Il D2D satellitare entra nella fase più delicata della sua crescita. Non più solo annunci, partnership e grandi promesse tecnologiche. Ora arrivano i primi segnali sull’uso reale. E quei segnali, raccolti dalla Gsma Intelligence, raccontano una storia più complessa rispetto alla narrativa dell’ubiquità totale.
Il mercato resta in forte movimento. SpaceX ha indicato nella documentazione per l’Ipo una base di 7,4 milioni di dispositivi mobili unici mensili raggiunti in circa 30 Paesi. Il servizio si appoggia a 650 satelliti direct-to-device. È un dato rilevante, perché misura la scala già raggiunta da un modello ancora in costruzione.
Intanto Amazon è entrata con decisione nella partita attraverso l’acquisizione di Globalstar per 11,6 miliardi di dollari. Negli Stati Uniti, i tre grandi operatori mobili hanno annunciato una joint venture per estendere la copertura nelle aree senza segnale. Secondo il tracker Ntn di Gsma Intelligence, a fine primo trimestre 2026 erano 23 gli operatori mobili con offerte D2D attive. Nel complesso rappresentavano 695 milioni di connessioni.
Eppure, dietro l’accelerazione industriale, emerge un primo elemento di cautela. A maggio 2026, secondo quanto indicato dall’amministratore delegato di T-Mobile Us, Srini Gopalan, l’uso di T-Satellite rappresentava appena lo 0,0002% del traffico complessivo della rete dell’operatore negli Stati Uniti. In altri termini, il traffico wireless terrestre di T-Mobile risultava 500mila volte superiore rispetto a quello D2D.
Il dato non chiude la partita. Ma aiuta a definirne meglio il perimetro. Il D2D satellitare può diventare una componente strategica della connettività mobile. Tuttavia, almeno nella fase iniziale, non appare destinato a competere con le reti terrestri sul volume di traffico.
Indice degli argomenti
La promessa della copertura globale
La forza del direct-to-device nasce da un problema concreto. Le reti mobili coprono ormai la quasi totalità della popolazione mondiale. Secondo i dati citati da Gsma Intelligence, il 96% delle persone vive in aree servite da una rete mobile.
Il punto critico è un altro. La copertura della popolazione non coincide con la copertura del territorio. Le mappe di Gsma Intelligence indicano che il 62% della superficie terrestre non è raggiunto da una rete terrestre. A questa porzione si aggiunge il mare, che copre il 71% del pianeta.
È qui che il D2D satellitare trova la sua ragione industriale. Non promette soltanto una nuova esperienza mobile. Promette continuità di servizio nei luoghi dove l’infrastruttura tradizionale non arriva. Montagne, aree rurali, strade isolate, tratte marittime e zone di emergenza diventano così il terreno naturale della tecnologia.
Questa prospettiva spiega l’interesse degli operatori. La connettività satellitare diretta allo smartphone riduce la dipendenza da terminali dedicati. Inoltre consente di integrare il servizio dentro offerte mobili già esistenti. Per le telco, il valore non sta solo nel traffico generato. Sta anche nella promessa di resilienza, sicurezza e copertura estesa.
La domanda centrale, però, riguarda la scala d’uso. Un servizio può essere strategico anche se produce poco traffico. Ma deve essere posizionato correttamente. Altrimenti rischia di creare aspettative superiori alle sue capacità tecniche ed economiche.
Il segnale che arriva da T-Mobile Us
Il dato comunicato da Gopalan è significativo proprio perché introduce una misura di realtà. Se il traffico D2D di T-Mobile Us vale lo 0,0002% dell’uso complessivo della rete, il servizio resta marginale sul piano dei volumi.
Sulla base dei dati più recenti sul traffico mobile negli Stati Uniti, questa quota suggerisce un consumo medio inferiore a 10 Mb al mese per utente sul servizio D2D. È una quantità sufficiente per caricare alcune pagine web. Oppure per circa un minuto di video su smartphone.
Il numero va letto con prudenza. L’uso dati su un insieme selezionato di applicazioni è disponibile su T-Satellite solo da ottobre 2025. La maturità del servizio è quindi ancora limitata. Inoltre le prossime generazioni di satelliti dovrebbero aumentare in modo significativo la capacità disponibile.
Starlink, Amazon, Ast SpaceMobile e altri attori stanno preparando nuove infrastrutture. Anche le partnership tra operatori mobili e satellitari sono destinate ad ampliarsi. Per questo la quota di traffico satellitare crescerà quasi certamente nei prossimi anni.
Resta però un vincolo strutturale. Le leggi della fisica limitano la capacità che il D2D può sostenere. La distanza, la potenza dei terminali, l’ampiezza spettrale e la gestione delle interferenze impongono confini tecnici precisi. Nessun lancio satellitare può cancellare completamente questi vincoli.
Da qui deriva il punto industriale più importante. Il D2D satellitare non va valutato come una rete mobile alternativa. Va valutato come un’estensione selettiva della rete, pensata per garantire disponibilità dove il segnale terrestre manca.
Monetizzazione, il valore non è solo nel consumo
Il basso volume di traffico apre un tema diretto sulla monetizzazione. Se gli utenti consumano pochi dati via satellite, la sostenibilità non può dipendere solo dal modello tradizionale basato sull’uso.
Gopalan ha offerto un’indicazione chiara anche su questo fronte. Secondo il manager, “praticamente nessuno compra il satellite come servizio autonomo; lo compra come parte del pacchetto premium, che offre molti altri vantaggi”.
