L’ANALISI

Cavi sottomarini, l’AI accende la geopolitica delle dorsali: connettività come fronte di potere



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La corsa alla sovranità algoritmica ridisegna confini e rotte digitali. I grandi del tech investono per evitare colli di bottiglia, mentre cresce il rischio di interruzioni mirate e frammentazione dei mercati

Pubblicato il 15 gen 2026



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I cavi sottomarini sono tornati al centro del potere. Un’analisi del think tank francese Hec, firmata da Olivier Chatain e Jeremy Ghez, chiarisce il cambio di fase. L’AI trasforma le dorsali in infrastrutture strategiche e incrina l’illusione di una rete neutra e globale. Il “viaggio di nozze” dei primi anni di Internet si è chiuso. Ora si impone una geografia digitale divisa per sovranità, ridondanze e scelte industriali. In questo quadro, la connettività non è più solo un servizio. È un asset geopolitico.

L’architettura di base resta spettacolare, ma fragile. Sotto gli oceani corrono fasci ottici non più spessi di un tubo da giardino. Eppure veicolano circa il 95% del traffico dati mondiale. Parliamo di 700mila miglia nautiche di dorsali, con ripetitori, snodi e punti di approdo esposti a rischi fisici e politici. La mappa si complica perché i big tech spingono rotte alternative, mentre i governi ricalibrano regole e controlli. Il risultato è una nuova competizione tra Stati, che supera quella tra imprese.

Dalle reti condivise alle ambizioni sovrane

La tecnologia un tempo attenuava le fratture. Oggi le amplifica. “In passato, tecnologia e interdipendenza favorivano la stabilità”, osserva Jeremy Ghez. “Ora le rivalità geopolitiche sono diventate rivalità tecnologiche”. I decisori seguono un calcolo politico”, come lo definisce Olivier Chatain. L’obiettivo è il controllo del proprio destino digitale. Sovranità AI significa regole, standard e infrastrutture a misura degli interessi nazionali o regionali.

Gli autori parlano di una possibile “separazione molto disordinata” tra Usa e Cina, con i cavi sottomarini al centro. La prospettiva è una frammentazione globale, un patchwork di mercati incomparabili. Le norme su dati, intelligenza artificiale e sicurezza influenzano le scelte di posa, gli approdi e le partnership. Le dorsali diventano, così, barriere invisibili che definiscono confini digitali in movimento.

Lascesa dei campioni industriali delle dorsali

Il protagonismo non è solo pubblico. Google e Meta guidano gli investimenti nei cavi sottomarini. Microsoft e Amazon seguono, ma con minore intensità. L’obiettivo è aggirare i colli di bottiglia geopolitici, creare ridondanza e accorciare le latenze tra data center critici per l’AI. La capacità dei satelliti di Starlink non regge il confronto sui volumi. Le fibre restano l’unica opzione per l’addestramento e l’inferenza su vasta scala.

La scelta dei tracciati rivela le priorità. Gli snodi Pacifico e Indiano attraggono nuove rotte per evitare aree ad alta tensione. Gli Stati osservano e intervengono. Non sempre possiedono le infrastrutture, ma incidono sulle autorizzazioni, sui consorzi e sui percorsi. Il risultato è una competizione tra Stati più aspra della concorrenza tra operatori. E una filiera in cui ogni anello pesa: dalla progettazione alla posa, fino alla manutenzione rapida.

Vulnerabilità profonde, rischi crescenti

Le dorsali appaiono robuste. In realtà, mostrano vulnerabilità strutturali. Ancore, terremoti, persino i morsi degli squali possono danneggiarle. La ridondanza attenua gli effetti di un singolo taglio. Ma una serie di incidenti può innescare interruzioni prolungate. I casi citati in Sudafrica nel marzo 2024 lo dimostrano. Ancora più delicata è la minaccia di azioni coperte: tagli multipli coordinati, difficili da attribuire.

Gli episodi nel Baltico, nel Mar Rosso e attorno a Taiwan tra fine 2024 e inizio 2025 hanno alzato l’attenzione. Le inchieste ipotizzano mosse sotto la soglia della guerra. Gli autori avvertono: “Che cosa succederebbe se i cavi venissero sabotati in modo coordinato?”. La risposta è netta. Connettività ridotta, comunicazioni di sicurezza compromesse, transazioni finanziarie bloccate, servizi critici a rischio. È lo scenario che ogni attore vuole evitare, aumentando resilienza e capacità di ripristino.

Stati arbitri, big tech architetti

La politica industriale entra nei fondali. Nel 2020 la Casa Bianca ha bloccato un progetto transpacifico di proprietà Google e Meta, imponendo poi un riinstradamento lontano dalla Cina per ragioni di intercettazione. La Francia, nel 2024, ha deciso la nazionalizzazione di Alcatel Submarine Networks per proteggere un asset di sicurezza nazionale. Queste mosse definiscono i limiti entro cui le imprese operano.

Tuttavia, le big tech avanzano. Investono in tratte periferiche, riducono i punti di strozzatura, moltiplicano gli approdi. Così aumentano l’affidabilità complessiva della rete. È un paradosso: l’interesse privato per l’AI favorisce una robustezza sistemica che spesso supera l’azione degli Stati. La convivenza resta complessa, ma produce ridondanza e diversificazione. Due scudi contro la “separazione disordinata” evocata nello studio.

Il tramonto della luna di miele digitale

L’AI non unisce i mercati; li ricompone per sfere d’influenza. “La luna di miele è finita”, dicono Ghez e Chatain. Il rischio è una rottura tra Usa e Cina attorno ai cavi sottomarini. Le imprese non possono più contare su una rete “flat”. Devono mappare i rischi, prevedere alternative, curare i tempi di riparazione e reattività. Devono inoltre misurare l’impatto delle norme sull’AI su dati, modelli e capacità cross-border.

Le scelte di infrastruttura diventano scelte di strategia AI. Non si tratta soltanto di megabit. Conta la topologia delle rotte, l’interconnessione con data center, la latency su traiettorie critiche. La concorrenza si gioca su questi dettagli. Per questo il settore assiste a una convergenza tra telco, cloud e hyperscaler, con modelli di partnership nuovi e accordi capaci di resistere a shock politici.

Aziende, tra adattamento e leva competitiva

Come reagire? Gli autori invitano a “pensare fuori dalla scatola”. La competizione non oppone solo imprese a imprese. Coinvolge nazioni e, sempre più, le loro agende. Le aziende devono leggere i cavi come capitale geopolitico. Devono negoziare approdi sicuri, rafforzare la supply chain della manutenzione, assicurare ridondanza fisica e logica. E investire in osservabilità dei percorsi, con piani di continuità realistici.

C’è però un lato positivo. “Attori come Google, investendo massicciamente in reti in luoghi fuori mano, costruiscono ridondanza e rendono lintera rete più robusta”. La competizione accelera l’innovazione. Riduce i tempi di ripristino. Apre nuove rotte. La sovranità, se coordinata, può convivere con interoperabilità e affidabilità. È un equilibrio difficile, ma possibile.

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