“Gli operatori di telecomunicazioni che puntano all’automazione basata sull’intelligenza artificiale stanno iniziando a distinguere le aspettative dalla realtà”. A dirlo è Rick Lievano, cto di Microsoft Telco Industry, che in un’intervista concessa al portale Fierce Network ha sottolineato che la tecnologia sta già dando i suoi frutti nelle operazioni di rete e nei sistemi di supporto aziendale, mentre ha evidenziato criticità in almeno una delle aree di intervento rispetto alle quali il comparto aveva ricevuto le promesse più allettanti.
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Le difficoltà dei modelli di rilevamento delle anomalie su larga scala
Lievano allude in particolare al rilevamento delle anomalie e la previsione delle interruzioni basati sull’intelligenza artificiale: sebbene queste funzionalità siano state ampiamente promosse come disruptive per il settore delle telecomunicazioni, il cto ha ammesso che l’esperienza interna di Microsoft con questo caso d’uso è stata deludente. “Il problema con i modelli di rilevamento delle anomalie di rete su larga scala”, ha spiegato il manager, “è che sono incredibilmente complessi e offrono solo miglioramenti minimi rispetto ai modelli statistici tradizionali”.
Secondo Lievano, la mole di complessità che questi tool aggiungono al set di lavoro complessivo, sommata alla quantità di falsi positivi, fa sì che lo use case non porti “al ritorno sugli investimenti che ci aspettavamo. La quantità di complessità introdotta ha praticamente annullato qualsiasi potenziale vantaggio”.
Il manager ha aggiunto che meno di sei mesi fa Microsoft stava ancora promuovendo quel caso d’uso perché lo riteneva fattibile. Ma il tempo ha dimostrato che non lo è, quindi ci si sta orientando verso la promozione di una risposta rapida piuttosto che di capacità predittive. Ora il focus è meno sulla previsione di ogni possibile guasto e più sulla risoluzione rapida e automatica dei problemi quando si verificano.
“È più importante, in caso di interruzione, essere in grado di automatizzare completamente, aggirare l’interruzione il più rapidamente possibile e quindi risolvere anche l’interruzione il più rapidamente possibile”, ha precisato Lievano.
Le aree di sviluppo più promettenti secondo Microsoft
Ma questo non significa che tutti i casi d’uso dell’AI applicata alle operazioni di rete rappresentino un problema. Lievano ha indicato in particolare la modernizzazione del business support system come un’area estremamente promettente.
Sul fronte delle operazioni di rete, Microsoft punta su un caso d’uso interno: il gigante del cloud ha dedicato circa tre anni allo sviluppo di quello che chiama Net AI, un sistema utilizzato per supportare la gestione della propria rete globale Azure. Nel giugno 2025, Microsoft ha lanciato il suo framework Network Operations Agent e ha reso disponibile ai clienti del settore delle telecomunicazioni la stessa automazione basata su agenti che utilizza internamente.
Investimenti in AI, ecco dove le telco cercano maggior valore
D’altra parte, secondo l’ultimo AI Survey 2026 pubblicato da Mobile World Live. gli operatori di rete sono sempre più impegnati su un fronte tecnologico che non riguarda solo l’efficienza, ma la ridefinizione stessa dei modelli operativi.
L’analisi, basata su circa 250 rispondenti di livello executive e tecnico, mostra un settore maturo nell’adozione dell’intelligenza artificiale classica e pronto a una nuova stagione guidata da modelli predittivi, agentic AI e small language models, destinati a integrarsi nei processi di rete, cura del cliente, sicurezza e monetizzazione.
Il report evidenzia una transizione netta: la gestione della rete non dipende più solo da algoritmi predittivi, già ampiamente diffusi, ma si avvia verso piattaforme capaci di generare azioni autonome.
Gli operatori puntano anche su simulazioni avanzate grazie ai digital twin e sulla spinta dell’efficienza energetica: l’AI analizza i pattern di utilizzo, abbassa la capacità in ore di basso carico e la rialza quando necessario. L’avanzamento richiede però dataset completi e integrazioni con sistemi Oss frammentati, ancora oggi uno dei principali ostacoli alla piena maturità.
In questo scenario, il customer care rimane comunque l’ambito più avanzato dell’AI applicata alle telco. Tre operatori su quattro stanno già sperimentando o implementando sistemi evoluti basati su modelli linguistici, in grado di comprendere il contesto e ridurre tempi di attesa e complessità nei flussi di assistenza.
Ma l’AI inizia a incidere anche sulle strategie di vendita. Il report indica che il 14% degli operatori ha già adottato AI sales agent autonomi, mentre il 15% sfrutta strumenti di co-piloting per supportare i team commerciali. Il potenziale è notevole: analisi dei dati di consumo, raccomandazioni personalizzate, proposta di bundle dinamici e identificazione di clienti ad alto valore.
La survey attribuisce grande attenzione a un ambito tradizionalmente percepito come complesso e poco innovativo: quello relativo a billing, subscription e pricing. L’adozione dell’AI promette di trasformare un comparto spesso gravato da piattaforme legacy e sistemi frammentati. Secondo l’indagine, il 30% degli operatori utilizza già agenti AI come co-piloti operativi, mentre il 36% si dichiara pronto a introdurli.
Con la migrazione verso cloud, infine, virtualizzazione e architetture software-defined, le minacce si amplificano. Il report mostra che il 49% degli operatori considera urgente l’adozione dell’AI per la sicurezza. Dal fraud detection alla creazione di digital twin per simulare attacchi, fino al monitoraggio in tempo reale dei pattern di traffico, gli strumenti evoluti sono sempre più integrati nella difesa delle infrastrutture.
Un nuovo rapporto con i partner tecnologici
A prescindere dall’area di sviluppo su cui le telco intendono focalizzarsi, l’implementazione dell’intelligenza artificiale non potrà prescindere da un radicale ripensamento del rapporto con partner e fornitori tecnologici.
Lo sottolinea il report di Capgemini Research Institute (“The B2B Pulse for Telcos”), secondo cui si sta aprendo una fase completamente diversa sul fronte del B2B: le aziende non cercano più un semplice fornitore di rete, ma un partner capace di guidare trasformazioni profonde, costruire ecosistemi digitali e garantire valore misurabile.
La ricerca, condotta su 1.100 organizzazioni in 13 Paesi, evidenzia un divario crescente tra aspettative dei clienti e capacità effettive degli operatori. Il 74% delle imprese vuole un partner accountable sugli outcome, ma solo il 39% ritiene che il proprio operatore contribuisca davvero alla crescita. E mentre il 69% chiede soluzioni su misura, appena il 37% riceve ciò di cui ha realmente bisogno. È un mismatch che, inevitabilmente, costringerà le telco a rivedere obiettivi, competenze e strategie nella costruzione di una catena del valore realmente efficace.






