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Borghi digitali, il modello punta alla scala nazionale


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Dati, infrastrutture e cooperazione istituzionale al centro della roadmap per accompagnare la trasformazione dei piccoli Comuni. Il progetto sperimentato a Pitigliano da Open Fiber ed Enea diventa il prototipo di un percorso replicabile sui territori

Pubblicato il 6 ott 2026

Federica Meta

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Punti chiave

  • Il Borgo Digitale può diventare modello nazionale tramite una governance multilivello basata su dati, infrastrutture e cooperazione istituzionale.
  • Pitigliano è laboratorio pilota per sperimentare tecnologie e 15 casi d’uso: FTTH, DAS, PELL, digital twin e piattaforme di monitoraggio.
  • Per la replicabilità si adottano cluster territoriali e una roadmap di servizi; serve sostenibilità finanziaria post-PNRR e collaborazione tra ENEA e Open Fiber.
Riassunto generato con AI


Il Borgo Digitale può diventare un modello nazionale di innovazione urbana se sostenuto da una governance multilivello, fondata su dati, infrastrutture e cooperazione istituzionale. È questa la prospettiva emersa a Roma durante l’evento “Borghi Digitali Sostenibili: soluzioni metodologiche e tecnologiche per una strategia d’innovazione urbana e territoriale”, organizzato da Enea e Open Fiber e ospitato dall’Associazione Civita, dedicato al modello per Comuni, Pubbliche amministrazioni e territori di nuova generazione.

Al centro del confronto, il percorso avviato con il “Laboratorio a cielo aperto per lo sviluppo dei borghi digitali sostenibili 2023-2026”, promosso e coordinato da Enea e Open Fiber insieme al Comune di Pitigliano, con il supporto scientifico dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e del Centro di ricerca Smarter dell’Università dell’Insubria. Pitigliano ha rappresentato il prototipo sul quale sperimentare tecnologie, metodologie e servizi da trasferire successivamente ad altri piccoli centri italiani.

Il passaggio dalla sperimentazione locale a una prospettiva più ampia è stato esplicitamente al centro del panel istituzionale nazionale dell’evento, dedicato alla possibilità di fare del Borgo Digitale un riferimento per l’innovazione urbana attraverso una governance che coinvolga diversi livelli istituzionali.

“La connettività è una delle leve della rinascita delle aree interne. Rafforza i legami tra questi luoghi e il resto del Paese e consente a chi li abita di partecipare più pienamente alla vita economica e sociale. L’esperienza di Pitigliano si inserisce in questo percorso con un modello che può essere utile ad altri borghi”, ha affermato nel suo videomessaggio Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione.

Secondo Foti, “il modello di borgo digitale presentato questa mattina rappresenta un concreto strumento di sviluppo, coesione e innovazione per i territori. È coerente con gli obiettivi di trasformazione digitale e valorizzazione delle aree interne promossi a livello nazionale ed europeo, per i quali l’investimento pubblico ha rappresentato una leva decisiva. Il suo valore sta nella replicabilità. Altri Comuni possono adattarne il metodo alle proprie esigenze, mettendo in relazione infrastrutture digitali, servizi e capacità amministrativa. Innovare i borghi significa investire nel futuro dei nostri territori e, insieme, nel futuro dell’Italia”.

Una roadmap pensata per i piccoli centri

Il progetto nasce con l’obiettivo di definire un percorso metodologico e tecnologico replicabile nei piccoli Comuni, che rappresentano circa il 70% delle amministrazioni comunali italiane. Il modello mette insieme infrastrutture digitali, conoscenza delle caratteristiche del territorio e servizi basati sui dati, valorizzando anche forme di collaborazione tra settore pubblico e privato.

Il punto di partenza è stato un assessment del territorio realizzato attraverso l’Urban Check Up Model validato da Enea. Su questa base sono stati sviluppati 15 casi d’uso, individuati attraverso un percorso di ascolto e co-progettazione con gli stakeholder locali e orientati sia alle esigenze della comunità sia alla modernizzazione della gestione comunale.

“Con l’Urban Check-Up Model partiamo da una fotografia dei bisogni del Comune per capire quali sono le priorità e dove indirizzare investimenti e innovazione”, spiega Roberta Rita Pezzetti, direttrice scientifica del Centro di ricerca Smarter dell’Università dell’Insubria. “Pitigliano ci ha permesso di sperimentare questo percorso e di costruire un modello che ora può essere adattato e portato in molti altri piccoli Comuni, anche mettendo in comune servizi e tecnologie. L’obiettivo finale non è soltanto rendere i territori più digitali, ma generare benefici concreti per le comunità: nuove opportunità, maggiore attrattività, valorizzazione del patrimonio e diritto a restare”.

