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Open Ran, prospettive più solide nonostante il rallentamento del mercato



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Il nuovo scenario delineato dal report di Dell’Oro evidenzia un’evoluzione non lineare: mentre la fase attuale segna un freno, le direttrici strategiche mostrano un rafforzamento nel lungo periodo grazie alla spinta dell’Open Fronthaul e alle trasformazioni cloud-native

Pubblicato il 10 feb 2026



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L’Open Ran resta uno dei temi più caldi dell’evoluzione delle reti mobili, ma lo scenario si presenta oggi più complesso rispetto alle aspettative iniziali. Le nuove previsioni di Dell’Oro segnano un cambio di passo: il mercato rallenta nel breve periodo, mentre nel lungo termine le prospettive si rafforzano grazie alla crescente adozione dell’Open Fronthaul, destinato a diventare un requisito strutturale delle piattaforme di nuova generazione. Il contesto però è tutt’altro che lineare. Le tensioni geopolitiche, la riduzione dei finanziamenti Usa e un mercato sempre più concentrato mettono alla prova la visione originaria di un ecosistema aperto e pienamente multi-vendor.

“L’apertura, l’intelligenza, l’automazione e la virtualizzazione restano pilastri fondamentali nelle piattaforme Ran di nuova generazione”, ha dichiarato Stefan Pongratz, vice presidente di Dell’Oro, spiegando come la curva di adozione non sia uniforme. Secondo l’analista, l’Open Ran avrà un ruolo significativo nella seconda fase del 5G e in vista del 6G, mentre le architetture Cloud Ran e soprattutto i modelli realmente multi-vendor procedono con maggiore lentezza.

Dal rallentamento alla nuova vision: cosa dice davvero il forecast Dell’Oro

L’istituto californiano rivede al ribasso le aspettative di ricavi Open Ran nel breve termine, riflettendo la lentezza di alcune implementazioni e il ridimensionamento dei piani di diversi operatori. Il riequilibrio, però, non è un arretramento della prospettiva complessiva: la crescita attesa nelle fasce più avanzate del ciclo tecnologico compensa la contrazione iniziale. L’Open Fronthaul diventa il vero abilitatore dell’interoperabilità e si consolida come caratteristica richiesta nei nuovi bandi degli operatori.

Più critica invece l’evoluzione della Cloud Ran. Dell’Oro rivaluta le tempistiche a causa dei problemi di performance e soprattutto dei costi energetici, ancora distanti dalla piena parità con l’hardware proprietario. L’adozione multi-vendor, che rappresentava uno dei pilastri culturali dell’Open Ran, appare ora marginale: sotto il 5% del totale della Ran al 2030.

Il nodo americano e la frattura tra i modelli industriali

Lo scenario statunitense pesa più di altri sull’evoluzione globale. Il taglio di circa 850 milioni di dollari previsto dal One Big Beautiful Bill Act, fortemente voluto da Donald Trump, rappresenta il colpo principale al progetto di diversificazione della supply chain. “Mettere a repentaglio questo finanziamento vitale è miope, rischia di minare anni di progresso bipartisan”, ha avvertito Diane Rinaldo, presidente della Open Ran Policy Coalition.

La crisi di Mavenir, uno dei più importanti sostenitori americani dell’Open Ran, amplifica la percezione di stallo: il vendor è alle prese con la ristrutturazione del debito e ha interrotto la produzione hardware. L’abbandono del progetto di rete nazionale di Echostar, che utilizzava software Mavenir, conferma un indebolimento strutturale della traiettoria Usa.

Fuori dagli Stati Uniti, i casi di Rakuten e 1&1 mostrano quanto sia oneroso costruire da zero una rete aperta: perdite miliardarie, ritardi e difficoltà operative hanno frenato entrambi i progetti, nonostante l’elevato valore strategico degli asset sviluppati.

