Il nuovo emendamento al Dl bollette interviene su un canale che, per molti operatori, è stato finora decisivo per fare acquisizione nei contratti di luce e gas: il telemarketing. E lo fa con una norma che restringe l’uso delle chiamate commerciali ai soli casi di richiesta diretta del consumatore tramite interfacce digitali del professionista oppure ai clienti già acquisiti nel mercato energia e gas che abbiano espresso uno specifico consenso.
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Il testo dell’emendamento
“Divieto sollecitazioni commerciali energia e gas a telefono – Dispone il divieto, a partire da 60 giorni dopo l’entrata in vigore della disposizione, di effettuare sollecitazioni commerciali per telefono, anche attraverso l’invio di messaggi a consumatori, finalizzate alla proposta e conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas. Il professionista potrà contattare il consumatore per telefono, anche attraverso l’invio di messaggi, qualora vi sia stata una richiesta effettuata direttamente al professionista attraverso interfacce informatiche di quest’ultimo oppure nel caso in cui il contatto sia stato effettuato nei confronti dei propri clienti di energia elettrica e gas che abbiano espresso specifico consenso per ricevere proposte commerciali. È onere del professionista dimostrare la validità del contatto. Inoltre, tali contatti telefonici dovranno essere effettuati dal professionista da un numero che lo identifichi univocamente. I contratti stipulati a seguito di contatto effettuato in violazione di quanto previsto sono nulli, e il consumatore può avvalersi degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie (ADR) previsti da ARERA. Infine, prevede che gli utenti possano segnalare al Garante privacy e ad AGCOM i casi di chiamata effettuata in violazione di tali disposizioni. In caso l’AGCOM accerti che la chiamata proviene da numeri diversi da quelli assegnati al professionista, ordina al gestore telefonico l’immediata sospensione dell’utilizzo delle linee allo stesso assegnate. Il Garante privacy, nell’ambito dell’attività istruttoria può chiedere ad AGCOM, in presenza di un numero significativo di segnalazioni di chiamate senza previo consenso, di procedere alla sospensione”.
Per le Tlc che vendono luce e gas il colpo è doppio
L’emendamento al Dl bollette diventa, di fatto, un fattore di svantaggio competitivo per le Tlc che presidiano anche il mercato dell’energia. La ragione è semplice: se viene limitato il ricorso alle chiamate commerciali in uscita, il gruppo Tlc ha meno leve per acquisire e recuperare clienti, ma e le stesse restrizioni non sono previste per attori di altri mercati che entrino in quello delle telecomunicazioni.
Il nuovo impianto premia chi ha già una base energia consolidata e penalizza chi prova a entrarci partendo da un altro mestiere.
Il paradosso della convergenza
Negli ultimi anni la convergenza tra connettività ed energia è stata raccontata come un’evoluzione naturale: aumentare l’Arpu, difendere la relazione col cliente, trasformare la bolletta in una sorta di “contenitore” multi-servizio. Ma, se l’emendamento dovesse essere approvato, le Tlc che diversificano nell’energia finirebbero per vedere colpito il nuovo business proprio mentre è in fase di crescita, mentre le utility resterebbero ancorate a un quadro più coerente con la loro struttura commerciale.
In questo senso, l’emendamento non si limita a contrastare il telemarketing aggressivo ma rischia anche di ridisegnare i rapporti di forza tra operatori che vendono gli stessi servizi ma partono da provenienze diverse. E il risultato è che per le Tlc che vendono anche energia il mercato rischia di diventare più stretto proprio mentre perimetro industriale e strategie di bundling avrebbero bisogno di maggiore libertà di manovra.
Una questione di asimmetria regolatoria
Il nodo vero, allora, non è contestare l’obiettivo di tutela del consumatore. Il punto è capire se le nuove regole consentano parità di condizioni competitive a tutti gli attori. Con il blocco delle sollecitazioni telefoniche in uscita, le Tlc che fanno energia si trovano a competere con le utility senza poter utilizzare il maggior veicolo di contatto con il cliente stesso. E in un mercato in cui l’acquisizione cliente vale quanto il prezzo, questo non è un dettaglio: è un fattore competitivo.
Le critiche di Asstel
Nei giorni scorsi Asstel ha criticato duramente l’emendamento, chiedendo di modificarlo.
Secondo l’associazione l’intervento legislativo rischia di introdurre una “discriminazione” nei confronti di “quegli operatori di telecomunicazioni che offrono anche servizi energetici, impedendo loro le comunicazioni commerciali su questo tema ai propri clienti”. L’associazione ha rappresentato tale criticità a governo e parlamento “nella convinzione che si debba evitare l’introduzione nel mercato di nuove asimmetrie normative a sfavore delle telecomunicazioni”.
Asstel riteneva “utile un subemendamento che corregga questa situazione”, evidenziano dall’associazione.
“Le imprese Tlc denunciano da tempo un calo dei ricavi a fronte di investimenti rilevanti e la necessità di una politica industriale dedicata. Siamo il motore dell’innovazione digitale del Paese, ma questo emendamento non sembra tenere conto dell’evoluzione del settore anche verso altri mercati”, conclude l’associazione.


