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Reti mobili, il Golfo regge meglio i picchi di traffico: Europa in affanno


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Gli investimenti, la diffusione del 5G Standalone e le reti più dense consentono a Qatar, Emirati Arabi Uniti e agli altri Paesi dell’area di mantenere prestazioni più stabili nelle ore di maggiore domanda. Ookla: l’indice medio di congestione è circa la metà di quello europeo

Pubblicato il 30 set 2026

Federica Meta

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Punti chiave

  • Il Golfo registra un congestion rating medio di 14,2 nel 1T2026, circa la metà della media europea, indicando reti più stabili nonostante velocità molto elevate.
  • Vantaggio legato a elevati investimenti, densificazione urbana, ampie bande di spettro e adozione anticipata di 5G Standalone e 5G Advanced.
  • Criticità: disuguaglianze locali che abbassano il throughput per il 10% peggiore, problemi di latenza e jitter nei picchi, impatti stagionali e del Ramadan; l’Europa soffre minori investimenti.
Riassunto generato con AI


Velocità elevate contano, ma quando migliaia di utenti si collegano contemporaneamente è la capacità della rete di mantenere prestazioni stabili sotto carico a fare la differenza. E su questo terreno i Paesi del Golfo mostrano un vantaggio significativo rispetto all’Europa.

Secondo un’analisi di Ookla basata sui dati Speedtest Intelligence, nel primo trimestre 2026 i sei mercati presi in esame – Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti – hanno registrato un congestion rating medio di 14,2 punti, circa la metà della media europea. L’indicatore misura quanto peggiorano le prestazioni passando dalle ore a basso traffico a quelle di punta, combinando velocità, latenza, accodamento dei pacchetti, jitter e qualità sperimentata dagli utenti con le performance peggiori.

Qatar ed Emirati Arabi Uniti emergono come i mercati più stabili. Ma il confronto restituisce soprattutto una fotografia delle differenze strutturali tra due modelli di sviluppo delle telecomunicazioni: da una parte investimenti elevati, diffusione anticipata del 5G Standalone e del 5G Advanced e reti concentrate nelle aree urbane; dall’altra un’Europa alle prese con margini più contenuti, vincoli agli investimenti e una transizione al 5G SA ancora incompleta.

La velocità da sola non basta a misurare la qualità della rete

I Paesi del Golfo occupano da tempo le prime posizioni dello Speedtest Global Index. Nei tre mesi terminati ad aprile 2026, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e Bahrain erano ai vertici della graduatoria mondiale mobile, con l’Arabia Saudita nella top ten e l’Oman tra i primi venti mercati.

Le velocità mediane di download mobile oscillavano nello stesso mese tra 166,18 Mbps in Oman e 647,28 Mbps negli Emirati Arabi Uniti. Sulle reti 5G Standalone gli Emirati avevano raggiunto nel quarto trimestre 2025 una mediana di 1,24 Gbps, il valore più elevato registrato a livello mondiale dall’analisi.

Prestazioni di questo livello, però, possono nascondere differenze significative nel comportamento della rete nei momenti di maggiore utilizzo. Quando cresce il numero di utenti collegati alla stessa cella, spettro e capacità devono essere condivisi. Aumentano quindi le code nei buffer di rete, la latenza può salire e il jitter può compromettere applicazioni sensibili ai ritardi, dalle videochiamate al gaming fino ai servizi in tempo reale.

Per questo Ookla ha affiancato alla velocità un congestion rating da zero a 100, nel quale un valore più basso indica una maggiore capacità di assorbire il traffico senza deterioramenti rilevanti.

Il parametro attribuisce il 30% del peso alla perdita di throughput e un altro 30% all’aumento della latenza sotto carico. Il restante valore deriva dalla crescita delle code, dall’aumento del jitter e dal calo della velocità riscontrato dal 10% degli utenti con le prestazioni peggiori.

Qatar ed Emirati guidano sulla stabilità

Nel primo trimestre 2026 Qatar ed Emirati Arabi Uniti hanno registrato i livelli di congestione più bassi dell’area. Il Qatar si è attestato intorno a cinque punti, dopo essere rimasto tra 12 e 16 durante il 2025.

