l’allarme

Guerra in Iran, Labriola: “Massima attenzione sui cyber attacchi”



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In occasione di una lectio magistralis presso Spes Academy, il numero uno di Tim ha messo in guardia sulle possibili conseguenze della crisi mediorientale per le nostre infrastrutture Tlc. “Niente panico, ma aumenteremo i livelli di sicurezza”

Pubblicato il 5 mar 2026



labriola tim

Con la guerra in Iran, ”stiamo alzando al massimo livello l’attenzione sui cyber attacchi. Non c’è un rischio diretto sugli apparati di telecomunicazioni, quanto di attacchi cyber. Questo lo hanno detto anche i massimi esponenti dei servizi di sicurezza nazionale. Su quello stiamo facendo estremamente attenzione”.

A lanciare l’allarme è Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, che ha analizzato le possibili ricadute sul comparto delle Tlc dell’attuale scenario internazionale a margine di una lectio magistralis dal titolo ‘Quando il passato non guida più, servono rapidità, focus, azione’, tenuta ieri presso Spes Academy, Scuola di Politiche economiche e sociali, e ospitata dall’ambasciata del Brasile a Roma. ”Non genererei panico”, ha precisato il manager. “Tutti i livelli di attenzione sono stati posti, quello che dobbiamo fare è continuare a monitorare in via preventiva, aumentando i livelli di sicurezza per essere pronti a bloccare eventuali attacchi”.

La sovranità digitale non è un slogan

Labriola ha anche parlato di sovranità digitale, che ”di certo non è una bandiera, non è uno slogan, né un concetto ideologico. E non significa chiudersi o isolarsi”. Secondo il ceo la sovranità digitale è, piuttosto, ”un quadro di riferimento”, cioè ”un ‘ombrello’ sotto il quale convivono modelli diversi, che rispondono a esigenze diverse”, di cui esistono ”livelli diversi di controllo, di apertura, di integrazione”. E per questo ‘‘la sovranità digitale non si costruisce contro qualcuno” ma ”definendo regole chiare, responsabilità precise, e un equilibrio tra innovazione e governo”.

Significa, dunque, ‘‘poter scegliere, scegliere dove stanno i dati, chi li gestisce, quali tecnologie adottare e a quali condizioni”. E vuol dire anche ‘‘farlo senza rinunciare alla scala e all’innovazione, ma mantenendo la capacità di indirizzo, di controllo e di responsabilità. È in questo spazio che si gioca la partita: non tra apertura e chiusura, ma tra dipendenza e consapevolezza”, ha affermato l’amministratore delegato. “Quando parliamo di sovranità digitale leggetela al di fuori degli schemi delle complessità di cui si parla. Non volete che l’informazione nelle nostre aziende e le nostre informazioni rispondano a qualche legge? Quale norma preferite? Quale giurisdizione? Sono queste le domande che dobbiamo porci”.

Per la trasformazione digitale serve il coraggio per rompere gli schemi

Nel suo intervento, Labriola ha anche offerto una riflessione sul modo in cui le imprese devono prendere decisioni in un contesto in cui l’innovazione accelera e i paradigmi del passato non sono più sufficienti, anche sulla base delle scelte strategiche concrete con cui ha guidato la trasformazione recente di Tim.

La trasformazione, ha spiegato Labriola, richiede il coraggio di “rompere gli schemi” e affrontare il cambiamento organizzativo mettendo in discussione modelli consolidati e assumendo decisioni industriali anche controcorrente, riorganizzando ciò che non funziona e proteggendo ciò che crea valore. “La sfida di oggi è unire Tlc e sicurezza in una unica visione“.

Il rapporto imprescindibile tra AI e cloud

Entrando nel dettaglio della tecnologia disruptive per antonomasia, Labriola ha detto che “l’intelligenza artificiale senza cloud non funziona e il cloud senza servizi di telecomunicazioni non funziona. Quindi c’è bisogno di una rete di telecomunicazioni per accedere al cloud e, lì, hai l’AI. Questa connessione tra tutti questi elementi”, ha chiosato il manager, “è nota a pochi ma non è una parte tecnica”.

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