Il mercato globale si concentra: il rischio duopolio

Il quadro competitivo tende a polarizzarsi. I dati Dell’Oro mostrano un indice Hhi superiore a 2.500 in cinque regioni su sei, segnale di un mercato altamente concentrato. Lo studio Omdia conferma: Huawei, Ericsson e Nokia hanno aumentato la loro quota dal 75,1% del 2023 al 77,5% nel 2024. Le alternative restano marginali: Samsung scende al 4,8%, mentre Nec e Fujitsu restano sotto l’1%.

Da qui l’allarme di Pardeep Kohli, ceo di Mavenir: “Se non supportano l’Open Ran, torneremo a una spaccatura netta tra mondo cinese e mondo non cinese”. Nel primo prevalgono Huawei e Zte, nel secondo di fatto solo Ericsson e Nokia.

Il vendor finlandese, tuttavia, respinge la narrativa del declino. “No, l’Open Ran non è affatto morta. Siamo pienamente impegnati sull’Open Ran e sulla Cloud Ran”, ha affermato Tommi Uitto, responsabile delle reti mobili di Nokia. L’azienda rivendica progressi nell’integrazione con radio di terze parti, come Fujitsu, e nella compatibilità con le specifiche O-Ran Alliance richiesta da un numero crescente di operatori.

La corsa al cloud come acceleratore (e correttivo) del modello

La trasformazione cloud del settore Tlc rappresenta la cornice strategica per rilanciare l’Open Ran. Secondo MarketsandMarkets, il mercato del cloud per le telecomunicazioni raggiungerà 56 miliardi di dollari entro il 2030, più del doppio rispetto al 2025. Con l’adozione del 5G standalone e dei servizi edge, la domanda di virtualizzazione cresce e apre nuovi spazi alle architetture disaggregate.

Il cloud pubblico diventa l’elemento trainante grazie alla scalabilità e alla disponibilità globale. Le iniziative come il Cloud Ran-as-a-Service di Nokia su Aws e le soluzioni Azure e Google Cloud mostrano una convergenza sempre più evidente tra telco e hyperscaler. La combinazione di AI, automazione e orchestrazione cloud-native crea un terreno più favorevole per superare i limiti attuali di performance.

Il Nord America guida il mercato grazie a un ecosistema avanzato e a politiche mirate, come la NextGen Telecom Initiative del Dipartimento del Commercio Usa. Il Canada accelera sull’edge cloud a supporto delle smart city. Partnership come quella tra Verizon e Google Cloud rafforzano ulteriormente la spinta verso le architetture software-defined.

L’ecosistema open source rilancia con le nuove release O-Ran

Un altro fronte decisivo arriva dalla O-Ran Software Community, che sotto l’egida della Linux Foundation ha rilasciato le versioni J e K del software open source. Le due release introducono strumenti essenziali per migliorare interoperabilità, scalabilità e sicurezza: dal simulatore O1 basato su Python all’integrazione con OpenAirInterface, fino ai nuovi Api per l’ai e al supporto Kubernetes completo per il Ric.

L’innovazione open source è essenziale per accelerare l’adozione di Ran aperti e intelligenti”, ha sottolineato Arpit Joshipura della Linux Foundation. Le nuove funzionalità puntano a rendere più matura la catena di sviluppo e a facilitare l’ingresso di nuovi attori. La release L prevista per il 2025 proseguirà nella stessa direzione, ampliando i casi d’uso e rafforzando la documentazione.

Un’evoluzione complessa

L’evoluzione dell’Open Ran non procede lungo una linea retta. La fase attuale mette in luce limiti, squilibri e dipendenze, ma allo stesso tempo rivela un consolidamento di fondo. La crescita dell’Open Fronthaul, la spinta del cloud e il rafforzamento dell’open source costituiscono basi solide per la maturità del modello nella seconda metà del 5G e in vista del 6G. La sfida resta politica, economica e industriale più che tecnologica: costruire un ecosistema davvero aperto in un mercato che spinge verso la concentrazione.

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