Negli Emirati il comportamento della rete presenta una particolarità: in alcuni indicatori le prestazioni nelle ore di punta risultano addirittura migliori di quelle misurate nelle fasce notturne a basso traffico. Velocità mediana, latenza sotto carico e accodamento non evidenziano quindi un deterioramento generalizzato.

Rimane tuttavia una criticità per la fascia di utenti meno servita: la velocità del decile inferiore registra un calo del 40%, segnale che la qualità media molto elevata può convivere con divari localizzati di copertura o capacità.

Anche Bahrain e Kuwait mostrano una buona tenuta sulle metriche principali, ma con una maggiore penalizzazione degli utenti collocati nella parte bassa della distribuzione. In Kuwait, nel quarto trimestre 2025, la velocità del 10% degli utenti peggio serviti è diminuita del 70% tra le condizioni di basso carico e quelle più congestionate.

Bahrain ha invece registrato il miglior progresso su base annua, con una riduzione del congestion rating di quasi 12 punti.

Golfo contro Europa, indice medio dimezzato

Il confronto diretto con l’Europa mette in evidenza la distanza tra le due aree. Applicando la stessa metodologia ai dati del primo trimestre 2026, Ookla rileva per i sei mercati del Golfo un congestion rating medio di 14,2, circa la metà della media europea.

Cinque dei sei Paesi considerati ottengono inoltre risultati migliori dell’80% dei 29 mercati europei analizzati. Solo l’Arabia Saudita mostra una distanza più contenuta: con un rating di circa 25 punti, supera comunque 22 mercati europei.

Il dato non riguarda unicamente la velocità di download. Il vantaggio del Golfo emerge su tutte le dimensioni prese in considerazione, comprese latenza, code e jitter.

Tra le eccezioni europee figura il Belgio, che registra valori comparabili a quelli di Qatar ed Emirati. Secondo l’analisi, incidono anche caratteristiche specifiche del mercato e degli spostamenti quotidiani della popolazione, che riducono la pressione sulle reti nelle ore serali.

Più difficili le condizioni in mercati con una geografia dispersa e costi operativi elevati. L’Irlanda, ad esempio, raggiunge un indice di congestione pari a 52, secondo soltanto alla Spagna, che arriva a 62.

Investimenti e 5G Standalone fanno la differenza

Dietro il divario emergono anzitutto condizioni economiche differenti. Nei mercati del Golfo gli operatori beneficiano di livelli di investimento elevati e margini Ebitda nell’ordine del 40-50% o superiori, che consentono di sostenere con maggiore facilità l’espansione della capacità.

A questo si aggiunge l’adozione anticipata delle nuove generazioni mobili. Molti operatori dell’area hanno implementato rapidamente il 5G e successivamente il 5G Standalone, mentre Qatar ed Emirati Arabi Uniti sono già entrati nella fase del 5G Advanced.

Il vantaggio deriva anche dalla configurazione delle reti. La popolazione è concentrata soprattutto nelle principali aree urbane e il rapporto tra abitanti e siti radio risulta più favorevole rispetto a numerosi Paesi europei. La copertura può quindi essere realizzata con maggiore densità e costi relativamente più contenuti.

Contribuiscono inoltre ampie porzioni contigue di spettro nelle bande medie, carrier aggregation e massive Mimo, tecnologie che permettono di utilizzare meglio la capacità disponibile nei momenti di maggiore domanda.

Il confronto con l’Europa assume così anche una dimensione economica. La capacità di una rete di assorbire i picchi di traffico dipende dalla tecnologia installata, ma anche dalla possibilità per gli operatori di continuare a investire in spettro, nuovi siti, densificazione e ammodernamento del core.

Arabia Saudita, il nodo resta la capacità nelle ore di punta

Il quadro del Golfo presenta comunque differenze significative tra i singoli Paesi. Oman e Arabia Saudita mostrano progressi rispetto al 2025, ma rimangono più esposti ai picchi.

In Arabia Saudita la velocità mediana di download diminuisce tra il 31% e il 52% nelle fasce di maggiore utilizzo rispetto alle ore meno trafficate. Secondo l’analisi il problema appare legato soprattutto alla capacità disponibile quando cresce rapidamente la domanda.

