Far rendere gli investimenti nella fibra. È questa una delle principali sfide in cui sono impegnati gli operatori di telecomunicazioni in Italia, dove la copertura cresce e i cantieri avanzano verso gli obiettivi del PNRR, ma il ritorno economico resta da consolidare.
Il take-up continua a viaggiare sotto le attese, frenato da fattori strutturali e nuove dinamiche competitive: il fiber to the cabinet che si dimostra in generale ancora efficiente grazie a una rete in rame ben progettata, il mobile a basso costo a causa della guerra dei prezzi in atto da anni, e modelli commerciali emergenti che incidono sulle scelte degli utenti.
In questo scenario si intrecciano sostenibilità finanziaria, equilibrio del modello wholesale e prospettive di consolidamento. Claudio Baretti (nella foto), Partner di AlixPartners, società globale di consulenza, analizza in questa intervista a CorCom criticità e possibili evoluzioni del mercato della fibra in Italia.
– Baretti, perché, nonostante una copertura ormai ampia, il take-up continua a restare sotto le attese?
È corretto dire che oggi il tema sia la monetizzazione, ma bisogna ricordare che gli operatori sono ancora impegnati nel completamento del roll-out, con scadenze a breve come quelle legate al PNRR.
Detto questo, il take-up resta inferiore ai piani iniziali per una combinazione di fattori. Ci sono motivazioni storiche: l’Italia dispone di una rete in rame molto performante, che ha reso l’FTTC una soluzione ancora competitiva. Inoltre, la dismissione del rame procede con gradualità.
A questo si aggiungono fattori più recenti: la forte concorrenza del mobile tradizionale, con prezzi molto bassi, e soluzioni alternative come l’FWA mobile che risultano semplici ed economiche. In molti casi, per l’utente finale, la differenza tra fibra e alternative è percepita come marginale.
Infine, incide anche un aspetto operativo: attivare una linea in fibra è più complesso rispetto a una soluzione mobile, e anche questo influenza le decisioni dei consumatori, e in parte anche degli operatori.
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– Dal report emerge l’unicità del modello italiano wholesale: quali sono i vantaggi e quali le criticità?
Il modello wholesale puro è una peculiarità italiana. In teoria, offre benefici evidenti per il consumatore, perché garantisce pluralità di operatori e prezzi competitivi, come nel caso delle offerte in bundle delle utilities. Allo stesso tempo, quando la competizione si traduce in prezzi molto bassi, la pressione sui margini può incidere sulla capacità di investimento degli operatori nel medio termine. È una dinamica già osservata nel mobile. Un ulteriore elemento è che gli operatori retail, che dovrebbero sostenere la diffusione della fibra, propongono anche tecnologie alternative, contribuendo a rallentare il take-up.
– Quali sono le specificità del mercato italiano della fibra rispetto al contesto europeo?
L’Italia presenta caratteristiche uniche: due grandi operatori wholesale puri e una forte competizione sui prezzi. Il roll-out è stato più graduale rispetto ad altri Paesi, mentre il take-up resta inferiore. Tuttavia, il sistema italiano ha evitato alcune inefficienze viste altrove, come in UK e Germania, dove si è registrata una proliferazione di operatori che ha portato a una situazione di overbuild e investimenti duplicati. In questo senso, il modello italiano ha mostrato una certa efficienza nell’allocazione del capitale.
– Il capitale è diventato più selettivo: quali parametri guideranno le scelte di investitori e banche?
Il contesto è cambiato. Oggi gli investitori privilegiano capacità di generare ricavi, margini e flussi di cassa sostenibili. In Italia la situazione è più stabile rispetto ad altri mercati europei, grazie alla presenza di pochi operatori con azionisti solidi. Tuttavia, la disciplina finanziaria è diventata un elemento centrale,
– Sul consolidamento: che tipo di riassetto è lecito aspettarsi in Italia nei prossimi anni?
Il consolidamento è una dinamica inevitabile e a questi prezzi non c’è spazio in Italia per quattro operatori mobili infrastrutturati però il consolidamento può avvenire in diverse forme, dal punto di vista societario ma anche con iniziative di condivisione degli asset (e.g. RAN sharing).
Quanto alla rete unica, l’ipotesi resta sul tavolo: dal punto di vista teorico sarebbe efficiente, ma nella pratica è complessa. Sarebbe più realistico immaginare uno scenario con una segmentazione geografica degli asset.
– Quali prospettive si delineano per il medio termine in Italia e in Europa?
Il consolidamento proseguirà anche a livello europeo. In Italia, però, il tema dei prezzi resterà centrale, perché una volta scesi è difficile modificarli. La fibra, inoltre, non coprirà integralmente il territorio: si affermerà un modello integrato con tecnologie complementari come l’FWA.
Infine, il contesto macroeconomico pesa: i costi energetici incidono in modo significativo su reti e data center, e questo potrebbe accelerare la dismissione di tecnologie meno efficienti, come il rame.






