Bernabè: “Innovazione? Il problema è la sua diffusione”

“Non ce n’è troppo poca, anzi spesso si può trovare on the shelf. Il vero tema per l’Italia è il suo uso, la sua diffusione nel sistema Italia. Ci vogliono regole che ne incentivino l’uso, ma anche che disincentivino chi non la vuole”

Pubblicato il 18 Ott 2010

Bernabè: “Innovazione? Il problema è la sua diffusione”

L'Italia ha perso il treno innovazione e per recuperare ci
vorranno tantissimi anni” lo ha detto Franco Bernabè aprendo a
Venezia “L'incontro con gli innovatori – la sfida Europa
2020”, convegno organizzato dalla Presidenza del Consiglio dei
ministri e dall'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per
l'innovazione.

“E' necessario – ha aggiunto l’Ad di Telecom Italia –
garantire un percorso verso l'innovazione, a partire dal
rilancio dell'Università e dei centri di ricerca. Il nostro
Paese ha il problema di diffondere l'innovazione e prelevarla
dove esiste”.

Secondo Bernabè, l’Italia non ha la struttura adeguata per
produrre in maniera autonoma grande innovazione come possono farlo
paesi come gli Stati Uniti o la Cina. Non ne ha le dimensioni, né
le capacità finanziarie, né le grandi aziende. Tuttavia,
“l’innovazione è disponibile a livello mondiale, ormai si può
trovare on the shelf, sullo scaffale”. Il vero problema è
trasferirla nel sistema Italia, fra le imprese, la pubblica
amministrazione, i cittadini. Ci vogliono regole capaci di rendere
effettiva la diffusione dell’innovazione: “incentivi ma anche
disincentivi” per chi non innova. E bisogna farlo perché
“l’Italia ha una dotazione tecnologica poco compatibile con la
sua realtà di grande paese industriale”.

Quanto a Telecom Italia, Bernabè ha ricordato che nel 2008 la sua
azienda ha investito in ricerca e sviluppo 704 milioni di euro che
diventeranno 842 milioni nel 2009: “fra le aziende di
telecomunicazione europee siamo quella che investe di più”.

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