ad aumentarne il valore: renderla autonoma, farla crescere, comprare altre società complementari e, dopo alcuni anni, quotarla o venderla a un altro investitore.
| Un paragone utile È simile a comprare un edificio già importante, ristrutturarlo, renderlo indipendente dagli impianti del palazzo vicino, aumentarne gli affitti e poi decidere se tenerlo, quotarlo in un veicolo o venderlo a un investitore di lungo periodo. |
Per un’operazione come questa il private equity ha un vantaggio: può sopportare meglio una fase iniziale complessa, nella quale bisogna separare sistemi informatici, contratti, garanzie, acquisti, tesoreria e rapporti con la ex capogruppo. La Borsa, invece, tende a preferire società già più semplici e prevedibili.
7. Che ruolo potrebbe avere CDP
Cassa Depositi e Prestiti può essere importante perché può agire su più livelli. In termini semplici, potrebbe entrare nell’operazione non soltanto come finanziatore, ma anche come azionista di minoranza del consorzio che controlla il 67%. La sua presenza potrebbe avere un valore finanziario e istituzionale: aumentare la credibilità del progetto, facilitare il coinvolgimento di banche e investitori e rafforzare la stabilità della compagine italiana.
| Possibile ruolo CDP | Ordine di grandezza puramente illustrativo | In pratica |
| Equity / capitale | €200-350 mln | CDP mette capitale e diventa uno degli anchor dell’operazione. |
| Finanziamento all’acquisizione | €100-250 mln | CDP partecipa al debito insieme alle banche. |
| Fondi per crescita e filiera | €50-150 mln cumulativi | Capitale per acquisizioni successive o rafforzamento di fornitori strategici. |
| Garanzie / InvestEU | Caso per caso | Riduzione del rischio su investimenti eleggibili. |
Importante: questi importi sono scenari di lavoro, non impegni già deliberati da CDP.
8. Che ruolo potrebbe avere BEI e FEI
La Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti sono più adatti a sostenere la crescita industriale che a pagare semplicemente il prezzo al venditore. Il loro ruolo potrebbe diventare molto forte dopo il closing: finanziare nuovi impianti, ricerca e sviluppo, tecnologie, digitalizzazione, supply chain, sicurezza e programmi di crescita.
Il Gruppo BEI ha inoltre ampliato nel 2026 gli strumenti per tecnologie strategiche, sicurezza e difesa, includendo anche strumenti come convertibili, acquisition finance e supporto alla quotazione. Tuttavia, nel caso concreto, sarebbe prudente considerare l’acquisition finance BEI come un’opzione da verificare, non come denaro già disponibile.
| Strumento europeo | Uso più intuitivo |
| Prestiti BEI | Nuovi impianti, R&D, digitalizzazione, capacità produttiva. |
| Garanzie e risk sharing | Ridurre il rischio per banche che finanziano filiera e progetti. |
| FEI in fondi PE/private credit | Portare più capitale specializzato in difesa, spazio e deep tech. |
| Convertibili / listing support | Aiutare una futura crescita o quotazione. |
| La distinzione più semplice CDP può essere più facilmente “dentro il closing”. BEI e FEI possono essere soprattutto “intorno al closing” e “dopo il closing”, per finanziare lo sviluppo industriale e ridurre il costo del capitale nel tempo. |
9. La SPAC: utile, ma non come unica fonte di denaro
Una SPAC è una società quotata che raccoglie denaro dagli investitori con l’obiettivo di fondersi con un’azienda operativa. In Italia esiste un precedente molto importante nel settore spaziale: Avio è arrivata in Borsa attraverso la business combination con Space2.
Per il ramo italiano di Thales Alenia Space, però, una SPAC difficilmente potrebbe sostenere da sola un’operazione da oltre un miliardo. Il mercato italiano delle SPAC oggi ha dimensioni molto inferiori. La SPAC può quindi avere senso come “involucro di quotazione” o come una delle fonti, affiancata da private equity, PIPE, CDP, banche e altri investitori.
| In parole povere La SPAC può aiutare a portare la società in Borsa. Non va pensata come il bancomat che paga da sola tutto l’acquisto. |
10. Una struttura possibile, spiegata con numeri semplici
Nel caso base, il fabbisogno complessivo del compratore è circa €1,321 miliardi. Una struttura puramente illustrativa potrebbe essere la seguente:
| Chi mette i soldi | Importo indicativo | Che cosa rappresenta |
| Private equity + co-investitori + CDP + investitori di lungo periodo | €850 mln | Capitale proprio: è la parte che sopporta per prima il rischio. |
| Banche / senior debt | €321 mln | Prestito da rimborsare con la cassa generata dall’azienda. |
| Preferred / mezzanine | €150 mln | Capitale ibrido, più costoso ma flessibile. |
| Totale | €1.321 mln | Copre il 67% e i costi necessari per rendere il ramo autonomo. |
Leonardo non mette in vendita il suo 33%. La sua quota resta nella NewCo come minoranza industriale stabile. Questo riduce il capitale cash che il nuovo investitore deve raccogliere e mantiene una presenza industriale italiana di lungo periodo.
