TELCO PER L'ITALIA

Rangone: “Telco 5.0, nel 2026 svolta per le Tlc”. La chiave nella politica industriale



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Il settore manda messaggi positivi: prove di consolidamento, operazioni straordinarie come quella Poste-Tim e il nuovo approccio europeo alla sovranità tecnologica. Si apre l’era 5.0: le telco tornano infrastruttura strategica per la competitività e la sicurezza digitale del Paese grazie a una nuova consapevolezza politica

Pubblicato il 24 giu 2026



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Per l’industria delle Tlc si apre l’era Telco 5.0: per la prima volta siamo di fronte a una possibile svolta. Lo ha affermato da Andrea Rangone, professore di Digital Business innovation & entrepreneurship del Politecnico di Milano e co-founder di Digital360 e Network360, all’edizione estiva di Telco per l’Italia.

“La filiera delle Tlc è la struttura portante di ogni altra filiera industriale e della competitività di un intero Paese e merita attenzione prioritaria dal mondo politico, soprattutto con le attuali esigenze della sovranità digitale. E ora forse per la prima volta posso dire che potremmo essere di fronte a uno scenario che cambia”, ha dichiarato Rangone. “Mi auguro che i numeri che ho presentato a dicembre siano il passato, quelli che hanno tracciato la cartella clinica di una filiera al collasso. Forse nel 2026 qualcosa finalmente cambierà rendendo lo scenario delle telco più sostenibile”.

Da Telco 1.0 a Telco 5.0: sarà l’anno della svolta?

Rangone ha ripercorso i numeri del 2024: ricavi totali crollati del 33% in quattordici anni (da 41,9 a 28 miliardi di euro), Opex a -20% (20, 3 miliardi, ovvero 5 miliardi persi dal 2010), rapporto Ebitda-Capex ridottosi a 0,02 miliardi (-10,5 miliardi), Ebit margin dell’1,8% (era il 13,1% nel 2019).

“Solo il Capex ha tenuto: le telco sono state chiamate a investire per anni – per un totale di oltre 100 miliardi di euro in quattordici anni sulle infrastrutture di rete e le licenze), ma è chiaro che non si può continuare a farlo senza ritorni: il Roi non è tale da permettere di recuperare il capitale”, ha affermato Rangone. “Continua a soffrire l’Arpu, dove l’Italia è fanalino di coda”.

Nella fase Telco 1.0, i ricavi retail hanno visto scendere la quota generata nel mobile e aumentare quella del fisso, grazie al peso crescente del B2B e dei servizi Ict (cloud, IoT, cybersecurity).

Le telco sono anche, ha proseguito Rangone, l’unica utility i cui prezzi scendono, contrariamente a quanto avviene negli altri settori dei servizi (acqua, gas, elettricità, rifiuti), con dinamiche inflattive +29% dal 2010 al 2025, che rendono il calo per le telco ancora più grave.

Telco verso la sostenibilità: i trend positivi

Ma i dati che verranno diffusi nella seconda parte dell’anno potrebbero descrivere una svolta nel 2025-26.

Intanto potrebbe emergere un aumento dell’Ebitda rispetto al Capex. Inoltre, ci sono elementi di contesto favorevoli: gli accordi di condivisione tra telco, il Digital networks act europeo che, a giudizio di Rangone, non è entusiasmante, ma traccia finalmente una direzione, l’Opas di Poste su Tim, il pacchetto sulla sovranità tecnologica europea del 3 giugno: “Finalmente l’Ue non si mette solo a regolamentare ma fa politica industriale”, ha sottolineato Rangone.

“Per la prima volta vedo una convergenza importante di alcuni fenomeni che non sono solo economici della filiera, ma di natura geopolitica”, secondo Rangone. “La mano libera del mercato ha fallito nelle Tlc: la filiera è stata abbandonata dallo Stato e le telco sono l’unica utility di cui lo Stato non si è interessata come avrebbe dovuto. I paradossi dei conti delle telco degli ultimi anni sono dovuti proprio a questo abbandono dello Stato, alla sua incapacità di cogliere quello che accadeva nella filiera più importante per il Paese. Ora l’Opas di Poste su Tim è segnale positivo”.

Le questioni chiave: energia e licenze no fee

Positivo anche il pacchetto della Commissione europea sulla sovranità presentato il 3 giugno, che enfatizza alcune dinamiche capaci di rilanciare il settore.

“Quando si parla di rete digitale non si parla solo di chip e cloud sovrano, ma anche di infrastruttura, di rete Tlc”, ha evidenziato Rangone. “Il supporto pubblico e la stabilità politica sono la base per permettere efficientamento infrastrutturale, accordi di network sharing, consolidamento, aumento dei prezzi e crescita dei servizi Ict che aiuteranno a rilanciare le telco”.

Ora occorre andare avanti: per Rangone, a livello politico, ci sono ancora dei punti chiave da trattare a cominciare dai prezzi dell’energia, di cui la filiera Tlc fa pesante uso, e passando per la questione cruciale del rinnovo delle licenze a “prezzi intelligenti”.

“Le telco non sono cash cow ed è auspicabile una politica no fee at all”, ha concluso Rangone.

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