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Tim disdice l’Msa con Inwit. La tower company: “La decisione spetta all’assemblea”



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Il Cda delibera la disdetta del Master Service Agreement: uscita prevista tra 2028 e 2030. Ma, riferendosi all’intesa Tim-Fastweb+Vodafone sulla costruzione di nuove torri, l’azienda guidata da Galli precisa: “La nuova rete infrastrutturale ha significative implicazioni industriali e finanziari, con evidenti riflessi sull’Opas lanciata da Poste. Serve via libera assembleare come da indicazioni Consob”

Pubblicato il 29 mar 2026

Federica Meta

Direttrice



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Riassunto generato con AI

TIM ha deliberato la disdetta del Master Service Agreement con Inwit. La decisione è stata assunta dal Consiglio di amministrazione riunitosi sotto la presidenza di Alberta Figari e fissa come riferimento la scadenza contrattuale di agosto 2030, richiamando la clausola sul cambio di controllo esercitata nel 2022.

La mossa colloca il dossier torri dentro il riassetto in corso sulle infrastrutture passive e arriva a seguito dell’accordo con Fastweb+Vodafone sulle torri e la disdetta dell’Msa con Inwit da parte della compagnia guidata da Walter Renna.

Resta aperto anche lo scenario del 31 marzo 2028

Lo stesso comunicato introduce però una seconda ipotesi. TIM precisa che, dopo la disdetta dall’Msa inviata nei giorni scorsi da Fastweb+Vodafone, “nell’ipotesi in cui venisse accertato – in sede giudiziale ovvero per accordo tra le parti – che il cambio di controllo intervenuto nel dicembre 2020 abbia determinato l’applicabilità della relativa clausola contrattuale, la comunicazione odierna dovrà intendersi anche quale disdetta con efficacia rispetto al termine originario del 31 marzo 2028”.

Il gruppo, quindi, formalizza due possibili sbocchi temporali: agosto 2030 come scadenza collegata alla clausola esercitata nel 2022, ma anche marzo 2028 se dovesse essere riconosciuta la rilevanza del cambio di controllo del dicembre 2020. Il nodo resta legato all’interpretazione contrattuale e ai possibili sviluppi giudiziali o negoziali.

Costi infrastrutturali e piano di migrazione

TIM inserisce la decisione dentro una linea industriale già annunciata al mercato. La nota afferma infatti che “la decisione si inserisce nel percorso di ottimizzazione della struttura dei costi infrastrutturali avviato dalla Società, coerente con le iniziative recentemente annunciate al mercato, e rientra tra le opzionalità operative e industriali ordinarie di TIM nell’ambito della gestione del proprio perimetro infrastrutturale e delle proprie relazioni commerciali”.

La società aggiunge che “avvierà le trattative per concordare con INWIT un piano di migrazione pluriennale che assicuri la continuità operativa dopo la scadenza del contratto nel rispetto dei reciproci obblighi contrattuali sanciti dall’MSA”. Nella parte finale del comunicato, TIM segnala inoltre di restare disponibile a valutare con Inwit “una revisione complessiva delle condizioni economiche e di servizio dell’accordo nell’interesse di tutti gli stakeholder e nell’ottica di proseguire nello sviluppo degli investimenti infrastrutturali strategici del Paese”.

La linea del gruppo si muove quindi su tre livelli: disdetta formale, gestione della transizione attraverso un piano pluriennale e disponibilità a discutere una revisione delle condizioni economiche e di servizio.

La reazione di Inwit

Secondo fonti interne a Inwit “fermo restando la mancanza dei presupposti giuridici di un’eventuale disdetta che possa essere ritenuta efficace, non si comprende come tale decisione possa essere assunta dal CdA e non dall’Assemblea della società tenuto conto che realizzare una nuova rete infrastrutturale ha significative implicazioni di lungo periodo, sia industriali che finanziari, con evidenti riflessi sull’Opas lanciata da Poste”.

