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Canone 1998, Tim incassa il miliardo riconosciuto dalla Cassazione



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Si chiude una disputa durata più di vent’anni. Le somme comprendono il contributo versato, rivalutazione e interessi. Effetto positivo sulla posizione finanziaria 2026 già incluso nelle previsioni del gruppo

Pubblicato il 11 giu 2026



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Tim incassa il rimborso relativo al Canone 1998 per un importo di poco superiore a un miliardo di euro. Il pagamento segue la sentenza della Corte di Cassazione che, lo scorso dicembre, aveva confermato in via definitiva la restituzione delle somme e chiuso il contenzioso con lo Stato dopo oltre vent’anni.

Canone 1998, Tim incassa il rimborso

L’importo incassato, spiega l’azienda in una nota, comprende il canone originario, pari a oltre 500 milioni di euro, oltre alla rivalutazione e agli interessi. La vicenda nasce nella fase successiva alla liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni, quando a Telecom Italia era stato richiesto il pagamento del contributo concessorio relativo al 1998.

Da lì aveva preso avvio un lungo percorso giudiziario che, attraverso diversi gradi di giudizio, è arrivato fino alla pronuncia definitiva della Cassazione.

Effetto positivo sulla posizione finanziaria

Tim precisa che il provento, di natura non ricorrente, risulta interamente contabilizzato nel 2025, in occasione della pubblicazione dei risultati preconsuntivi al 31 dicembre.

L’incasso, prosegue la nota, produce invece un effetto netto positivo sulla posizione finanziaria dell’esercizio in corso di poco inferiore a un miliardo di euro, già incluso nella guidance finanziaria per il 2026.

Dalla liberalizzazione alla decisione definitiva

La disputa affonda le radici nella fase immediatamente successiva alla liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni. Il nodo riguarda il pagamento del canone concessorio richiesto a Telecom Italia per il 1998, nonostante l’introduzione di un contributo obbligatorio calcolato sul fatturato che avrebbe dovuto sostituire il precedente meccanismo.

Nel corso degli anni la vicenda passa dal Tar al Consiglio di Stato, fino al pronunciamento della Corte di Giustizia europea, che già nel 2008 si era espressa sul carattere “non dovuto” del canone. Dopo ulteriori gradi di giudizio, la Corte d’Appello di Roma nel 2024 riconosce la restituzione delle somme, decisione poi resa definitiva dalla Cassazione.

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