“Il 6G non è un semplice aggiornamento. È una scelta strategica, che plasmerà la nostra competitività economica, la nostra sicurezza nazionale e la nostra sovranità digitale per i decenni a venire. L’Italia porta in questo dibattito una straordinaria tradizione di innovazione. Sono lieto di unirmi a voi per il lancio dell’iniziativa 6G Call to Action. Ringrazio il CSIS e la National Telecommunications and Information Administration (NTIA) degli Stati Uniti. L’Italia è orgogliosa di essere al fianco dei nostri partner che condividono la nostra visione”.
Si è espresso così il sottosegretario italiano all’innovazione, Alessio Butti, intervenuto in videoconferenza alla presentazione della “Call to action for 6G leadership and security”, l’iniziativa lanciata dal governo degli Stati Uniti agli alleati e all’industria privata per costruire il primato sul 6G come fondamento della sicurezza strategica e della crescita economica futura.
L’iniziativa, che conta già sul supporto di 24 governi mondiali più gli Usa, è stata presentata con un evento ospitato dal CSIS, Center for strategic and international studies. La call to action sul 6G riunisce “governi che sono partner di fiducia degli Stati Uniti per promuovere una visione e una tabella di marcia condivise al fine di garantire la leadership nella prossima generazione delle comunicazioni globali”, come recita il comunicato della Ntia (la National telecommunications and information administration del Dipartimento del Commercio Usa).
L’iniziativa intende fare da contrappeso alle ambizioni cinesi nel settore delle telecomunicazioni e all’espansione globale di aziende come Huawei e Zte. Il governo Usa chiama a raccolta gli alleati per definire gli standard tecnici internazionali in vista della Conferenza mondiale sulle radiocomunicazioni (WRC) di Shanghai del prossimo anno, dove i paesi negozieranno decisioni chiave che influenzeranno il futuro delle reti mobili.
Indice degli argomenti
6G, l’intervento del sottosegretario Butti
Dalla batteria di Alessandro Volta e dal telefono di Antonio Meucci alla radio di Guglielmo Marconi e al microprocessore di Federico Faggin, l’ingegno italiano ha ripetutamente cambiato il modo in cui le persone si connettono, ha sottolineato Butti nel discorso fornito a CorCom. E questo spirito continua ancora oggi.
“I ricercatori italiani stanno spingendo le frontiere dell’intelligenza artificiale, della meccanica quantistica, dello spazio, della sicurezza informatica e di altri campi innovativi. Dalla rivoluzione della stampa del Rinascimento alla rivoluzione del wireless, l’Italia ha contribuito a ridefinire la comunicazione. Intendiamo farlo di nuovo nell’era del 6G, ha affermato il sottosegretario all’innovazione.
Italia hub naturale per le tecnologie del futuro
L’Italia offre anche un vantaggio strategico. Nel cuore del Mediterraneo, colleghiamo l’Europa, l’Atlantico e gli ecosistemi tecnologici emergenti”, ha sottolineato Butti. Siamo un hub naturale per le tecnologie che plasmeranno il futuro. La nostra visione è ispirata dalla nostra creatività e focalizzata sulla trasformazione delle idee in soluzioni. Per questo motivo l’Italia sostiene anche la neutralità tecnologica, fondamentale per lo sviluppo e l’adozione del 6G, in linea con l’approccio dell’Unione europea”.
Ciò significa, ha affermato Butti, che il governo dovrebbe definire gli obiettivi, ma non scegliere le tecnologie. L’innovazione deve essere incoraggiata, lasciata libera di competere e di affermarsi in base ai propri meriti.
Al tempo stesso, incoraggiare l’innovazione non deve imporre compromessi sulla protezione della sicurezza nazionale o internazionale.
La vision italiana: reti 6G “aperte, sicure e affidabili”
“Le infrastrutture critiche richiedono resilienza. Le future reti 6G devono essere aperte, sicure e affidabili. Innovazione e sicurezza non sono obiettivi in conflitto, bensì si rafforzano a vicenda. Questo approccio equilibrato guida da tempo le politiche digitali dell’Unione europea”, ha affermato Butti.
Il sottosegretario ha poi aggiunto una riflessione: “Per la prima volta, stiamo costruendo reti native per l’intelligenza artificiale. Questo cambia il nostro modo di pensare alla sicurezza. Fornitori affidabili e hardware sicuro rimangono essenziali. Ma dobbiamo anche chiederci: Possiamo fidarci degli algoritmi che gestiranno le nostre reti? Chi li sviluppa? Come vengono addestrati e controllati? Pertanto, l’Italia propone un ulteriore principio, accanto a Security by Design: Trust by Design”.
Il nostro obiettivo non è solo reti più veloci, ma reti affidabili, ha chiarito Butti. Le reti native Ai devono essere sicure, trasparenti, spiegabili e responsabili.
Le partnership saranno fondamentali
“Nessun Paese può costruire da solo il futuro del 6G”, ha concluso il sottosegretario.
