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Telco e efficienza operativa, AI in campo in attesa che il 5G “ripaghi”



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L’attenzione verso l’agilità nelle operazioni coincide con la fine di un ciclo di forti investimenti nella quinta generazone mobile e nella fibra che non hanno portato a un significativo miglioramento dei conti. Tra gli strumenti di efficienza automazione e intelligenza artificiale nonché tagli al personale. Ma serve un modello più sostenibile

Pubblicato il 13 ago 2026



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Punti chiave

  • Operatori europei puntano su efficienza operativa e tagli dei costi dopo ingenti investimenti in 5G e fibra ottica che non hanno aumentato i ricavi.
  • Aumenti di margini ottenuti con automazione, intelligenza artificiale e riduzione del personale; Vodafone, Telefónica e BT riportano miglioramenti di EBITDA/EBITDA-AL.
  • La riduzione dei costi continuerà finché non emergono nuove entrate; Telefónica punta a ridurre OpEx e CapEx, mentre analisti chiedono nuove fonti di ricavo, anche tramite IA.
Riassunto generato con AI


Con una crescita dei ricavi – e soprattutto dei profitti – ancora poco brillante, le telco europee continuano a basarsi su una strategia comprovata: efficienza operativa come imperativo per migliorare i conti. Ma con strumenti nuovi: adesso ci sono anche automazione e AI che concorrono al risultato.

BT, Deutsche Telekom, Kpn, Telefonica, Swisscom, Telia e Vodafone hanno tutte indicato l’efficienza operativa come un fattore determinante per la crescita dell’Ebitda o dell’Ebitdaal nei risultati finanziari per il periodo conclusosi il 30 giugno 2026, come osserva un’analisi di TM Forum.

L’attenzione verso una maggiore agilità coincide con la fine di un ciclo di ingenti investimenti nelle reti 5G e in fibra ottica, che non hanno portato a un significativo miglioramento dei ricavi. Ma riflette anche una crescente disponibilità da parte di degli operatori europei a illustrare i progressi compiuti nell’utilizzo dell’automazione e dell’intelligenza artificiale per aumentare l’efficienza, anche accompagnata dalla riduzione del personale.

Efficienza operativa, mantra delle telco UE

Vodafone, ad esempio, ha combinato un aumento del 12,6% dei ricavi derivanti dalle sue attività in Africa con un aumento dello 0,9% dei ricavi in ​​Europa, ottenendo una crescita organica del 5,2% dei ricavi da servizi del Gruppo.

Secondo quanto dichiarato dall’azienda, l’aumento complessivo dei ricavi del gruppo Vodafone, unito alle “iniziative pluriennali di riduzione dei costi annunciate a maggio, ha portato a una crescita organica dell’Ebitda rettificato del 6,2%”. L’iniziativa prevedeva anche la riduzione del personale, con 1.200 licenziamenti annunciati nel corso del trimestre. L’azienda prevede ulteriori risparmi sui costi nel 2026, affermando che: “L’Europa e le Shared Operations sono sulla buona strada per conseguire significative riduzioni nette delle spese operative entro la fine dell’anno”.

Telefónica, che a dicembre ha annunciato un programma di riduzione del personale che interesserà 5.500 dipendenti in sette società, ha attribuito un miglioramento del 2,7% dell’Ebitda rettificato a una combinazione di tagli al personale in Spagna e “semplificazione” che concorrono all’efficienza operativa incrementando i margini su base annua.

Automazione e AI tra gli strumenti per migliorare i conti

Durante la presentazione al Capital Markets Day di novembre, Telefónica ha dichiarato di puntare a una riduzione di 3 miliardi di euro dei costi totali entro il 2030, di cui 2,01 miliardi derivanti dalle spese operative (Opex) e 0,92 miliardi dalle spese in conto capitale (Capex), grazie a un modello operativo semplificato e a una riduzione del 25% dei costi operativi delle sue unità aziendali e globali. Parallelamente, sta investendo nelle proprie “capacità tecniche”, che includono l’aggiornamento dei sistemi It, l’automazione della rete e il miglioramento del portafoglio prodotti.

