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Direct-to-device: Amazon accelera e guarda a Globalstar per sfidare Starlink



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Le trattative per l’acquisizione del gruppo satellitare da circa 9 miliardi di dollari si inseriscono nella corsa alle comunicazioni dallo spazio verso smartphone e oggetti connessi, dove Apple e SpaceX hanno già posizioni chiave

Pubblicato il 3 apr 2026



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Il direct-to-device diventa il nuovo terreno di scontro nella competizione globale sulle comunicazioni satellitari. Non più solo banda larga dallo spazio, ma connettività diretta verso smartphone, veicoli e dispositivi IoT, senza passare da terminali dedicati. È in questa prospettiva che va letta la trattativa tra Amazon e Globalstar, riportata dal Financial Times e rilanciata da Reuters, per un’operazione stimata attorno ai 9 miliardi di dollari.

L’interesse del colosso di Seattle per il gruppo satellitare con sede in Louisiana segna un possibile punto di svolta nella strategia di Amazon Leo, la costellazione in orbita bassa che ambisce a competere con Starlink. Ma, soprattutto, rafforza l’idea che il vero valore industriale delle nuove costellazioni non sia più soltanto l’accesso a Internet, bensì la capacità di abilitare servizi direct-to-device su scala globale.

La partita non è solo sulla banda larga

A prima vista, l’operazione appare come un tassello naturale nel confronto con SpaceX. Starlink dispone di oltre 9.500 satelliti operativi e di una base di più di nove milioni di utenti, mentre Amazon ha finora messo in orbita meno di 200 satelliti Leo, a fronte di un piano complessivo che supera le 7.000 unità.

Tuttavia, ridurre la possibile acquisizione di Globalstar a una semplice rincorsa numerica sarebbe fuorviante. Globalstar porta in dote qualcosa di diverso: frequenze, infrastrutture e competenze già operative nel direct-to-device, un segmento che sta rapidamente passando dalla sperimentazione al mercato.

È qui che l’operazione assume un significato strategico più profondo. Amazon non cerca solo capacità orbitale aggiuntiva, ma un’accelerazione su servizi che collegano direttamente i satelliti ai dispositivi consumer, senza antenne esterne o parabole.

Globalstar e il vantaggio del direct-to-device

Globalstar è uno degli operatori storici delle comunicazioni satellitari in orbita bassa. Offre servizi voce, dati e tracciamento asset a clienti enterprise, governativi e consumer. Ma negli ultimi anni il suo profilo è cambiato radicalmente grazie al rapporto privilegiato con Apple.

Il gruppo di Cupertino detiene circa il 20% di una controllata di Globalstar che funge da veicolo di finanziamento per la nuova costellazione C‑3. Apple utilizza la rete Globalstar per abilitare le funzioni di SOS emergenze e messaggistica satellitare sugli iPhone 14 e successivi, anticipando di fatto l’esplosione del mercato direct-to-device.

Questo posizionamento rende Globalstar un asset unico. Non è solo un operatore satellitare, ma un abilitatore industriale di servizi D2D già integrati nei principali ecosistemi consumer. Ed è proprio questo che complica la trattativa.

Il nodo Apple e la complessità dell’operazione

Secondo le ricostruzioni del Financial Times, uno degli elementi più delicati del negoziato riguarda proprio il ruolo di Apple. La presenza del gruppo californiano nel capitale e nei piani industriali di Globalstar impone un confronto a tre, con equilibri tecnologici e commerciali tutt’altro che scontati.

Apple, infatti, non è un semplice cliente. Ha investito 1,5 miliardi di dollari per rafforzare la costellazione e le infrastrutture di terra, assicurandosi capacità dedicate per i propri servizi. Qualsiasi cambio di controllo di Globalstar deve quindi preservare questa relazione, o ridefinirla, con impatti potenzialmente rilevanti sull’intero ecosistema D2D.

Amazon, dal canto suo, ha interesse a integrare Globalstar nella propria visione, ma senza entrare in rotta di collisione con uno dei principali attori dell’elettronica di consumo.

Amazon Leo e la corsa al direct-to-device

Durante il SatShow 2026, Chris Weber, vicepresidente Business di Amazon Leo, ha parlato di un calendario di lanci “molto aggressivo” in vista del debutto commerciale dei servizi, previsto entro l’anno. Una dichiarazione che segnala l’urgenza di colmare il gap con Starlink, ma anche la volontà di posizionarsi su nuovi casi d’uso.

Il direct-to-device rappresenta uno di questi. A differenza della banda larga satellitare tradizionale, il D2D promette di estendere la copertura cellulare ovunque, integrandosi con le reti mobili terrestri. Non a caso, T‑Mobile ha scelto Starlink per il suo servizio T‑Satellite, mentre AT&T e Verizon hanno investito in Ast Spacemobile.

In questo scenario, Globalstar offrirebbe ad Amazon non solo asset fisici, ma una scorciatoia industriale verso il mercato D2D, già validato da un player come Apple.

SpaceX osserva e potrebbe rilanciare

La trattativa non si svolge in un vuoto competitivo. Secondo analisti di settore, SpaceX potrebbe essere anch’essa interessata a Globalstar. Tim Farrar, citato da Fierce, ipotizza che Amazon possa aver messo sul tavolo un’offerta poi utilizzata per stimolare un rilancio da parte di Elon Musk. Un’eventuale mossa di SpaceX avrebbe una logica difensiva. Controllare Globalstar significherebbe consolidare ulteriormente il dominio di Starlink, soprattutto nel direct-to-device, evitando che un concorrente rafforzi la propria posizione in un segmento chiave.

Il tempismo è significativo. Nello stesso periodo, SpaceX avrebbe avviato in modo confidenziale le pratiche per una possibile Ipo negli Stati Uniti, con valutazioni che arrivano fino a 1.750 miliardi di dollari, spinte in larga parte proprio dal business Starlink.

Il direct-to-device come nuovo standard industriale

Al di là delle dinamiche finanziarie, l’operazione Amazon‑Globalstar fotografa una trasformazione strutturale del settore. Il direct-to-device non è più un servizio di nicchia per le emergenze, ma un potenziale standard industriale per la connettività globale.

Collegare direttamente satelliti e smartphone significa ridefinire il ruolo degli operatori mobili, dei produttori di chip e dei costruttori di terminali. Significa anche spostare valore verso chi controlla spettro, orbite e integrazione software.

In questo contesto, Amazon non può limitarsi a inseguire Starlink sul terreno della capacità trasmissiva. Deve costruire un’offerta distintiva, integrata con il proprio ecosistema cloud, logistico e di servizi digitali. Il direct-to-device rappresenta il punto di contatto più diretto con l’utente finale.

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