Matteo Del Fante torna a difendere con forza l’Opas lanciata da Poste Italiane su Tim, respingendo le critiche legate a un possibile ritorno dell’operatore sotto il controllo pubblico. “Abbiamo dimostrato di essere una società di mercato”, spiega in un’intervista al Financial Times, rivendicando la natura industriale dell’operazione.
Secondo l’amministratore delegato di Poste, appena confermato alla guida del gruppo, l’aggregazione rappresenta “un passo verso il mercato”, anche alla luce della struttura azionaria prevista. L’operazione, infatti, porterebbe a una riduzione della quota pubblica nella nuova entità, dal 65% al 50%, accompagnata dall’emissione di nuove azioni destinate agli investitori di Tim. Un passaggio che, nelle intenzioni del management, rafforzerebbe il flottante e renderebbe il gruppo più attrattivo per il mercato.
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Notifica a Palazzo Chigi e iter autorizzativo
Sul fronte istituzionale, l’operazione compie un nuovo passo. Poste Italiane ha notificato l’Opas alla Presidenza del Consiglio nell’ambito della normativa sul Golden Power, avviando formalmente il processo di valutazione da parte del governo.
Contestualmente, il gruppo ha depositato il prospetto presso Consob e ha trasmesso le comunicazioni necessarie anche a Banca d’Italia per ottenere le autorizzazioni previste. Si tratta di un passaggio che segna l’ingresso dell’operazione nella fase più delicata, quella del vaglio istituzionale, destinata a incidere sui tempi e sugli equilibri dell’intera partita.
Un’offerta da 10 miliardi e la leva delle sinergie
L’offerta, del valore complessivo di circa 10 miliardi di euro, prevede una componente mista in contanti e azioni: 0,167 euro cash più 0,0218 nuove azioni Poste per ogni titolo Tim.
Del Fante insiste sulla sostenibilità e sull’equità della proposta, sottolineando come gli azionisti di Tim possano contare su un valore che va oltre quello immediato: “Il punto non è solo il valore che offriamo subito – spiega – ma anche la possibilità di beneficiare delle future sinergie e di una traiettoria di crescita più forte sotto Poste”.
Un elemento chiave riguarda anche il ritorno alla remunerazione degli azionisti: “Pianifichiamo di iniziare a pagare un dividendo – aggiunge Del Fante – qualcosa che gli azionisti Tim non ricevono da cinque anni”.
Complementarità industriale e scenario competitivo
Nel disegno strategico di Poste, l’operazione punta a valorizzare la complementarità tra i due gruppi. “Poste è stata storicamente un’azienda consumer, Tim è più forte con clienti corporate e pubblica amministrazione”, evidenzia Del Fante. La combinazione, aggiunge, “amplierebbe la nostra base clienti e rafforzerebbe la nostra offerta tecnologica”, delineando un gruppo più integrato e competitivo.
Il gruppo risultante dalla fusione diventerebbe infatti uno dei principali player italiani anche in termini occupazionali, con oltre 150 mila dipendenti, segnando un cambio di scala rilevante nel panorama delle telecomunicazioni e dei servizi.
La strada verso il closing
Il percorso autorizzativo appena entrato nel vivo rappresenta il passaggio chiave per il completamento dell’operazione. Dopo la notifica per il Golden Power e il deposito del prospetto in Consob, il mercato guarda alle prossime tappe. Il closing potrebbe infatti collocarsi nel quarto trimestre 2026, in funzione dell’esito delle autorizzazioni e dell’adesione degli azionisti.
L’Opas si inserisce in una strategia già avviata da Poste, che ha progressivamente rafforzato la propria partecipazione in Tim fino al 27,5%, consolidando il proprio ruolo di primo azionista e aprendo a una nuova fase di integrazione industriale nel settore.