Questa affermazione può essere letta in due modi. Da un lato indica che i consumatori, almeno negli Stati Uniti, non attribuiscono ancora un valore autonomo elevato al D2D. Dall’altro lato mostra che un servizio ancora essenziale può contribuire a sostenere offerte premium.
Finora la tecnologia è stata legata soprattutto agli Sms e a funzioni di base. In questo contesto, la disponibilità a pagare un sovrapprezzo resta un segnale interessante. Non significa che il cliente paghi solo per il satellite. Significa però che la copertura estesa può rafforzare la percezione del pacchetto. Con l’evoluzione verso servizi internet migliori e, in prospettiva, verso la voce, il valore potenziale aumenterà. La vera sfida sarà trasformare una funzione di sicurezza in una leva commerciale stabile. Per gli operatori mobili, questo richiederà offerte chiare, promesse misurate e segmentazione accurata.
Il materiale disponibile indica che il 60% dei consumatori sarebbe disposto a pagare per il D2D, in media su 12 Paesi inclusi gli Stati Uniti. Il dato suggerisce un interesse ampio. Ma non definisce automaticamente un modello di ricavo uniforme. La disponibilità a pagare varierà per mercato, geografia e tipo di servizio. In Paesi con vaste aree rurali, il valore percepito potrà essere più alto. In mercati urbani e densamente coperti, il D2D potrà pesare soprattutto come garanzia aggiuntiva.
Una leva contro il churn
Per le telco, il D2D satellitare può avere un impatto anche sulla fedeltà dei clienti. La copertura nelle zone morte riduce una delle frustrazioni più visibili dell’esperienza mobile. Anche se l’uso è raro, il valore può emergere nei momenti critici.
Questo aspetto è importante. Molti servizi di connettività vengono giudicati non solo per l’uso quotidiano. Vengono giudicati quando servono davvero. Una chiamata d’emergenza, un messaggio in viaggio o una connessione minima in un’area isolata possono cambiare la percezione del brand. In questo senso, il D2D non deve necessariamente generare traffico elevato per creare valore. Può contribuire alla riduzione del churn, rafforzando la promessa di affidabilità. Il beneficio, però, dipenderà dalla qualità reale del servizio.
Se l’esperienza sarà troppo limitata, l’effetto commerciale potrebbe indebolirsi. Se invece l’utente percepirà una copertura affidabile nelle situazioni difficili, il servizio potrà diventare un elemento distintivo. La differenza sarà nella gestione delle aspettative. Gli operatori dovranno evitare messaggi commerciali troppo vicini all’idea di una rete mobile globale senza limiti. La tecnologia non è questo. È piuttosto una rete di supporto, con capacità crescente ma vincoli persistenti.
Lo spettro diventa il vero terreno competitivo
Il secondo nodo riguarda lo spettro. Anche con una crescita dell’uso, il traffico D2D non sarà paragonabile a quello del 5G terrestre. Lo stesso varrà, in prospettiva, per il 6G e per i servizi Fwa.
Questo rende inefficiente destinare quantità molto ampie di spettro al direct-to-device. Le risorse frequenziali restano scarse e strategiche. Devono sostenere servizi mobili ad alta capacità, reti fisse wireless e applicazioni industriali.
Per il D2D satellitare, diventa quindi più importante poter usare bande armonizzate su più Paesi. L’armonizzazione riduce la complessità operativa e migliora la scalabilità dei servizi. È un fattore decisivo per operatori che lavorano su costellazioni globali. Da qui nasce l’interesse crescente per le bande Mss, i servizi mobili satellitari. Queste frequenze possono affiancare l’uso delle bande Imt, tradizionalmente legate ai servizi mobili terrestri. Le mosse recenti del mercato vanno in questa direzione.
L’acquisizione di spettro da EchoStar da parte di SpaceX e l’acquisto di Globalstar da parte di Amazon mostrano quanto il controllo delle frequenze sia centrale. Gli operatori satellitari sembrano disposti a pagare un premio per ottenere asset spettrali più adatti alla scala internazionale.
Le bande Mss richiederanno probabilmente due o tre anni per trovare supporto nei nuovi smartphone. Ma offrono un vantaggio importante. Non obbligano gli operatori satellitari a gestire la stessa complessità di interferenze transfrontaliere e coordinamento locale associata alle bande Imt.
Un mercato in cerca di equilibrio
La traiettoria del D2D satellitare resta positiva. Gli investimenti crescono, gli accordi si moltiplicano e la domanda di connettività ovunque è reale. Ma i primi dati d’uso suggeriscono che il mercato dovrà abbandonare letture troppo semplici.
Il servizio non appare destinato a sostituire la rete mobile terrestre. Non nel traffico, non nella capacità e non nella qualità dell’esperienza dati. Il suo ruolo più probabile sarà complementare. Una copertura di continuità, da integrare nei portafogli premium e nei servizi a valore aggiunto.
Questa posizione non è minore. Al contrario, può essere molto rilevante. In un mercato mobile maturo, anche un servizio usato raramente può avere valore se riduce l’abbandono, migliora la sicurezza percepita e amplia la promessa di copertura.
La sfida sarà costruire modelli sostenibili senza sovradimensionare la narrativa. Gli operatori dovranno spiegare cosa il D2D può fare oggi. Dovranno anche indicare con cautela cosa potrà fare domani.