11. Cosa può far salire o scendere il prezzo
Il valore non dipende soltanto dai ricavi o dagli utili. In questo caso alcune domande possono cambiare il prezzo di centinaia di milioni. Per un lettore non finanziario, sono queste le domande decisive:
| Domanda | Effetto |
| La tecnologia resta utilizzabile e sviluppabile in Italia? | Se no, il valore scende molto. |
| Gli ordini e i contratti restano nel ramo acquistato? | Se parte del lavoro può essere spostata altrove, il valore scende. |
| La società può presentarsi da sola alle gare? | Senza autonomia commerciale diventa dipendente dalla ex capogruppo. |
| Le garanzie bancarie e contrattuali possono essere sostituite? | Se no, servono più capitale e più debito. |
| I sistemi IT, procurement e tesoreria possono essere separati? | La separazione può costare decine di milioni. |
| Ci sono vincoli su PNRR o altri contributi pubblici? | Un cambio di controllo può generare condizioni o clawback. |
| Le persone chiave restano? | Nel settore spazio il know-how è spesso nelle persone prima ancora che negli impianti. |
| Regola d’oro Prima si definisce esattamente cosa entra nel ramo e quanto è autonomo. Solo dopo si fissa il prezzo. Fare il contrario significherebbe comprare una scatola senza sapere cosa contiene. |
12. Perché potrebbe essere un investimento interessante
Il razionale non è soltanto difensivo. Un ramo italiano autonomo potrebbe diventare una piattaforma di crescita. Avrebbe già dimensione, clienti e competenze per aggregare imprese più piccole in elettronica, payload, software, robotica, cyber, ground segment e dual use. Potrebbe inoltre accedere direttamente al mercato dei capitali e, nel tempo, essere quotato.
| Motore di crescita | Cosa potrebbe accadere |
| Più autonomia commerciale | Partecipare a più gare e vendere più direttamente. |
| Nuovi prodotti | Investire su piattaforme modulari e riutilizzabili. |
| Acquisizioni | Comprare PMI tecnologiche e completare la catena del valore. |
| Più capitale | Usare CDP, BEI, banche e mercato per finanziare crescita e R&D. |
| Possibile quotazione | Dopo alcuni anni, una società autonoma e leggibile può essere più facile da portare in Borsa. |
13. Come si potrebbe procedere
Un’operazione di questo tipo non parte da un’offerta economica. Parte dalla verifica che il ramo possa davvero vivere da solo. Una sequenza prudente sarebbe:
1. Definire il perimetro: quali siti, persone, contratti, tecnologie e programmi entrano davvero.
2. Stabilire i diritti di autonomia: IP, licenze, design authority, capacità di fare offerte e di esportare.
3. Verificare i numeri ufficiali: ricavi, margini, debiti, cassa, fabbisogno di investimenti e capitale circolante.
4. Costruire il consorzio finanziario: private equity, CDP, co-investitori e banche.
5. Avviare il dialogo con BEI/FEI sui programmi di crescita post-acquisizione.
6. Affrontare Golden Power, antitrust e autorizzazioni di sicurezza.
7. Solo a quel punto formulare un prezzo vincolante e negoziare il closing.
14. Piccolo glossario per leggere il progetto
| Parola | Significato semplice |
| Ramo d’azienda | Una parte completa di un’impresa che può essere separata e continuare a operare. |
| NewCo | La nuova società in cui verrebbero messi gli asset italiani. |
| Enterprise Value (EV) | Il valore complessivo dell’attività industriale, prima di considerare cassa e debiti. |
| Equity | Capitale messo dagli azionisti. |
| Debito | Denaro prestato da banche o altri finanziatori e da rimborsare. |
| Private equity | Fondi che comprano aziende o quote importanti per farle crescere e valorizzarle. |
| SPAC | Società quotata creata per raccogliere denaro e fondersi con un’impresa operativa. |
| PIPE | Capitale privato raccolto contestualmente a un’operazione su una società quotata/SPAC. |
| Mezzanine / preferred | Capitale intermedio tra azioni ordinarie e debito. |
| Design authority | Responsabilità e diritto di decidere come un prodotto viene progettato ed evoluto. |
| TSA | Accordo temporaneo con il vecchio gruppo per servizi necessari durante la separazione. |
| Golden Power | Poteri speciali dello Stato su operazioni che riguardano asset strategici. |
15. Conclusione
La tesi, ridotta all’essenziale, è questa: l’Italia potrebbe provare a trasformare il ramo nazionale di Thales Alenia Space in un grande prime contractor autonomo, europeo per vocazione ma con un centro decisionale italiano. Leonardo resterebbe al 33%; un nuovo consorzio acquisirebbe il 67%.
Il valore preliminare dell’intero ramo, se veramente autonomo, è stimabile nell’ordine di €1,45-1,85 miliardi, con un caso base di circa €1,65 miliardi. Il 67% di controllo avrebbe quindi un valore economico indicativo di circa €1,106 miliardi nel caso base. Considerando i costi per separare e rendere autonoma la società, il compratore dovrebbe costruire una capacità finanziaria complessiva intorno a €1,3 miliardi.
La strada più comprensibile e robusta non sembra quella di affidarsi a un solo strumento. Il nucleo può essere un consorzio di private equity e investitori di lungo periodo, con CDP come possibile anchor e finanziatore, banche per il debito, BEI/FEI per sostenere sviluppo, R&D e filiera, e la SPAC o una IPO come opzione di mercato una volta ridotto il rischio di separazione.
Il punto decisivo non è comprare “pezzi di Thales Alenia Space”. È comprare abbastanza autonomia da poter decidere, progettare, investire e competere. Se questa autonomia non entra nel perimetro, anche un prezzo basso può essere troppo alto.



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