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Del Fante: “Avanti su cloud sovrano. Tim resterà standalone”



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In conference call, l’Ad di Poste, rivendica la natura industriale dell’Opas lanciata sull’azienda guidata da Labriola. E assicura: “Resterà autonoma nella sua organizzazione”. Nessun coinvolgimento del governo e nessun rischio antitrust

Pubblicato il 23 mar 2026

Federica Meta

Direttrice



Del Fante: “Avanti su cloud sovrano. Tim resterà standalone”

L’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Poste Italiane su Tim viene letta dal gruppo guidato da Matteo Del Fante come il punto di arrivo di un disegno industriale costruito nel tempo. Nel corso della call con gli analisti, l’amministratore delegato ha definito l’operazione “una chiara visione strategica” spiegando che arriva “al culmine del nostro percorso di 9 anni attraverso il rafforzamento di Poste Italiane”.

Secondo Del Fante, la combinazione con l’operatore tlc “è perfetta con questo percorso” ed è “un passaggio fondamentale nella creazione di un fornitore di servizi di infrastrutture critiche per la pubblica amministrazione e le imprese, promuovendo la sovranità del cloud e la riservatezza dei dati, valorizzando al contempo il potenziale dell’evoluzione digitale dell’economia italiana”.

Tim osservata da anni, ora le condizioni sono cambiate

Il manager ha chiarito che l’interesse di Poste per Tim non nasce oggi. “Pensavamo da anni a una combinazione con Tim, ma il debito era troppo alto”, ha spiegato, aggiungendo che Poste guarda alla società “da cinque anni”. A cambiare il quadro è stata anche “l’eccellente esecuzione dello spin off” della rete realizzata dall’Ad di Tim, Pietro Labriola, e dal management.

Da qui la convinzione che Tim sia oggi “il partner giusto per accelerare la crescita della piattaforma e il compimento del nostro percorso di 9 anni”. Un’operazione che, nelle parole del vertice di Poste, “genera un valore significativo per tutti gli stakeholder”.

Nessun coinvolgimento del Governo, fiducia sul via libera Antitrust

L’Ad del Gruppo ha anche respinto le letture che attribuiscono all’esecutivo un ruolo diretto nell’operazione, precisando che “non c’è stato nessun coinvolgimento del Governo”.

Sul piano regolatorio, Poste procederà comunque con la notifica all’Antitrust. Anche su questo fronte il manager si è mostrato fiducioso, spiegando che l’operazione “sarà ovviamente notificata all’Antitrust”, ma che “non ci sono rischi”.

Tim resterà autonoma sul fronte del brand e dell’organizzazione

Uno dei punti messi in evidenza dal management riguarda la continuità industriale e organizzativa dell’ex incumbent. Del Fante ha assicurato infatti che, in seguito all’operazione, “Tim rimarrà un brand stand alone” e “manterrà la sua organizzazione”.

Un’indicazione che punta a rassicurare il mercato, ma anche clienti e filiera, sul fatto che l’integrazione non passerà da una cancellazione dell’identità della telco, bensì da una valorizzazione del suo posizionamento all’interno di una piattaforma industriale più ampia.

Sinergie per 700 milioni, Eps positivo dal 2027

Sul fronte economico-finanziario, Poste stima che la combinazione possa generare valore rilevante grazie a efficienze di costo e di ricavo quantificate in 700 milioni di euro. Del Fante ha definito l’operazione “una opportunità unica per integrare un provider leader di mercato in connettività e tech nella più grande piattaforma italiana di distribuzione digitale e fisica”, aggiungendo che “questa combinazione crea valore sostanziale in efficienza dei costi e ricavi stimati in 700 mln”.

I benefici, secondo quanto illustrato dal gruppo, dovrebbero diventare più evidenti dal 2028, quando le sinergie saranno “a doppia cifra”. Il manager ha inoltre confermato che “la guidance di Poste Italiane per il 2026 sul dividendo per azione è confermata” e che “il pro forma leverage resta pienamente in linea con il nostro attuale credit rate”.

Nella stessa call Del Fante ha aggiunto che “l’utile per azione (Eps) sarà positivo già nel 2027 e tale crescita sarà a doppia cifra a partire dal 2028”, rafforzando così il messaggio al mercato sulla sostenibilità finanziaria e sulla capacità dell’operazione di produrre valore in tempi relativamente rapidi.

Greco: “Nessuna intenzione di aumentare l’offerta”

A rafforzare la linea del gruppo è intervenuto anche il chief financial officer Camillo Greco, che ha escluso ritocchi al corrispettivo dell’Ops. “Non penso che abbiamo alcuna intenzione di aumentare l’offerta ma siamo impegnati a mantenere l’attuale rating e questo è quello che vogliamo fare”, ha detto rispondendo alle domande degli analisti.

Una precisazione che conferma l’impostazione finanziaria dell’operazione: massima attenzione alla disciplina sul capitale e alla tutela del profilo creditizio, senza aperture a rilanci che possano alterare l’equilibrio economico dell’iniziativa.

Cosa prevede l’offerta di Poste su Tim

L’offerta di Poste su Tim vale 10,8 miliardi e prevede per ciascuna azione dell’operatore conferita una componente in denaro pari a 0,167 euro e 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane: il corrispettivo esprime una valorizzazione di 0,635 euro per azione Tim, con un premio del 9,01% rispetto al prezzo ufficiale del 20 marzo 2026. Ilgruppo combinato, a valle del closing dell’operazione, si configurerebbe come una delle principali piattaforme integrate del Paese, con ricavi aggregati pari a circa 26,9 miliardi di euro, Ebit aggregato pro-forma di circa 4,8 miliardi e oltre 150 mila dipendenti.

Il nodo industriale e finanziario

Sul piano dei numeri, il dossier arriva in una fase molto diversa da quella in cui Poste aveva iniziato a guardare a Tim: dopo la cessione di NetCo a Kkr, valorizzata fino a 22 miliardi di euro, Tim ha indicato un effetto di deleverage atteso per 14,2 miliardi; nei conti 2025 il gruppo ha poi archiviato il primo esercizio pieno post-separazione della rete con un utile netto consolidato di 519 milioni e un debito netto after lease sceso a 6,9 miliardi. In parallelo, l’asset più coerente con la narrativa industriale di Poste è Tim Enterprise, che nel 2025 ha registrato ricavi da servizi cloud in crescita del 24%, mentre Poste aveva già costruito il presidio azionario salendo al 27,32% del capitale ordinario e aveva messo in piedi un primo ponte operativo con la negoziazione, già in fase avanzata nel 2025, per l’accesso di PostePay alla rete mobile Tim dal 1° gennaio 2026. L’Ops si inserisce in una traiettoria di avvicinamento resa finanziariamente più leggibile dalla riduzione del debito di Tim e dall’esistenza di sinergie commerciali già impostate.

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