“L’Italia si impegna a promuovere il 6G attraverso partenariati internazionali concreti tra governi, industria e mondo accademico. Siamo lieti di far parte del team globale che plasmerà un ecosistema 6G sicuro, affidabile e resiliente e siamo pronti a rispondere a questo appello internazionale all’azione per il 6G”.
Il commento dell’esperto europeo Michalis Matthaiou
“La sesta generazione (6G) di reti wireless si preannuncia come un progresso rivoluzionario rispetto agli attuali sistemi 5G, grazie all’integrazione di tecnologie innovative basate sull’intelligenza artificiale, architetture di rete non terrestri (ad esempio, comunicazioni satellitari e droni) e velocità di trasmissione dati fino a 1.000 volte superiori a quelle del 5G. Di conseguenza, i Paesi che riusciranno a implementare e commercializzare con successo l’infrastruttura 6G prima dei concorrenti otterranno probabilmente notevoli vantaggi economici, tecnologici e geopolitici”, ha dichiarato in esclusiva a CorCom Michalis Matthaiou, Chair Professor of Communications Engineering and Signal Processing and Deputy Director of the Centre for Wireless Innovation at Queen’s University Belfast e aggiudicatario dell’ERC Consolidator Grant BEATRICE, che sviluppa tecnologie abilitanti per il 6G.
L’importanza strategica del 6G nell’attuale contesto geopolitico
“Questa importanza strategica è diventata ancora più evidente nell’attuale contesto geopolitico, dove i recenti conflitti militari hanno dimostrato il ruolo cruciale delle reti di telecomunicazione nel comando e controllo, nell’intelligence, nella sorveglianza, nella logistica e nell’efficacia operativa complessiva”, prosegue Matthaiou.
In questo scenario, si sta delineando una nuova rivalità tecnologica tra Oriente e Occidente in cui il 6G che emerge come dominio strategico chiave, prosegue l’esperto.
“La Cina ha investito ingenti risorse nella ricerca e nello sviluppo del 6G e punta a definire autonomamente gli standard tecnici del 6G entro il 2029. A conferma di questo impegno, l’ultimo Piano quinquennale cinese identifica il 6G come una delle sei tecnologie prioritarie per il futuro del Paese”, sottolinea Matthaiou.
Gli Stati Uniti si sono mossi per contrastare le mire cinesi.
“Gli Usa hanno intensificato gli sforzi per persuadere i propri alleati a escludere Huawei e altri fornitori cinesi dalle loro infrastrutture di telecomunicazione per motivi di sicurezza nazionale”, ricorda Matthaiou, ma, “nonostante questi sforzi, Huawei e ZTE continuano a mantenere una forte presenza globale, rappresentando insieme oltre la metà del mercato delle apparecchiature di telecomunicazione 5G al di fuori del Nord America”.
Questa è la lezione del 5G che gli Stati Uniti e gli alleati occidentali non vogliono dimenticare, come è stato indicato nella presentazione della 6G call to action a Washington DC.
Ora gli Stati Uniti hanno promosso la formazione di una coalizione di 24 paesi, tra cui Regno Unito, Germania e Giappone, per coordinare le strategie nazionali per il 6G, promuovere la collaborazione tecnica e gettare le basi per la diffusione commerciale del 6G, che si prevede inizierà nei primi anni del 2030, prosegue l’analisi di Matthaiou.
L’Ue parte forte nella corsa al 6G
In questo scenario, l’Europa può avere un suo ruolo primario.
“A differenza della corsa al 5G, in cui la Cina ha conquistato un vantaggio tecnologico iniziale, l’Unione europea entra nell’era del 6G da una posizione considerevolmente più forte”, secondo Matthaiou. “L’Ue ha già avviato diverse iniziative strategiche volte a rafforzare la propria leadership nelle comunicazioni di nuova generazione, tra cui l’impresa comune per le reti e i servizi intelligenti (SNS JU) da 900 milioni di euro, un programma di investimenti nell’intelligenza artificiale di oltre 30 miliardi di euro (di cui 10 miliardi di euro destinati alla creazione di sette Gigafactory per l’Ai) e il recente Chips Act 2.0″.
Nel complesso, la Commissione prevede che queste iniziative rafforzeranno la competitività tecnologica dell’Europa nei prossimi decenni, creeranno migliaia di posti di lavoro altamente qualificati, stimoleranno l’innovazione nei settori industriali chiave e attireranno ingenti investimenti aggiuntivi sia dal settore pubblico che da quello privato.
La vision degli Usa: innovazione non regolazione
Va notato che, durante la presentazione dell’iniziativa, i rappresentanti del governo Usa hanno sostenuto che il 5G non ha mantenuto le promesse perché i responsabili politici non sono riusciti a coordinarsi efficacemente con l’industria e tra di loro, e la call to action dell’amministrazione Trump dovrebbe rimediare a questo errore con uno sforzo congiunto.
Un altro aspetto ampiamente sottolineato è la necessità di una politica dello spettro che rifletta la necessità di un ambiente favorevole agli investimenti e all’innovazione, spingendo verso un’armonizzazione che apra i mercati per raggiungere la scalabilità internazionale.
