infrastrutture digitali

Inwit punta sui data center: vicina l’intesa per i siti Wind Tre


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La tower company sarebbe intezionata ad acquistare 20 asset dalla telco. Per Intermonte, l’operazione conferma la strategia, ma serviranno clienti di riferimento. Sul tavolo anche la revisione dell’accordo con Poste, con un taglio dei corrispettivi compensato da un perimetro ampliato. Le voci sul delisting spingono il titolo

Pubblicato il 13 ott 2026



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Diego Galli, DG Inwit
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Punti chiave

  • INWIT sarebbe vicina a un accordo per acquisire circa 20 centrali da Wind Tre e convertirle in data center tramite una JV guidata da INWIT, valore alcune decine di milioni.
  • Intermonte vede analogie tra i data center edge e le torri: contratti a lungo termine e margini solidi; rischio principale la capacità di attrarre anchor tenant; concorrenza da FiberCop e Rai Way.
  • Ipotesi di delisting con Ardian e Oak Holdings valutanti il flottante; advisor come Goldman Sachs e JPMorgan; l’operazione potrebbe aumentare significativamente debito e oneri finanziari, titolo +5%.
Riassunto generato con AI


INWIT sarebbe vicina a un accordo con Wind Tre per acquisire circa 20 centrali e siti di telecomunicazioni distribuiti sul territorio italiano, da riconvertire in una piattaforma per lo sviluppo di data center. A riportarlo è Il Sole 24 Ore, secondo cui l’operazione potrebbe assumere la forma di una joint venture guidata dalla società delle torri, con Wind Tre titolare di una partecipazione di minoranza. Il dossier si affianca alle indiscrezioni su una revisione degli accordi commerciali con Poste Italiane e sul possibile delisting di INWIT, che hanno sostenuto il titolo a Piazza Affari nella mattinata del 12 ottobre.

I siti Wind Tre e la diversificazione nei data center

Gli asset al centro della trattativa comprenderebbero anche siti che già ospitano attività di data center di Wind Tre. L’obiettivo sarebbe valorizzare infrastrutture esistenti, già dotate di connettività e alimentazione elettrica, con requisiti di investimento limitati.

L’operazione amplierebbe così l’esposizione di INWIT ai data center, in linea con la strategia di diversificazione nelle infrastrutture digitali. Secondo quanto riportato dal quotidiano, il valore sarebbe nell’ordine di alcune decine di milioni di euro, inferiore ai circa 100 milioni indicati da precedenti indiscrezioni.

Secondo Intermonte, pur avendo dimensioni contenute, l’acquisizione confermerebbe la direzione industriale intrapresa da INWIT. Per Wind Tre rappresenterebbe invece un’opportunità per monetizzare asset non strategici e ottimizzare la struttura dei costi.

Gli analisti precisano che qualità e composizione delle infrastrutture non sono ancora note. La loro ipotesi è che si tratti prevalentemente di siti esistenti utilizzati da un unico cliente, Wind Tre, potenzialmente convertibili dopo l’acquisizione a un modello aperto a più operatori. Una trasformazione che replicherebbe la logica di valorizzazione attraverso la condivisione già adottata nel business delle torri.

Intermonte: modello simile alle torri, ma servono clienti di riferimento

Per Intermonte, il profilo di business dei data center edge presenta analogie strutturali con quello delle torri: contratti di lungo periodo, elevata visibilità del flusso di cassa libero e margini Ebitda superiori alla media. A sostenere la domanda sono inoltre fattori come intelligenza artificiale, Internet of Things e densificazione delle reti 5G.

Il principale rischio individuato dagli analisti riguarda la capacità di INWIT di attrarre clienti di riferimento, i cosiddetti anchor tenant. La loro presenza sarebbe necessaria per raggiungere un livello di utilizzo delle infrastrutture tale da rendere il modello economicamente sostenibile.

La sfida si inserisce in un segmento in cui la concorrenza si sta intensificando. Intermonte richiama le iniziative di FiberCop, con il riacquisto di centrali telefoniche, quelle di Rai Way nello sviluppo di data center edge e i progetti di altri operatori infrastrutturali.

