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Call center, Di Raimondo (Asstel): “Il nuovo CCNL guarda al futuro”



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Il direttore generale dell’associazione mette al centro l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro nelle telecomunicazioni, richiamando la necessità di nuove competenze e di un governo condiviso della trasformazione

Pubblicato il 23 gen 2026



CCNL TLC call center

L’introduzione dell’intelligenza artificiale nella filiera delle telecomunicazioni non è più un’ipotesi prospettica, ma un elemento strutturale che incide in modo diretto sull’organizzazione del lavoro. A evidenziarlo è Laura Di Raimondo, presidente di Asstel-Assotelecomunicazioni, intervenuta a Bari all’evento “Futuro Connesso: l’IA nelle telecomunicazioni e i nuovi orizzonti del lavoro”, promosso da CGIL Puglia e .Puglia.

“La valutazione dell’effetto dell’adozione dell’IA sul lavoro è un punto centrale di attenzione nella Filiera TLC”, spiega Di Raimondo, sottolineando come la progressiva implementazione di sistemi intelligenti richieda specifiche competenze nella gestione e nell’interpretazione dei dati, oltre a una profonda evoluzione dei modelli organizzativi.

Nuove competenze e formazione nella filiera delle telecomunicazioni

Secondo Asstel, l’impatto dell’IA non può essere affrontato limitandosi a un semplice aggiornamento tecnologico. Accanto alle competenze tecniche, diventa infatti indispensabile sviluppare nuove capacità trasversali e una mentalità in sintonia con il mondo dell’intelligenza artificiale.

Un cambiamento che impone di ripensare radicalmente l’approccio all’educazione e alla formazione professionale, con investimenti mirati in percorsi capaci di preparare le persone a “collaborare” con sistemi avanzati. In questo quadro, la formazione continua assume un ruolo strategico per accompagnare l’evoluzione del settore.

Relazioni industriali e governo della trasformazione digitale

Di fronte a una trasformazione così profonda, Asstel richiama anche la centralità dei sistemi di rappresentanza, chiamati a governare in modo tempestivo il cambiamento in atto. La costruzione di una nuova visione industriale del lavoro passa infatti dal dialogo tra imprese e parti sociali, nella consapevolezza che innovazione e sostenibilità occupazionale devono procedere di pari passo.

È in questa prospettiva che la presidente di Asstel colloca il recente rinnovo del Contratto collettivo nazionale delle telecomunicazioni, considerato un passaggio chiave per accompagnare l’evoluzione della filiera.

Il rinnovo del CCNL TLC e il futuro dei call center

“Riteniamo che un passo avanti significativo sia stato fatto con il recente rinnovo del CCNL TLC”, afferma Di Raimondo, evidenziando come l’intesa confermi l’impegno condiviso nel promuovere occupazione qualificata e formazione permanente, rafforzando al contempo il ruolo delle telecomunicazioni come infrastruttura strategica per lo sviluppo digitale del Paese.

Il contratto rinnovato si inserisce così in una visione di medio-lungo periodo, che riconosce il valore del capitale umano come fattore competitivo essenziale in una fase di rapida trasformazione tecnologica.

CRM-BPO, come cambia l’organizzazione del lavoro

Particolare attenzione è riservata all’evoluzione dei servizi di Customer Relationship Management e Business Process Outsourcing, ambito interessato da una profonda trasformazione digitale. Un processo che coinvolge non solo le tecnologie, ma anche l’organizzazione del lavoro e le competenze richieste.

Secondo Asstel, questa evoluzione va governata con uno sguardo consapevole, orientato al futuro, per rafforzare le imprese, sostenere lo sviluppo delle condizioni di occupabilità e favorire un equilibrio tra esigenze aziendali e bisogni delle persone.

CCNL TLC e CRM-BPO: stop al dumping contrattuale

Proprio per rispondere a queste sfide, il nuovo CCNL TLC introduce per la prima volta un’area contrattuale dedicata alle attività di CRM-BPO. L’obiettivo è duplice: favorire competitività, produttività e qualità dei servizi attraverso norme calibrate sulle specificità del mercato e offrire una cornice contrattuale di riferimento per contrastare fenomeni distorsivi.

Tra questi figurano il dumping contrattuale, il mancato rispetto della clausola sociale e delle tabelle ministeriali sul costo del lavoro, fino alla vera e propria “fuga dal contratto nazionale”, dinamiche che – ricorda Di Raimondo – danneggiano profondamente sia le imprese sia i lavoratori.

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