L’autunno 2025 si preannuncia come una stagione per il futuro delle telecomunicazioni in Europa. La Commissione Europea e il Parlamento saranno chiamati a confrontarsi con tre provvedimenti strategici che potrebbero ridisegnare l’intero ecosistema, incidendo profondamente su concorrenza, investimenti e modelli di business: il Digital Networks Act, la revisione delle linee guida sulle fusioni (merger control) e il nuovo Cloud & AI Act. Tre direttrici normative diverse, ma che convergono su un punto comune: la necessità di rafforzare la competitività europea in un contesto dominato dai colossi globali di Stati Uniti e Asia.
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Digital Networks Act: la “cura d’urto” per le reti europee
Il Digital Networks Act (DNA), atteso in versione definitiva entro fine anno, è l’intervento più ambizioso mai tentato dalla Ue per mettere ordine nel settore delle reti. L’obiettivo è triplice: armonizzare le regole, incentivare gli investimenti nelle infrastrutture e spingere verso una maggiore integrazione del mercato unico europeo.
Da tempo, Bruxelles lamenta la frammentazione del mercato Tlc in 27 regolazioni nazionali, con oltre 100 operatori attivi a livello continentale, spesso sottocapitalizzati e incapaci di competere su scala globale. Il DNA punta a creare le condizioni per consolidamenti transfrontalieri, razionalizzare le frequenze 5G, ridurre la burocrazia per gli operatori e – tema controverso – valutare un contributo obbligatorio da parte dei big tech (il cosiddetto “fair share”) al finanziamento delle reti che utilizzano in modo massiccio.
Fusioni e concorrenza: l’Italia osservata speciale
A stretto giro è attesa anche la revisione delle linee guida europee sulle fusioni orizzontali ovvero i merger fra concorrenti che operano nel medesimo mercato o che operano in diversi livelli della stessa filiera. Il focus sarà su come valutare i casi in cui il numero di operatori si può ridurre.
Sette temi chiave su verterà l’aggiornamento: competitività e resilienza, potere di mercato, innovazione, decarbonizzazione, digitalizzazione, efficienza, difesa e impatti su lavoro e occupazione.
L’Italia è direttamente coinvolta: con quattro operatori (Tim, Fastweb+Vodafone, WindTre e Iliad) il Paese rappresenta ancora uno scenario chiave in cui potrebbe maturare un’ulteriore fusione (dopo quella Fastweb e Vodafone), specie dopo le ultime voci ricorrenti di consolidamento tra Iliad Tim.
Fino ad oggi, l’approccio di Bruxelles è stato prudente, temendo una riduzione della concorrenza e un aumento dei prezzi per i consumatori. Ma l’attuale commissaria Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva per una Transizione pulita, giusta e competitiva, ha fatto sapere che “questo è un momento cruciale per l’Europa ed è soltanto evolvendo che possiamo assicurare che le nostre policy di controllo delle fusioni sia utile per le persone, spinga l’innovazione e rafforzi la resilienza e la leadership dell’Europa”. E anche la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, all’indomani della sua rielezione, ha sottolineato la necessità di “modernizzare la politica di concorrenza dell’Ue per garantire che sostenga le aziende europee nell’innovazione, nella competizione e nella leadership mondiale e contribuisca ai nostri obiettivi più ampi in materia di competitività e sostenibilità, equità sociale e sicurezza”.
Se le nuove linee guida dovessero effettivamente allentare il rigore attuale, potrebbe aprirsi la strada a un riassetto profondo del mercato italiano, con effetti strutturali su tariffe, qualità del servizio e copertura infrastrutturale.
Le attuali norme Ue in materia di concentrazioni sono state varate nel 2004 e da allora sono state più volte aggiornate. Ma sono state a lungo considerate eccessivamente restrittive nonché di ostacolo al consolidamento in mercati altamente competitivi – limtando la capacità di inevstimento su larga scala e la competitività internazionale – dai player del settore.
Cloud & AI Act: sovranità e concorrenza nell’era dell’intelligenza artificiale
Infine, il Cloud & AI Act – che dovrebbe integrare e rafforzare le disposizioni già contenute nell’AI Act e nel Data Act – mira a stabilire regole più stringenti per il trattamento dei dati nei servizi cloud e per la trasparenza degli algoritmi IA. Per le Tlc europee, questo provvedimento rappresenta una doppia sfida.
Da un lato, le telco stanno cercando di ritagliarsi un ruolo nella filiera del cloud e dei servizi AI, stringendo alleanze con hyperscaler (Aws, Google Cloud, Azure) o sviluppando soluzioni proprietarie. Dall’altro, si trovano a dover garantire compliance normativa e standard europei su sovranità dei dati, sicurezza e interoperabilità, in un contesto in cui gli operatori Usa detengono una posizione dominante.
Il rischio per l’Europa è duplice: da una parte, regole troppo rigide o non armonizzate rischiano di frenare gli investimenti; dall’altra, una regolazione troppo blanda potrebbe consolidare lo status quo e marginalizzare definitivamente gli operatori continentali.
Regole, sì, ma al servizio della competitività
Il filo rosso che lega questi tre provvedimenti è la consapevolezza, in Europa, di essere a un bivio: o si creano le condizioni per un ecosistema Tlc competitivo, scalabile e integrato, oppure il continente resterà prigioniero di un modello frammentato e perdente.
La posta in gioco è alta: riguarda la sovranità digitale, la capacità di innovare, ma anche la tutela dei consumatori e la possibilità di offrire servizi di qualità a prezzi accessibili. Le telco, dal canto loro, chiedono regole stabili e una visione di lungo periodo che premi chi investe. Spetterà alla Commissione trovare il giusto equilibrio tra mercato e politica industriale. Il tempo, però, stringe. E l’Europa non può più permettersi di restare indietro.