A tal fine, Telefónica ha stanziato un investimento di 32 miliardi di euro per reti e It dal 2026 al 2028. L’azienda prevede di raggiungere un livello di automazione della rete pari a 3,75 entro il 2028 in Brasile, Germania e Spagna.

BT è un’altra delle telco europee impegnate in un programma pluriennale di riduzione dei costi. Il gruppo britannico ha riferito che “la trasformazione dei costi ha generato efficienze in tutte le unità, con riduzioni annue dell’8% nel consumo energetico della rete, dell’8% nel totale delle risorse umane (escluso il personale internazionale), arrivando a 94.000 unità, e del 21% nei volumi di riparazione di Openreach”.

Reti autonome per creare efficienza

Come Telefónica, anche BT evidenzia i suoi investimenti in Ai e automazione. Nell’ultimo rapporto annuale, l’azienda cita la collaborazione con Aws per introdurre funzionalità di AI Ops nella propria rete mobile, al fine di passare a un Noc (Network Operations Center) autonomo e auto-riparante. BT riferisce anche di aver dotato quasi 5.000 dipendenti tra ingegneri e sviluppatori software di strumenti di intelligenza artificiale e di utilizzare un assistente basato su Gen Ai per rispondere alle domande dei clienti e riassumere le interazioni.

La strategia è simile per la telco tedesca Deutsche Telekom. Il ceo Tim Höttgesha esplicitato l’importanza del ruolo dell’Ai nella riduzione dei costi per generare ulteriore efficienza operativa, come indicato durante una conference call con gli analisti per discutere i risultati del periodo conclusosi il 30 giugno.

“Sul fronte europeo, stiamo attualmente utilizzando l’Ai in modo molto ampio per generare efficienza e per essere meno dipendenti dalle persone nella gestione di questa organizzazione”. Per l’Europa, l’azienda ha registrato una crescita organica del fatturato da servizi del 4% e una crescita organica dell’Ebitda del 4%.

Höttges ha anche sottolineato i progressi nel raggiungimento di economie di scala che consentiranno di ridurre i costi nell’erogazione dei servizi e negli acquisti. Il piano è di avere un’unica rete di trasporto in tutti i paesi europei. L’azienda sta anche concludendo un’importante gara d’appalto per garantire la fornitura di chip di memoria in tutti i paesi europei, con un significativo impatto sui costi.

L’Ai può anche aiutare ad aumentare i ricavi

Diverso il caso di Orange Group. La telco con sede centrale in Francia ha beneficiato di una forte crescita dei ricavi da servizi del 13,9% dalle società operative in Medio Oriente e Africa nel primo semestre del 2006, dove l’Ebitdaal è cresciuto del 16,1%. È inoltre riuscita a incrementare i ricavi del 4,1% in Europa, raggiungendo i 3,61 miliardi di euro, con una crescita dell’Ebitdaal del 6,1%. Tuttavia, la telco non dà troppa enfasi al “programma di efficienza basato sull’Ai” nella sua conference call con gli analisti, nonostante gli investimenti nell’automazione, che includono progressi nello sviluppo dell’autonomia di rete.

Ma, in generale, secondo TM Forum, è probabile che la tendenza delle telco europee a incrementare i margini attraverso la riduzione dei costi operativi continui, a meno che non trovino nuove fonti di reddito.

“Tutti i principali fornitori di servizi di comunicazione europei hanno avviato importanti programmi per semplificare, automatizzare e modernizzare le proprie operazioni. Queste iniziative hanno un duplice scopo: in primo luogo, aiutare le loro organizzazioni a muoversi più velocemente e, in secondo luogo, generare risparmi sui costi”, afferma Mark Newman, head analisi di TM Forum. “A meno che le telco non riescano a recuperare la crescita dei ricavi, ad esempio creando nuove fonti di reddito grazie all’Ai, continueranno a fare affidamento sul risparmio sulle spese operative per proteggere e incrementare i margini”.