Pitigliano, tre anni per testare servizi e tecnologie

Pitigliano è diventato il terreno di sperimentazione delle soluzioni previste dal progetto. I casi d’uso spaziano dalla valorizzazione del patrimonio culturale con la realtà aumentata al monitoraggio dei rischi naturali, sviluppato con il supporto dell’Ingv.

Proprio sul fronte della prevenzione è stata sperimentata una delle applicazioni tecnologicamente più avanzate del progetto. Sulla rete in fibra ottica di Open Fiber è stato installato in ambiente urbano un sistema Distributed Acoustic Sensing, Das, che consente di utilizzare il cavo in fibra come una rete distribuita di sensori.

“Il monitoraggio sismico è nel DNA dell’INGV e, oggi, le nuove tecnologie ci permettono di portare questa nostra attività dentro le infrastrutture e nelle città”, spiega Andrè Herrero, ricercatore dell’Ingv. “A Pitigliano abbiamo installato, in ambiente urbano, un sistema di Distributed Acoustic Sensing (DAS) sulla rete in fibra ottica di Open Fiber. Abbiamo così trasformato una rete di telecomunicazione in una rete di sensori distribuiti”.

La sperimentazione, prosegue Herrero, “dimostra il potenziale della fibra ottica per il monitoraggio del territorio. Il sistema può affiancare le reti sismiche tradizionali con un’osservazione continua e diffusa. Si aprono così nuove possibilità per la conoscenza, la sicurezza e la prevenzione. L’obiettivo è sviluppare soluzioni scalabili per i borghi digitali, utilizzando infrastrutture già presenti sul territorio”.

Sono stati sperimentati inoltre interventi di efficientamento energetico e l’applicazione del PELL, Public Energy Living Lab, di Enea, sistemi per il monitoraggio ambientale e dei flussi turistici, servizi di robotica, soluzioni di edge computing e strumenti digitali destinati alla gestione del territorio.

Il progetto comprende anche la copertura FTTR, Fiber To The Room, di edifici di pubblica utilità, un digital twin del Comune, un totem informativo per la cittadinanza e lo studio di fattibilità per una Comunità energetica rinnovabile.

Fibra, conoscenza del territorio e piattaforme dati

La cornice elaborata a partire dall’esperienza toscana individua tre livelli tra loro collegati. Il primo riguarda la copertura del territorio attraverso infrastrutture a banda ultralarga FTTH, considerate la base per attivare servizi e strumenti digitali destinati a cittadini e amministrazioni.

Il secondo riguarda la conoscenza delle infrastrutture urbane e la valutazione del livello di digitalizzazione nella gestione del territorio, attraverso le metodologie PELL e Urban Check Up Model di Enea. Nel caso dell’illuminazione pubblica, PELL permette di mappare la consistenza degli impianti, fornendo al Comune una rappresentazione statica e dinamica delle infrastrutture e indicatori di prestazione utili a valutarne funzionamento ed efficienza. A Pitigliano l’impiego di sistemi di illuminazione adattativa e il monitoraggio dei consumi attraverso la piattaforma hanno consentito di stimare un risparmio energetico del 52% rispetto alla gestione tradizionale. Il beneficio equivale a circa 2 MWh di energia risparmiata ogni anno ogni 10 lampade monitorate, con un risparmio economico stimato in circa 50 euro l’anno per ciascun punto luce. L’utilizzo dei dati raccolti apre inoltre alla possibilità di estendere l’efficientamento ad altre infrastrutture comunali.

Il terzo livello prevede l’utilizzo di piattaforme per raccogliere, aggregare e analizzare i dati urbani, così da supportare una gestione integrata dei servizi comunali.

In questo quadro Open Fiber ha realizzato V-ERA, piattaforma digitale attraverso la quale il Comune può monitorare infrastrutture, servizi e fenomeni urbani e utilizzare le informazioni raccolte a supporto delle proprie attività.

“Il digitale è una leva fondamentale per la crescita dei borghi: permette alle imprese di raggiungere nuovi mercati, rende più accessibili i servizi e amplia le possibilità di lavorare e studiare senza lasciare il proprio territorio. La presenza di un’infrastruttura in fibra ottica è la base per offrire a chi vive nei piccoli Comuni le stesse opportunità disponibili nelle città”, sottolinea Giuseppe Gola, amministratore delegato di Open Fiber.

