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Letta: “Economia digitale, rivedere la tassazione”

Il presidente del Consiglio accende i riflettori sulla “questione” Ott: “Bisogna rafforzare la cooperazione internazionale. Non sono più ammesse timidezze”

Pubblicato il 21 Mag 2013

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Il governo intende aprire un “cantiere di lavoro per gli aspetti legati alla tassazione nell’economia digitale”. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio Enrico Letta, parlando al Senato in vista del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno e toccando la delicata questione della tassazione degli Over the top.

“Un nuovo cantiere di lavoro si aprirà per quanto riguarda gli aspetti legati alla tassazione nell’economia digitale – ha spiegato Letta – Il Governo sostiene pienamente l’obiettivo di rafforzare gli strumenti di lotta alla frode e all’evasione fiscale internazionale. Il problema ha dimensioni sempre più globali e dunque impone risposte coordinate a livello internazionale. Per questo l’Unione deve promuovere i principi della trasparenza fiscale, nonché dimostrare la propria leadership, mettendo in atto misure efficaci di contrasto alla frode e all’evasione”. Altro obiettivo è che “il Consiglio europeo mandi un messaggio inequivocabile sul riconoscimento dello scambio automatico di informazioni come standard di trasparenza in materia fiscale a livello europeo, sulla necessità di un’effettiva collaborazione amministrativa da parte di tutti gli Stati europei e sulla volontà dell’Unione di promuovere sviluppi a livello globale. Se avremo sviluppi in questo ambito – ha sottolineato Letta – sarà più efficace la lotta all’evasione all’interno del nostro Paese”.

“Su questi temi – ha osservato – non sono più ammesse timidezze”.

Il tema della tassazione degli over the top tiene banco in tutta Europa, dove, anche acausa della crisi cge morde le aziende europee, sta crescendo l’insofferenza nei confronti delle pratiche di cosiddetta “ottimizzazione” fiscale messe in atto dalle web company americane che sfruttano la varietà dei regimi fiscali in Europa per pagare tasse più basse sui fatturati miliardari registrati nei paesi in cui operano.

Il governo francese di Francois Hollande ha affidato a due esperti, Pierre Collin e Nicolas Colin il compito di elaborare proposte in materia di fiscalità digitale. Nel documento di 198 pagine, Collin, consigliere di Stato, e Colin, ispettore delle Finanze, descrivono in modo dettagliato la crescita dell’economia digitale, ricordando che è strettamente legata all’uso dei dati personali. Perciò sollecitano con urgenza l’introduzione di una nuova tassa basata sulla quantità di informazioni personali raccolte da società come Google, che vengono utilizzate per indirizzare pubblicità personalizzate agli utenti o altri servizi del genere.

Si tratta di instituire, si legge nel testo, una “fiscalità specifica come la tassa sulle attività inquinanti, ovvero la carbon tax. Ma, invece di imporla sulle emissioni di biossido di carbonio, va applicata alle pratiche di raccolta, gestione e sfruttamento commerciale dei dati personali degli utenti presenti in Francia”.

Gli esperti motivano questa scelta sottolineando che “i dati sono la materia prima di cui si nutre l’economia digitale: hanno un valore particolare, che non viene compreso a fondo dalle scienze economiche e dalle statistiche pubbliche”. D’altra parte, ribadiscono, sono “soprattutto il frutto della collaborazione gratuita degli internauti alla produzione delle imprese, che la fiscalità stenta ancora a prendere in considerazione”.

Secondo Collin e Colin, la tassa si deve applicare solo a che raccoglie dati “da un gran numero di utenti locali in Francia” e solo per quelle informazioni che “si traducono in lavoro gratuito dell’utente nei confronti dell’impresa”. La tassazione sarà imposta “oltre una determinata soglia (da definire) consistente in un numero di utenti, identificati o anonimi” e sarà in forma di “tariffa unitaria per ciascun utente”.

Da tempo la Francia ha intenzione di modificare a proprio vantaggio il regime fiscale delle net company Usa, che eludono le tasse, in maniera del tutto lecita, sfruttando meccanismi fiscali favorevoli. Il rapporto era stato commissionato ai due fiscalisti da quattro ministri: Pierre Moscovici, Economia, Arnaud Montebourg, Sviluppo, Jerome Cahuzac, Bilancio, e Fleur Pellerin, Economia digitale. Adesso saranno loro a dover indicare come procedere. La tassa ipotizzata potrebbe essere discussa, secondo il giornale Le Figaro, nell’ambito di un progetto di legge del ministero delle Finanze nel 2014. Anche il governo inglese di David Cameron sta studiando metodi per evitare scappatoie fiscali agli over the top.

Anche l’Ocse è scesa in campo contro i metodi di ottimizzazione fiscale e di dumping fiscale attuato da alcuni paesi. Secondo Pascal Saint-Amans, a capo del dipartimento degli affari fiscali dell’Ocse, “è necessario un cambiamento delle norme internazionali per tassare i profitti laddove si realizzano le attività”. Due le ipotesi al vaglio dell’Ocse. La prima sarebbe il divieto di utilizzare le cosiddette “scatole vuote” ovvero quelle società che vengono utilizzate esclusivamente per trasferire i profitti verso paesi fiscalmente più “laschi”. La seconda riguarda la fine delle società ibride, quelle che hanno una doppia nazionalità fiscale. Per Gli Stati Uniti, ad esempio, Google Europa è un’azienda irlandese ma per il governo di Dublino è domiciliata alle Bermude. Si tratta di modalità del tutto legali ma che permettono comunque di eludere le leggi in materia di tassazione.

L’Ocse spera di arrivare a nuove regole in diciotto mesi. E solo dopo inizierà un percorso molto delicato dato che ogni stato dovrà incorporare le nuove regole nella propria legislazione. Nell’Unione europea, per esempio, tutte le decisioni in materia fiscale devono essere prese all’unanimità ed è evidente che paesi come il Lussemburgo e l’Irlanda si potrebbero schierare contro misure che vanno contro i loro interessi.

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