L’AUDIZIONE

Sovranità, simmetria con le Big Tech e semplificazione: la “ricetta” delle telco per ripartire



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Tim, Fastweb+Vodafone e WindTre in commissione Semplificazione alla Camera mettono a fuoco le esigenze del settore: bilanciare il carico normativo con le piattaforme digitali e ridurre la mole di contratti che confonde i consumatori. Forte l’impatto dello scenario geopolitico: tra le proposte sovranità tecnologica, tutela dei dati e Buy European nel procurement pubblico

Pubblicato il 5 mar 2026



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Le questioni della sovranità digitale e della sicurezza dei dati prendono il sopravvento nell’audizione delle aziende italiane delle Tlc alla commissione Semplificazione della Camera. L’audizione in merito all’indagine conoscitiva in materia di rapporti tra cittadino, imprese private e pubblica amministrazione con riferimento alla semplificazione e alla trasparenza dei contratti pubblici e delle clausole contrattuali per l’accesso ai servizi ha visto la partecipazione di Tim, Fastweb+Vodafone e WindTre.

Il contesto geopolitico domina lo sfondo, ma la richiesta di di sovranità non oscura le altre criticità evidenziate: l’iper-regolamentazione del mercato delle Tlc, l’asimmetria normativa con gli over the top e l’iper-produzione di contratti che, contro ogni obiettivo di semplificazione, rischia di confondere i consumatori .

Tlc strategiche, fare il punto sulla sovranità digitale

“La situazione geopolitica recente evidenzia la necessità di fare il punto sulla sovranità digitale”, ha affermato Sabina Strazzullo, direttrice Public affairs di Tim. L’attenzione è massima anche a livello europeo, ha evidenziato Strazzullo, perché le telecomunicazioni, che sono strategiche per lo sviluppo economico dei Paesi, richiedono un focus specifico sulla sicurezza dei dati che transitano, “in particolare quando si parla di pubblica amministrazione“.

“È fondamentale un’analisi volta a ricordarci quanto i dati pubblici devono essere tutelati per evitare che ci possa essere un soggetto che li richieda al di fuori delle regole”, ha sottolineato la manager di Tim.

Tlc, sovranità tecnologica e tutela del dato

“La sovranità digitale riguarda tre ambiti – ha proseguito Strazzullo in commissione Semplificazione – la sovranità del dato che transita sui nostri apparati, ovvero dove si trova il dato, chi ne ha accesso e in quali modalità; l’aspetto operativo, ovvero quando c’è un problema sulla linea chi può garantire la continuità dell’accesso; e la sovranità tecnologica per evitare dipendenze perché nel contesto geopolitico attuale è fondamentale che l’Italia abbia una propria indipendenza nella gestione del dato e venga garantita questa sicurezza”.

Il suggerimento che Tim ha espresso in questo contesto è “di non irrigidire il mercato, ma trovare soluzioni che possano garantire un’indipendenza dell’Italia rispetto alla gestione di tutti i dati della pubblica amministrazione. Indipendenza – ha concluso Strazzullo – non significa abbandonare l’ecosistema ma trovare soluzioni che consentano di essere indipendenti da alcune categorie di soggetti tecnologici. Parliamo di indipendenza sul fronte tecnologico e sulla gestione totale del dato”.

Semplificazione, per Tim le Tlc sono iper-regolate

Per quanto riguarda il rapporto tra il cittadino e le imprese, Strazzullo ha evidenziato come il settore delle telecomunicazioni sia stato oggetto di molti interventi normativi e regolamentari. Il risultato è che “Oggi ci troviamo in una condizione in cui le Tlc sono un mercato iper-regolamentato, perché abbiamo diverse norme a tutela del consumatore su trasparenza, condizioni contrattuali, modalità di recesso, funzionali e fondamentali nel rispetto della certezza del diritto e dei diritti del consumatore”.

Tuttavia, ha proseguito la direttrice Public affairs di Tim, citando un’analisi condotta da Connect Europe, si tratta di una “iper-regolamentazione sulla materia della tutela del consumatore“, con 28 regolamentazioni, di 19 sono a carattere generale e 9 specifiche per il settore delle Tlc.

L’asimmetria con le piattaforme digitali

Inoltre, le telco non sono gli unici attori dell’ambito digitale: ci sono “altri soggetti che giocano la partita, le piattaforme digitali che, sebbene utilizzino le nostre infrastrutture e offrano in alcuni casi servizi analoghi, quali la messaggistica o le chiamate, non hanno lo stesso livello di regolamentazione che hanno le telecomunicazioni. Ad esempio – ha aggiunto Strazzullo – noi abbiamo degli obblighi stringenti rispetto alle intercettazioni telefoniche che non vengono replicati sulle piattaforme che offrono servizi di comunicazione analoghi ai nostri, o ancora l’obbligo di risposta da parte di un operatore, soggetto fisico, alle chiamate di call center”.

La manager di Tim ha concluso: “Ci troviamo di fronte a un’asimmetria tra la parte contrattualistica delle regolamentazione e normativa delle telecomunicazioni e l’aspetto regolamentare e normativo di questi soggetti. Chiediamo un’attenzione a questa differenza e un intervento volto a livellare questa asimmetria, cercando di deregolamentare, eventualmente, quanto previsto per le telecomunicazioni”.