Il dossier Poste: revisione del contratto e ampliamento del perimetro

INWIT sarebbe protagonista anche di un confronto con Poste Italiane. Secondo la stampa italiana, le due società avrebbero discusso durante l’estate una revisione del Master Service Agreement, il contratto quadro per la fornitura dei servizi.

L’ipotesi allo studio prevederebbe una riduzione del corrispettivo annuale di circa 50 milioni di euro, compensata da un ampliamento del perimetro dell’accordo.

Il possibile delisting e il nodo del finanziamento

Sul versante finanziario, Il Sole 24 Ore aggiunge che, dopo le indiscrezioni di Reuters su un possibile acquisto delle azioni residue e il successivo ritiro di INWIT dalla Borsa da parte di Ardian e Oak Holdings, sarebbero già stati nominati gli advisor: Goldman Sachs per Ardian e JPMorgan, Mediobanca ed Evercore per Oak.

Sarebbero inoltre in corso contatti con le banche per finanziare l’operazione. UniCredit sarebbe disponibile a supportarla, mentre Mubadala potrebbe entrare nell’azionariato nell’ambito del progetto. Nessuna decisione definitiva sarebbe stata ancora presa.

Intermonte considera il possibile take-private il tema finanziario più rilevante, ma ne evidenzia il potenziale impatto sul debito e sulla generazione di cassa.

Nello scenario elaborato dagli analisti, assumendo un premio del 10-15% sul prezzo corrente utilizzato nell’analisi, l’acquisizione del 24% di flottante richiederebbe circa 1,7 miliardi di euro. A questa somma si aggiungono 3 miliardi di obbligazioni in essere: 1,25 miliardi con cedole dell’1,6-1,75% e 1,75 miliardi con cedole del 3,6-3,75%, per un costo medio del debito di circa il 2,9%.

Un rifinanziamento intorno al 5% aumenterebbe gli oneri finanziari di circa 64 milioni di euro annui. A questi si aggiungerebbero circa 85 milioni per finanziare l’acquisto del flottante.

Se l’intero debito dell’operazione fosse trasferito a livello INWIT, gli oneri finanziari potrebbero quindi aumentare complessivamente di circa 150 milioni di euro l’anno, più che raddoppiando rispetto ai livelli attuali e incidendo significativamente sulla generazione di cassa.

Gli analisti ricordano però che il rimborso anticipato dei bond non scatterebbe automaticamente con il cambio di controllo. Sarebbe necessario anche un “Rating Event”, ossia un declassamento del rating o la perdita dell’investment grade, secondo le condizioni previste. In una nota, Intermonte riporta per INWIT un rating BB+ con outlook stabile da parte di S&P e BBB- con Rating Watch Negative da parte di Fitch.

La reazione in Borsa: quasi +5% nella mattinata del 12 ottobre

Le indiscrezioni sul possibile delisting hanno sostenuto INWIT a Piazza Affari. Secondo il lancio del Sole 24 Ore Radiocor delle 9.55 del 12 ottobre, il titolo guadagnava oltre il 4,9%, a 7,37 euro.

Reuters riferisce che Ardian, azionista con il 32%, e Oak Holdings, al 39% e sostenuta dai co-investitori GIP, Vodafone e KKR, starebbero valutando l’acquisto del flottante residuo, pari a circa il 24%. Le discussioni sarebbero ancora preliminari e nessuna delle parti coinvolte avrebbe commentato le indiscrezioni.

Secondo Intermonte, le notizie sono destinate a “ravvivare l’interesse speculativo sul titolo”. Rispetto alle voci già circolate nei primi mesi dell’anno, emergerebbe un elemento più concreto: l’avvio di discussioni sul finanziamento di una potenziale operazione.

Il titolo, ricorda la nota riportata da Radiocor, ha subito una forte pressione nell’ultimo anno, con un calo di quasi il 30%, principalmente a causa della controversia ancora aperta con Tim e Fastweb. Questa discesa avrebbe creato un possibile punto di ingresso interessante per gli azionisti di controllo in vista di un reinvestimento e del delisting.

In assenza di dettagli sulla valutazione, sulla struttura dell’offerta e sulle condizioni di finanziamento, gli analisti considerano prematuro stimare la probabilità di successo dell’operazione o l’eventuale premio per gli azionisti di minoranza.

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