L’esercizio 2025, il primo completo dopo la cessione di NetCo, segna il ritorno all’utile per Tim. Il risultato netto di gruppo, prima delle quote di competenza di terzi, è infatti positivo per 519 milioni di euro (con un contributo del quarto trimestre pari a 473 milioni di euro), rispetto a una perdita di 364 milioni dell’anno precedente, e beneficia di proventi non ricorrenti per complessivi 157 milioni di euro.
Il risultato netto, a valle della quota di utile di 222 milioni di euro di competenza delle minoranze di Tim Brasil, è di 297 milioni di euro, rispetto a una perdita di 610 milioni nel 2024. Tim resta ancora in rosso per 155 milioni di euro ma in netto miglioramento rispetto alla perdita di 1,2 miliardi di euro del 2024.
Il 2025 “ha segnato un altro passo decisivo nel nostro percorso per rendere Tim un’azienda ‘normale’, operativamente disciplinata, strategicamente coerente e finanziariamente prevedibile“, aveva spiegato, un paio di settimane fa, il ceo Pietro Labriola commentando con gli analisti i conti preliminari. “Per il quarto anno consecutivo sia i risultati di gruppo che quelli nazionali sono stati pienamente in linea con le previsioni su tutti i parametri chiave: un risultato senza precedenti nella storia recente di Tim e una chiara testimonianza della coerenza della nostra esecuzione”.
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I risultati approvati dal cda
Il bilancio è stato approvato dal cda, che ha anche confermato tutti i risultati esaminati in sede di preconsuntivo e convocato l’assemblea degli azionisti per il prossimo 15 aprile. Il consiglio di amministrazione di Tim, riunitosi ieri sotto la presidenza di Alberta Figari, ha certificato ricavi di gruppo pari a 13,7 miliardi (+2,7%), Ebitda After Lease a 3,7 miliardi (+6,5%) e un debito netto after lease in forte calo a 6,9 miliardi di euro.
Tim ha approvato anche la rendicontazione consolidata di sostenibilità, raggiungendo nel 2025 tutti gli obiettivi Esg, “con risultati superiori ai target su efficienza energetica delle infrastrutture, equilibrio di genere nelle assunzioni e crescita dei servizi digitali a supporto della transizione ambientale della Pubblica amministrazione. Tra i principali traguardi, in Italia è stato conseguito l’approvvigionamento elettrico al 100% da fonti rinnovabili certificate, come già avviene in Brasile dal 2021″ precisa una nota del gruppo.
Su cosa delibererà l’assemblea degli azionisti
Rispetto all’assemblea degli azionisti del 15 aprile, solo attraverso il rappresentante designato dalla società, i soci saranno chiamati ad approvare, oltre al bilancio, il buyback fino a 400 milioni di euro (per massime 700.000.000 azioni ordinarie). In sede straordinaria, l’assemblea degli azionisti sarà poi chiamata a esprimersi sul raggruppamento delle azioni della Società nel rapporto di una nuova azione ordinaria avente godimento regolare ogni dieci azioni ordinarie in circolazione. Per effetto della complessiva operazione di raggruppamento, il numero totale delle azioni sarà ridotto a 2.135.725.819.
L’Assemblea delibererà anche il conferimento dell’incarico al nuovo revisore per il periodo 2028-2036, e valuterà il piano di incentivazione azionaria di lungo termine denominato “Piano Lti di Performance Shares 2026-2028”, finalizzato a rafforzare l’allineamento degli interessi del management con quelli degli azionisti, promuovendo la creazione di valore sostenibile nel medio-lungo periodo.
Le previsioni di Intermonte
Commentando i risultati del 2025, la banca di investimento Intermonte parla di un target price di 0.75 euro per azione, rispetto al quale “attribuiamo una probabilità molto contenuta all’incasso dell’earn-out da 2,9 miliardi di euro legato a un’eventuale combinazione societaria o un accordo commerciale tra FiberCop e Open Fiber, alla luce della scadenza piuttosto ravvicinata fissata per fine anno”.
Gli analisti di Intermonte ricordano che, secondo la stampa, Kkr avrebbe richiesto due pre-condizioni per un eventuale deal: la prima riguarda un via libera informale preliminare della Commissione europea, “che a nostro avviso potrebbe essere accompagnato da rimedi strutturali (per esempio la cessione delle aree nere in sovrapposizione) e da una verifica del rispetto della disciplina sugli aiuti di Stato; la seconda è la ricapitalizzazione di Open Fiber dell’ordine di 1-1,2miliardi di euro. Ciò premesso, riteniamo comunque che la rete unica rappresenti una precondizione strategica per una futura quotazione di FiberCop, verosimilmente non prima del 2027”.
In questo scenario, per Intermonte “l’Ipo potrebbe rappresentare una exit per i fondi attualmente investiti in FiberCop (Kkr 37.8%, Adia 17.5%, Cpp 17.5%), consentendo al contempo alla società di evolvere verso un modello di utility quotata (stile Terna), con lo Stato come azionista di riferimento (attualmente Mef 16% e F2i 11.2%)”.