Telco ancora in stallo nel 2026

Per le telecomunicazioni europee il 2026 si sta dipanando come un anno di continuità, nel quale i numeri migliorano senza trasformarsi in un cambio di passo strutturale. Già a gennaio un’analisi di Ing Think prefigurava una crescita dei ricavi attorno al 2%, sostenuta dall’introduzione di nuovi servizi e da ritocchi tariffari che, in molti mercati, hanno iniziato a scalfire l’inerzia di anni di deflazione competitiva. La stessa traiettoria, tuttavia, segnala che la ripresa non equivale a una navigazione semplice, perché il settore continua a muoversi su un crinale stretto: da una parte l’urgenza di investire in reti sempre più evolute, dall’altra la difficoltà di trasformare quell’investimento in valore percepito e, quindi, in disponibilità a pagare.

Ing Think avverte che la crescita dei ricavi del 2% non lascia presagire una “navigazione tranquilla”. È una sintesi efficace, perché sposta l’attenzione dal dato in sé alle condizioni che lo rendono fragile: la domanda cresce, ma non corre; i costi possono scendere, ma non spariscono; la concorrenza cambia forma, ma non diminuisce.

Efficienza e AI: margini in crescita, ma non gratis

In un settore che cresce poco, la creazione di valore passa inevitabilmente anche dalla disciplina sui costi. Qui si concentra una parte rilevante dell’ottimismo: l’automazione di rete, lo spegnimento progressivo del rame e l’evoluzione del customer service grazie all’intelligenza artificiale aprono spazi concreti di efficientamento. Non è un caso che diversi operatori abbiano già annunciato programmi di riorganizzazione.

Il punto, però, è evitare l’equivoco della scorciatoia. L’efficienza non arriva senza costi di transizione, perché gli investimenti in strumenti di Ai, le spese di riorganizzazione, lo sviluppo di nuovi servizi 5G e, in alcuni casi, l’aumento del costo di acquisizione clienti possono appesantire il conto economico nel breve periodo. Nonostante questo, l’aspettativa resta che l’Ebitda possa crescere più dei ricavi, con una mediana attorno al 2,5%. L’efficienza operativa resta la leva determinante per creare spazio finanziario, soprattutto quando la spesa per investimenti non si riduce con la rapidità che parte del mercato sperava.

Da infrastruttura a piattaforma: l’unica via per aprire le “fauci” della cassa

Il messaggio complessivo è che le telecomunicazioni europee restano un’industria infrastrutturale, quindi difficilmente assimilabile alle big tech per profili di crescita e narrativa finanziaria. Questo non significa che il settore sia condannato a un ruolo marginale, perché la domanda digitale continua a espandersi e l’economia europea dipende sempre più dalla qualità delle reti. Il punto è che la sostenibilità di lungo periodo non arriverà soltanto dalla copertura, bensì dalla capacità di trasformare le reti in piattaforme che abilitano servizi e garantiscono affidabilità.

Il “cash flow jaws”, espressione che rimanda all’idea che le “fauci” della generazione di cassa possano finalmente aprirsi, crea un divario crescente tra investimenti in rallentamento e liquidità disponibile in aumento. Perché accada serve che la domanda segua l’offerta più rapidamente rispetto a quanto osservato finora e serve che gli operatori dimostrino di saper vendere l’esperienza, non soltanto l’accesso, evitando che il prezzo diventi l’unico linguaggio del mercato.

In sintesi, le telco devono dimostrare di saper trasformare una stagione di capex elevati in una stagione di prodotto, nella quale copertura e prestazioni diventano argomenti di vendita legati a casi d’uso, qualità del Wi-Fi domestico, assistenza e integrazione di servizi digitali. Se questa transizione reggerà, la crescita moderata potrà diventare sostenibile e, soprattutto, compatibile con investimenti ancora importanti; se invece take-up lento e pressione di prezzo dovessero prevalere, il rischio è quello di avere reti sempre più moderne ma ancora troppo lente a ripagarsi, con effetti a catena su investimenti futuri e capacità di innovazione.

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