In Oman emerge invece una maggiore pressione sul jitter. La crescita della variabilità della latenza può segnalare celle sovraccariche oppure criticità nell’handover, nel backhaul o nelle interferenze radio.

Sono fenomeni che mostrano come un’elevata velocità media nazionale non sia sufficiente a descrivere l’esperienza effettiva dell’utente. Per i servizi real-time, infatti, una connessione molto veloce ma instabile può risultare meno efficace di una rete con throughput inferiore ma latenza prevedibile.

Il Ramadan ridisegna le ore di massimo traffico

A incidere sulle prestazioni sono anche le abitudini sociali. Nel Golfo il Ramadan modifica profondamente la distribuzione del traffico mobile nell’arco della giornata e rende meno rappresentativo il tradizionale picco serale utilizzato nei mercati europei.

L’analisi condotta tra il 18 febbraio e il 18 marzo 2026 mostra configurazioni molto diverse da Paese a Paese.

In Bahrain e Arabia Saudita il peggioramento si concentra intorno all’Iftar, il momento della giornata in cui viene interrotto il digiuno al tramonto. La velocità relativa rispetto alla fascia notturna scende fino a circa 0,6 volte il valore di riferimento.

Negli Emirati e in Oman il momento più critico arriva invece al mattino, con gli spostamenti successivi alla preghiera dell’alba. Negli Emirati il rapporto tra velocità misurata e baseline notturna precipita fino a 0,5 alle 7 del mattino, per poi recuperare nel corso della giornata.

Il Kuwait presenta il comportamento più uniforme: nel momento peggiore la velocità rimane pari a circa il 90% del valore notturno.

Il Qatar sembra a prima vista mostrare una degradazione più marcata, perché per 20 ore su 24 le prestazioni rimangono inferiori alla baseline. Il confronto è però influenzato da un valore notturno eccezionalmente alto, superiore a 522 Mbps tra le 2 e le 4 del mattino.

Anche clima e turismo cambiano il profilo delle reti

Un ulteriore elemento emerge osservando le prestazioni nelle diverse stagioni. Nei Paesi europei l’estate tende a mettere maggiormente sotto pressione le reti, soprattutto nelle località turistiche e nelle aree costiere o rurali dove si sposta temporaneamente una quota consistente della popolazione.

Nel Golfo avviene spesso il contrario. I mesi più freschi registrano un utilizzo mobile maggiore, favorito dalle attività all’aperto, dall’afflusso turistico e dal ritorno dei lavoratori expatriate dopo il periodo estivo.

Il caldo spinge invece una quota maggiore degli utenti negli ambienti chiusi, aumentando il ricorso al Wi-Fi. Durante l’estate una parte della popolazione straniera lascia inoltre temporaneamente i Paesi della regione, riducendo la pressione sulle infrastrutture mobili.

In Kuwait, Oman e Arabia Saudita, durante l’inverno, il throughput serale può risultare inferiore del 25-40% rispetto alle ore notturne. Qatar ed Emirati risultano meno esposti a queste oscillazioni grazie a reti maggiormente sovradimensionate e all’adozione di 5G SA e 5G Advanced.

La nuova sfida è mantenere le prestazioni sotto pressione

L’analisi suggerisce anche quale potrebbe essere il prossimo terreno di competizione tra operatori. Con velocità di centinaia di megabit o superiori ormai disponibili nei mercati più avanzati, il differenziale si sposta sulla continuità dell’esperienza anche nelle condizioni più difficili.

Per gli operatori del Golfo questo significa intervenire soprattutto sulle aree e sugli utenti che rimangono indietro rispetto alla media, attraverso una maggiore densificazione dei siti e il rafforzamento della copertura indoor.

Diventa inoltre più importante monitorare il traffico con maggiore granularità per individuare colli di bottiglia circoscritti nel backhaul o nelle celle urbane e intervenire su latenza, jitter e gestione dei buffer.

Per l’Europa, invece, il confronto riporta in primo piano la questione degli investimenti. Il ritardo nel 5G Standalone e la minore disponibilità di capitale possono tradursi non soltanto in velocità inferiori, ma in una minore capacità di sostenere la crescita della domanda nelle ore più congestionate. Ed è proprio sotto pressione che diventa più evidente la differenza tra una rete semplicemente veloce e una rete realmente resiliente.

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