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Cavi sottomarini, nel 2026 in arrivo quasi 40 nuove dorsali sistemi: perché i prezzi non crolleranno



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Il nuovo anno segnerà un’accelerazione senza precedenti per le infrastrutture sommerse. Tra boom di investimenti, rotte alternative e vincoli fisici, si ridisegna la geografia del traffico. Impatti concreti su PA, telco e fornitori tech

Pubblicato il 9 gen 2026



Cavi sottomarini Fcc

L’ecosistema dei cavi sottomarini entra nel 2026 in modalità sprint. Secondo TeleGeography, dopo circa 15 nuovi sistemi avviati nel 2025 per un valore di 3,2 miliardi di dollari, l’anno nuovo vedrà arrivare quasi 40 cavi, per un’esposizione di capitale di circa 6 miliardi. È il picco più alto dell’ultimo decennio. Eppure, non si profila un crollo dei prezzi. Gran parte delle nuove infrastrutture è costruita dai content provider per uso interno, non per la vendita aggressiva sul mercato.

È il messaggio centrale emerso nell’episodio “What to Know About Transport Networks in 2026” del podcast di TeleGeography Explains the Internet, con Lane Burdette e Paul Brodsky.

Investimenti: capacità in crescita senza shock sui prezzi

Il 2026 porterà una forte ondata di capacità. L’incremento però non si tradurrà in dumping. I grandi provider di contenuti, Google in testa, finanziano sistemi end‑to‑end per esigenze proprietarie. La capacità resta strategica e scarsa, soprattutto in mare. La leva commerciale quindi non si sposta verso la semplice guerra dei prezzi. Conta di più la diversità di percorso e la qualità di instradamento. Per gli operatori telco, la partita si gioca sui contratti a lungo termine, sulla resilienza e sull’accesso anticipato a fibre e spettro.

La geopolitica ridisegna le rotte

Il Mar Rosso è diventato un collo di bottiglia. Il conflitto in Yemen rende complicato ottenere permessi per le navi riparatrici. Alcuni sistemi restano in attesa. L’industria reagisce con nuove dorsali terrestri attraverso Arabia Saudita, Uae, Giordania e Israele. Crescono anche le rotte sottomarine alternative che evitano aree sensibili come il Mar Cinese Meridionale. Gli ingegneri disegnano passaggi via Indonesia e Filippine. La priorità è ridurre i punti di fallimento comuni e distribuire il rischio geopolitico.

L’AI sposta la geografia delle reti

La crescita dell’AI cambia l’ordine delle decisioni. Non sono più le reti a guidare i data center. Accade il contrario. La connettività “insegue” i siti dove c’è potenza elettrica disponibile. Si sviluppano hotspot inattesi, dal Texas occidentale all’Iowa, fino all’Isola di Natale, nuovo hub per i sistemi di Google. La domanda futura dell’AI resta incerta. Per questo gli attori accumulano dark fiber e rotte diversificate. È una polizza assicurativa contro la scarsità di banda e le interruzioni.

Limiti fisici e strategie diverse tra terra e mare

Tra dorsali terrestri e cavi sottomarini esiste un divario fisico netto. A terra, l’alimentazione è disponibile ovunque. Si possono installare migliaia di coppie di fibre in un unico corrugato. In mare, i ripetitori dipendono dall’energia inviata a distanza. Oggi i sistemi si fermano attorno a 24 fibre per cavo. Il risultato è chiaro: la capacità sottomarina è un asset scarso per definizione. Il mondo terrestre punta su mesh con quattro o cinque ingressi veramente indipendenti per ogni nodo critico. In mare, invece, conta massimizzare l’affidabilità per percorso e ridurre le correlazioni di rischio.

Cosa significa per la Pa

Per la Pa la resilienza diventa requisito di gara, non optional. I servizi digitali critici richiedono ridondanza geografica e tempi di ripristino misurabili. Vanno premiati i progetti con rotte fisicamente indipendenti dal Mar Rosso e dalle aree a maggiore rischio. Le strategie cloud pubbliche devono considerare i nuovi hub energetici. Vicinanza ai data center significa minore latenza e minori rischi di congestione. La pianificazione territoriale, dai permessi ai cavidotti, deve accelerare. L’obiettivo è abilitare backhaul sicuri e capaci, anche in ottica di sovranità dei dati.

Le priorità per le telco

Le telco competono sul valore della diversità di percorso e sulla qualità end‑to‑end. La gestione del rischio diventa leva commerciale. Servono contratti flessibili per capacità su cavi sottomarini e fibre terrestri. È quindi il momento di consolidare inventario di dark fiber, lambdas e accessi a stazioni di approdo meno affollate. La monetizzazione passa da servizi premium: latenze garantite, instradamento indipendente e ripristino automatico. Le scelte di peering e di collocazione vicino ai nuovi poli energetici si riflettono direttamente sui livelli di servizio.

Le mosse per i fornitori tech

I vendor, emerge dall’analisi, devono allineare la roadmap ai vincoli fisici. In mare conta l’efficienza energetica dei ripetitori e la gestione dello spettro ottico. A terra si spinge su mesh multi‑dominio e automazione. La domanda dell’AI sollecita piattaforme ottiche coerenti di nuova generazione e orchestrazione che ottimizzi energia, capacità e latenza. La differenziazione passa da strumenti di telemetria e da Kpi di resilienza verificabili. Chi porterà sul campo soluzioni pronte per siti power‑rich ma remoti intercetterà la crescita.

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