 “Al riguardo”, proseguono le stesse fonti, “appare utile ricordare che la Consob ha in più occasioni chiarito che non sono ammessi, salvo autorizzazione assembleare, comportamenti volti a mutare, anche con effetto differito, le caratteristiche patrimoniali e aziendali della società oggetto di acquisto come, ad esempio, la modifica di politiche industriali o commerciali”.

La disdetta di Fastweb+Vodafone

La disdetta di TIM arriva dopo quella notificata, nei giorni scorsi da Fastweb+Vodafone, che annunciava “in conformità al periodo di preavviso previsto dal contratto, l’Msa avrà termine formalmente alla fine di marzo 2028”. In particolare, Fastweb+Vodafone avvierà le trattative con Inwit per definire un piano di migrazione pluriennale in linea con le disposizioni dell’Msa al fine di garantire la continuità operativa fino a marzo 2028 e oltre tale data. Il piano di migrazione si baserà su accordi con fornitori terzi di infrastrutture passive e su iniziative che vedono la partecipazione di Fastweb+Vodafone.

La società spiegava che la decisione di porre termine all’Msa deriva “dalla constatazione che i costi dei servizi di Inwit non risultano in linea con i benchmark di mercato, nonché dalla mancata disponibilità della società ad avviare un confronto formale volto al loro allineamento. I prezzi superiori a quelli di mercato applicati da Inwit riducono la capacità di Fastweb+Vodafone dieffettuare gli investimenti necessari per continuare a offrire reti mobili di alta qualità e contribuire alla digitalizzazione dell’Italia”.

Inwit difende il valore della rete e respinge le critiche sui prezzi

In occasione della call con gli analisti il dg di Inwit, Diego Galli, sottolineava la centralità dell’ infrastruttura, contestando l’idea che possa essere sostituita in tempi rapidi. “La nostra rete, composta da circa 26.000 siti, è il risultato di 40 anni di lavoro di TIM, Vodafone e Inwit, che hanno potuto beneficiare del vantaggio del first-mover per costruire siti di massima qualità nelle migliori posizioni disponibili –  spiegava Galli – Il 35% dei nostri siti si trova in posizioni uniche, come nel cuore delle grandi città, così come aree montane e borghi, più in generale circa il 75% della nostra rete non è replicabile. Uscire dalla rete Inwit vuol dire avere piano di rete alternativa con la costruzione di almeno 15 mila nuove torri che con un roll-out medio di 500 torri, richiederebbe 30 anni, con impatti sulla qualità del servizio e con un costo di ulteriori 2miliardi. Ma anche con impatti ambientali notevoli con l’emissione di oltre 500.000 tonnellate di CO2. La duplicazione delle reti infrastrutturali non ha senso industriale, economico ed ambientale”.

Nella stessa nota, il direttore generale di Inwit legava il tema della copertura a quello della densificazione: “A ciò si aggiunge un tema di densificazione che sarebbe più rapida se i nostri anchor tenant si affidassero a Inwit che garantisce la migliore qualità ed estensione. In questi anni siamo diventati una macchina operativa efficiente realizzando 800 torri nuove ogni anno: è il processo migliore per la densificazione ma anche per la gestione finanziaria”.

Sul piano economico, Galli respingeva le contestazioni sui canoni: “E’ importante chiarire che, tutti i nostri prezzi sono in linea con il mercato. Sono anzi più vantaggiosi, e ben al di sotto della media europea perché il canone Msa include anche diritti esclusivi a beneficio degli ‘anchor’, come il diritto di veto e spazi riservati extra sui siti esistenti, che non rientrano nei termini standard degli Msa nei benchmark internazionali”.

“Nel caso in cui un ‘anchor’ dovesse recedere, l’altro continuerà a beneficiare delle medesime condizioni economiche – concludeva Galli – Sottoscrivere un accordo per poi recedere dall’Msa dopo otto anni equivale a contrarre un mutuo ventennale con una banca per poi smettere di rimborsarlo dopo otto anni”.

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