All’interno dell’ITU, gli Usa continueranno a sostenere una visione fortemente orientata all’innovazione come contrapposta alla regolamentazione. Per questo il Governo americano si muove fin da ora per affermare la sua posizione alla prossima WRC (World radiocommunication conference): perché l’Ue continua a voler regolamentare e questo, nella vision degli Usa, è un freno assoluto all’innovazione. Il mantra è: il successo non si costruisce con la regolamentazione, sarebbe come sfidare la forza di gravità.
6G, il punto della Germania
Alla presentazione della call to action presso la sede del CSIS ha preso parte, in persona, anche l’Ambasciatore della Repubblica federale tedesca negli Stati Uniti, Jens Hanefeld, che ha sottolineato l’importanza di definire uno standard 6G globale guidato dai valori occidentali.
Hanefeld ha ribadito i punti chiavi dell’iniziativa a da Washington: non tutti nel mondo condividono gli stessi interessi e valori democratici ed è importante per gli alleati guidare la standardizzazione del 6G come pietra angolare della sovranità digitale del futuro dell’Europa, della Germania e dell’alleanza transatlantica.
Lo standard globale sul 6G è importante anche perché fornisce le basi per economie di scala a livello mondiale e perché il 6G fungerà da fondamento tecnologico per i mercati futuri basati sui dati e per le infrastrutture digitali che andranno ben oltre gli utilizzi attuali e determineranno anche la sicurezza e resilienza dei Paesi, soprattutto in tempi di crisi.
La Germania considera il 6G non solo come un progetto tecnologico, ma come un’architettura di valori. Per questo cerca alleanze strategiche con partner globali, in primis gli Stati Uniti, e impedire che i Paesi che non condividono i valori democratici dominino il futuro standard 6G e impongano le loro idee divergenti in istituzioni multilaterali. È per questo motivo che la Germania, tra l’altro, si candida alla rielezione nel Consiglio dell’ITU.
Un altro elemento chiave è costruire catene di fornitura affidabili fin dall’inizio, che limitino la presenza dei cosiddetti fornitori cosiddetti ad alto rischio. L’esperienza fatta con il 5G insegna oggi ad essere più prudenti e ad integrare la protezione dei dati, la resilienza e la sicurezza informatica nel dna stesso del 6G fin dall’inizio.
“Abbiamo un forte interesse ad approfondire la cooperazione per realizzare sistemi di comunicazione globali aperti, interoperabili, sicuri, resilienti, supportati dall’intelligenza artificiale, altamente innovativi ed efficienti in termini di risorse, come formulato nella call to action”, ha affermato Hanefeld.
La vision dell’UE nella call to action americana
“La Commissione europea accoglie con favore l’appello all’azione per la leadership e la sicurezza del 6G. Si tratta di un’iniziativa di altissima importanza strategica e quanto mai opportuna. Il 6G diventerà una tecnologia fondamentale, insieme all’intelligenza artificiale, al cloud e al panorama digitale emergente. Ridefinirà la maggior parte dei settori industriali e l’economia nel suo complesso. Condividiamo tutti questa visione”, ha affermato Thibaut Kleiner, Director at the Directorate-General for Communications Networks, Content and Technology (DG Connect), della Commissione europea in un intervento preregistrato.
“L‘Unione europea, i nostri Stati membri e i nostri attori industriali sono protagonisti chiave per lo sviluppo della tecnologia 6G. Come già accaduto per il 5G e le generazioni precedenti, ci impegniamo a fondo a collaborare con partner di tutto il mondo per realizzare un futuro 6G aperto e sicuro”, ha proseguito Kleiner. “In tale contesto, la Commissione europea accoglie con favore e condivide la visione per il 6G delineata nella call to action, che è alla base di un sistema di comunicazioni globale aperto, sicuro e resiliente. In particolare, la sicurezza riveste un’importanza fondamentale. Il 6G deve essere resiliente. Deve essere sicuro fin dalla progettazione, se non vogliamo che le reti diventino una fonte di fragilità strutturale”.
L’Europa mette l’accento sulla sostenibilità
Il rappresentante della Commissione europea ha portato alla luce un ulteriore aspetto: “Ci troviamo inoltre ad affrontare importanti sfide di sostenibilità in tutte le tecnologie avanzate e il 6G non fa eccezione. Quindi, a livello europeo, vogliamo e dobbiamo collaborare per promuovere sistemi di comunicazione globale sostenibili. In questo contesto, i partenariati pubblico-privato rappresentano la strada da seguire. Questo è ciò che abbiamo intrapreso in Europa”.
Kleiner ha ricordato che la Commissione europea ha già lavorato a stretto contatto con l’industria nell’ambito dell’iniziativa congiunta sulle reti e i servizi intelligenti, producendo una serie di risultati di ricerca e contributi agli standard. Il settore pubblico e quello privato devono allinearsi sugli standard internazionali per il 6G in seno al 3GPP e in altri forum. La Commissione “continuerà a collaborare con gli Stati membri dell’Ue, con altri Paesi e con l’industria per realizzare la visione e l’obiettivo definiti nell’appello all’azione per il 6G”.



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