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Cellnex vende Towerlink France. Patuano: “Ora focus sul neutral host”



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La cessione a una controllata di Vauban chiude un capitolo sui poli elaborativi d’Oltralpe e libera risorse per accelerare su condivisione di rete indoor, copertura nei grandi edifici e modelli “as a service” capaci di ridurre costi e complessità per gli operatori. Il ceo: “Siamo in una posizione migliore per promuovere una crescita sostenibile”

Pubblicato il 23 gen 2026



Marco Patuano_Cellnex CEO_1

Cellnex ha completato la vendita del 99,99% di Towerlink France, la società che presidiava le principali attività del gruppo nei data center in Francia, a VIFSP6 Trinity, controllata al 100% di Vauban Infra Fibre (VIF). L’operazione, interamente regolata in contanti, è arrivata dopo l’approvazione formale delle autorità francesi competenti sugli investimenti diretti esteri e dopo il soddisfacimento delle condizioni di closing, incluso il processo di informazione e consultazione con le rappresentanze dei lavoratori.

La dismissione rafforza un indirizzo già esplicito: ridurre le attività non centrali per concentrare capitale e attenzione sul mestiere infrastrutturale. Marco Patuano, ceo di Cellnex, lega infatti la chiusura del deal a un percorso di rifocalizzazione: “La chiusura di questa operazione segna una tappa importante nel nostro percorso strategico. Concentrando le nostre risorse sul nostro core business, ovvero le infrastrutture ditelecomunicazione neutrali, siamo in una posizione migliore per promuovere una crescita sostenibile”. La seconda metà del ragionamento riguarda la capacità di investimento: “I proventi di questa operazione rafforzeranno ulteriormente il nostro bilancio e ci consentiranno di continuare a investire nell’espansione e modernizzazione del nostro network europeo”. In altre parole, la leva finanziaria diventa una leva industriale.

Perché cresce il valore del “neutral host”

Il quadro di mercato spinge nella stessa direzione. Il consumo di dati mobili aumenta con un tasso annuo composto vicino al 40%, mentre gli utenti chiedono continuità di servizio e prestazioni elevate in ogni contesto. La macro-rete, da sola, non riesce a garantire qualità in luoghi complessi e affollati, come stadi, centri commerciali, ospedali, uffici, metropolitane e gallerie. Per colmare il divario servono densificazione e soluzioni indoor dedicate, che però hanno un costo crescente.

Qui entra in gioco il modello neutral host, basato sulla condivisione di un’unica infrastruttura tra due o più operatori e sulla gestione affidata a un soggetto terzo. La condivisione riduce duplicazioni, accorcia i tempi di realizzazione e abbassa il costo complessivo per singolo MNO, soprattutto quando le venue diventano un fattore competitivo per la qualità percepita dal cliente finale.

DAS as a Service: l’infrastruttura indoor come servizio

Uno studio di Gsma descrive un case study che coinvolge Cellnex, relativo all’uso del DAS as a Service (DASaaS). Il DAS (Distributed Antenna System) è una rete di antenne distribuite e collegate a una sorgente comune che porta copertura e capacità dentro un edificio o in un’area circoscritta. In questa logica, Cellnex agisce da ospite neutrale e segue l’intero ciclo di vita della soluzione, dalla progettazione alla manutenzione, con monitoraggio continuativo e livelli di servizio definiti con operatori e proprietari degli spazi.

Il vantaggio sta nella combinazione tra tecnica e governance. Una regia unica gestisce permessi, design, installazione, commissioning e operations, riducendo l’onere operativo per MNO e landlord. La progettazione resta “su misura” perché dipende da interferenze esterne, materiali edilizi, obiettivi di performance, bande e settori richiesti, oltre che dalla scalabilità futura. Nello stesso tempo, la piattaforma comune evita che ogni operatore debba replicare infrastrutture simili nello stesso immobile.

I numeri della condivisione e l’impatto su CapEx e TCO

Sul piano economico, l’ordine di grandezza aiuta a capire perché il tema sia diventato centrale. Negli edifici, il CapEx delle soluzioni multi-operatore è indicato, nella maggior parte dei casi, tra 2,5 €/m² e 12 €/m², con variazioni legate a prestazioni, ambiente radio e tipologia della venue. Il punto decisivo è il risparmio relativo: in base all’esperienza riportata, il CapEx per singolo operatore in un DAS condiviso può ridursi dal 35% al 65% rispetto a una soluzione single-operator, mentre il TCO tende a migliorare ulteriormente grazie a gestione centralizzata e manutenzione ottimizzata.

Questo schema risolve anche un problema tipico dei progetti indoor: gli operatori non hanno sempre piani di rollout allineati e spesso devono reagire a esigenze temporanee, come un contratto corporate di durata limitata. Un soggetto terzo, che investe con orizzonte lungo, consente agli MNO di entrare nella venue quando serve e di modulare l’equilibrio tra CapEx e OpEx, senza trasformare ogni progetto in un investimento rigido.

Dagli stadi ai grandi edifici: la rete come parte dell’esperienza

Gli stadi sono il banco di prova più evidente. Durante un Super Bowl,ad esempio, si sono registrati 55 TB di traffico su rete mobile; il dato sintetizza la pressione generata da decine di migliaia di persone che condividono foto e video in tempo reale. In questi contesti la capacità diventa tanto importante quanto la copertura, perché la congestione delle macro-stazioni vicine può impedire anche attività basilari.

Il materiale richiama esperienze in venue ad alta affluenza, con sistemi multi-operatore progettati per reggere picchi e vincoli stringenti, tra estetica, tempi di deployment e requisiti prestazionali. La lezione, per il mercato, è chiara: quando la connettività incide su sicurezza, servizi digitali e ricavi, la rete indoor non è un accessorio, ma un’infrastruttura critica.

Una scelta di perimetro che parla al mercato

La vendita di Towerlink France a Vauban va letta insieme a questa evoluzione. Rafforzare il bilancio e concentrare risorse sul core significa aumentare la capacità di investimento su reti condivise, dove il valore nasce dalla scala, dalla gestione multi-tenant e dalla rapidità di esecuzione. In un’Europa che deve densificare senza moltiplicare i costi, il neutral host non è soltanto un modello tecnico: è una risposta industriale alla domanda di qualità e sostenibilità.


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