“A Pitigliano abbiamo lavorato con ENEA e con l’amministrazione per tradurre queste possibilità in applicazioni legate ai bisogni della comunità. Ora mettiamo questa esperienza a disposizione di altri Comuni, perché gli investimenti nella rete diventino una risorsa per lo sviluppo dei territori”, aggiunge Gola.

Dalla sperimentazione alla replicabilità

Per trasferire il modello oltre Pitigliano, Open Fiber, Enea e il Centro di ricerca Smarter dell’Università dell’Insubria hanno elaborato un sistema di clusterizzazione dei piccoli Comuni italiani, raggruppandoli sulla base di dimensioni e caratteristiche territoriali.

Tra le variabili considerate figura l’appartenenza a forme associative sovracomunali, come Unioni di Comuni e Comunità montane, che possono consentire la gestione condivisa di funzioni e servizi. L’obiettivo è individuare per ciascun gruppo di territori percorsi di digitalizzazione e un insieme di servizi calibrati sulle specifiche esigenze locali.

“ENEA opera per supportare lo sviluppo tecnologico e la crescita economica del Paese attraverso strategie e modelli che sostengono gli obiettivi di riduzione delle emissioni, l’autonomia energetica e la digitalizzazione, ponendo sempre attenzione alle caratteristiche e alle esigenze specifiche dei territori”, afferma Giulia Monteleone, direttrice del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili di Enea.

“Il nostro compito non è solo fornire strumenti tecnologici per la transizione digitale ed energetica, ma anche accompagnare le amministrazioni pubbliche e i cittadini nel recepimento di questi risultati. Come a Pitigliano, dove abbiamo messo in campo le nostre competenze per guidare una gestione urbana data-driven, efficiente e sicura. Unendo tecnologia, competenze e una necessaria transizione culturale potremo trasformare un modello pilota, come quello di Pitigliano, in una road map di innovazione nazionale replicabile su molti altri Comuni italiani”.

Il nodo delle risorse dopo il Pnrr

La scalabilità del progetto chiama in causa anche le risorse necessarie per dare continuità agli investimenti nei territori. Lucia Borgonzoni, sottosegretaria di Stato al ministero della Cultura, ha ricordato che con il Pnrr Cultura sono state mobilitate risorse per oltre 4 miliardi di euro distribuite su nove misure, tra cui l’investimento “Attrattività dei Borghi”.

“Le tre giornate di ‘PNRR Piccoli Borghi’, concluse lo scorso 18 settembre, ci hanno restituito risultati eccellenti e ci hanno messo di fronte alla sfida che attende i territori dopo il 2026: dare continuità a quanto costruito anche quando il PNRR sarà terminato”, ha spiegato Borgonzoni. “In quest’ottica, colmare il digital divide è un passaggio chiave per contrastare lo spopolamento, e il Ministero continuerà ad accompagnare i Comuni in questo percorso”.

Per Daniela Faraoni, presidente di Infratel Italia, lo sviluppo delle infrastrutture digitali può contribuire anche alla capacità dei territori di attrarre nuovi residenti e attività economiche. “Le infrastrutture digitali rappresentano oggi veri strumenti di sviluppo e garantiscono pari opportunità a tutti i territori: borghi, aree interne, territori isolati, isole minori. L’esperienza dei borghi italiani può diventare un modello di innovazione territoriale: una connettività adeguata consente accesso veloce ai servizi ai cittadini e accresce l’attrattività di comunità e imprese”.

Secondo Faraoni, la disponibilità di connessioni sicure e veloci può contribuire anche al ripopolamento di territori di valore storico e culturale, rendendo possibili attività e modalità di lavoro che in passato erano penalizzate dall’isolamento infrastrutturale.

La rete Open Fiber sul territorio

Il progetto si innesta sull’infrastruttura realizzata da Open Fiber in Italia. Secondo i dati forniti dalla società, la rete conta oltre 170mila chilometri di infrastruttura e 17,5 milioni di unità immobiliari raggiunte in FTTH, con più di 4 milioni di clienti attivi.

La copertura interessa circa 250 città e oltre 6mila Comuni, mentre il piano industriale prevede investimenti complessivi per circa 16 miliardi di euro tra risorse pubbliche e private.

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