Strazzullo in audizione alla Camera ricordato anche le difficoltà in termini di ricavi delle aziende delle Tlc: negli ultimi 10 anni la parte retail del settore ha perso circa 10,5 miliardi. “Questa iper regolamentazione, insieme alla situazione del mercato, sta determinando delle difficoltà complessive”.

Fastweb+Vodafone: I rischi sul mercato consumer

Nel suo intervento in audizione in commissione Semplificazione, Alessia di Nucci, direttrice Public Affairs Fastweb+Vodafone, ha affermato che, per quanto riguarda il mercato dell’Energia, esistono “alcuni aspetti critici, che nel mercato delle telecomunicazioni sono stati già superati dalla regolamentazione da parte dell’Autorità: manca un divieto esplicito di pratiche di retention, di ricontatto nella fase di cambio fornitore”.

Ha proseguito la manager: “Oggi un cliente che vuole cambiare fornitore stipula un nuovo contratto con il fornitore entrante, viene inviata un’informazione al sistema informativo integrato che deve informare per motivi tecnici il fornitore uscente. In questa fase, meramente tecnica, spesso si attivano interventi commerciali del fornitore uscente che solo a quel punto propone al cliente un’offerta migliorativa. Il mercato non è tarato su una proposizione commerciale già di per sé orientata al cliente. È una pratica che può anche evolvere in condotte commerciali, telemarketing, di tipo aggressivo. L’assenza di questo divieto impatta fortemente sul consumatore, perché riduce gli incentivi per gli operatori a migliorare proattivamente la qualità delle offerte”.

Sovranità: pensare a un “Buy European” su cloud e AI

Tornando sul tema della sovranità, di Nucci ha sostenuto la necessità di ripensare il procurement pubblico con un approccio “Buy European”.

“Dal nostro osservatorio privilgiato – ha detto di Nucci – ci rendiamo conto di una serie di esigenze che stanno cambiando, anche in relazione al contesto geopolitico. Riteniamo che ripensare il public procurement con un approccio ‘buy European’, che possa privilegiare operatori nazionali ed europei che in ambito di cloud e intelligenza artificiale riescono a garantire una gestione del dato sicura e resiliente, e non soggetta a normative estere, sia una leva fondamentale per un corretto ribilanciamento dei rapporti tra pubblico e privato”.

WindTre: criticità da overlapping normativo

Torna sull’iper-regolamentazione e la necessità di semplificazione Wind Tre con la sua Responsabile Funzione Licensing Consumers’ Affairs and Privacy, Raffaella Tondi.

“Il settore delle Tlc è regolato da una serie di leggi e di norme che possono creare due criticità: un possibile overlapping normativo, ovvero la situazione per cui una stessa fattispecie sia regolata da due o più disposizioni normative, con una sovrapposizione delle stesse, e una iper produzione documentale e contrattuale che, allo scopo di favorire una massima comprensibilità e chiarezza del contratto per l’utente, può determinare l’effetto paradossale di eliminare la consapevolezza a causa di una mole di documenti scritti molto tecnici, non semplice da consultare”.

“Rispetto all’overlapping – ha spiegato la manager- un esempio pratico capitato a Wind Tre è quello relativo allo ius variandi, il diritto dell’operatore di modificare il proprio contratto, al ricorrere di certe condizioni entro un ambito ben specifico, come previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche, e una norma che è invece inserita nel Codice del consumo che giustamente vieta l’attivazione di servizi non richiesti. È successo a Wind Tre, nell’ambito di una necessità di variazione contrattuale come aumento del prezzo, di decidere di aumentare non solo il prezzo ma anche anche il contenuto contrattuale, più giga, dando al cliente il diritto di non accettare. L’Antitrust ha ritenuto che questa azione ricadesse nell’attivazione di un servizio non richiesto, sanzionando Wind Tre”.

Iper-produzione contrattuale: semplificazione urgente

Un’altra criticità evidenziata da Tondi di WindTre è quella determinata dall’iper -produzione contrattuale.

“Correttamente, il Codice delle comunicazioni elettroniche ha istituito la sintesi contrattuale, un documento sintetico che riassume gli elementi base di un contratto”, ha indicato la manager. “Questa, che a noi sembrerebbe essere una corretta introduzione, è stata affiancata da una scheda di trasparenza tariffaria, che ripercorre questi stessi aspetti con qualche variante, e una scheda di trasparenza tecnica che tenta di spiegare al consumatore cos’è la latenza o la velocità di download e upload. Quindi l’operatore, per essere pienamente aderente al dettato normativo, crea delle clausole di contratto complete sotto ogni punto di vista ma lunghissime e poco comprensibili dal cittadino medio. L’auspicio – ha concluso – è che si possa semplificare letteralmente, non solo come riduzione di mole di parole ma anche di tecnicismi, utilizzando concetti il più semplici possibile, nei limiti di quanto consentano il legislatore e l’Autorità”.

Toccando un tema caro a tutte le telco, che hanno ormai esteso il loro business oltre le Tlc, WindTre ha fatto appello anche alla necessità di semplificazione sul cambio di operatore energetico: “Un esempio di complessità del sistema che si potrebbe semplificare è nell’ambito del cambio di fornitore energetico”, ha indicato Tondi. ” Il cliente che si trova a dover cambiare deve specificare i propri dati catastali, e può rimanere interdetto”.

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