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Tlc, Labriola: “Serve una svolta di politica industriale”. Frequenze, costi energetici e consolidamento le priorità


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Il Rapporto 2026 fotografa un mercato da 28,4 miliardi, con costi energetici a +29%, traffico mobile a +17% e investimenti che assorbono quasi tutta la marginalità. Labriola: “Ora va fatta una scelta di politica industriale: considerare il settore una priorità strategica nazionale e agire di conseguenza”

Pubblicato il 22 ott 2026

Federica Meta

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Punti chiave

  • Marginalità operativa assorbita dagli investimenti: saldo Ebitda–Capex 2025 pari a 200 mln; ricavi 28,4 mld ma costi crescenti e prezzi in calo; Asstel e Labriola chiedono politica industriale.
  • Proposte chiave: rinnovo non oneroso delle frequenze in cambio di investimenti, adeguamento dei limiti elettromagnetici, riconoscimento come settore energivoro, contributo delle piattaforme (fair share).
  • Bisogno di consolidamento per competitività; investimenti privati 6,8 mld ma Ebitda-Capex ridotto; crescita di Ict e intelligenza artificiale che impatta i call center; 99% coinvolti in formazione.
Riassunto generato con AI


La marginalità operativa delle telecomunicazioni italiane viene quasi interamente assorbita dagli investimenti nelle infrastrutture. Nel 2025, considerando anche gli interventi anticipati dagli operatori e successivamente rimborsati con fondi pubblici, il saldo tra Ebitda e Capex si attesta ad appena 200 milioni di euro. È uno dei dati più significativi del Rapporto sulla filiera delle telecomunicazioni 2026, presentato a Roma in occasione del Forum Nazionale organizzato da Asstel e dalle organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilfpc-Uil.

Il mercato registra una ripresa dei ricavi, arrivati a 28,4 miliardi di euro, ma continua a fare i conti con costi crescenti, prezzi in diminuzione e consumi di connettività in forte espansione. Una combinazione che rende particolarmente complesso finanziare l’ammodernamento delle reti.

Da questo quadro prende le mosse la richiesta di Pietro Labriola, presidente di Asstel, che sollecita una scelta di politica industriale capace di riconoscere il ruolo strategico del settore nell’economia italiana. Al centro delle proposte figurano le condizioni per il rinnovo delle frequenze, la riduzione degli oneri energetici, l’adeguamento dei limiti elettromagnetici e il contributo delle grandi piattaforme digitali agli investimenti.

Secondo le stime del rapporto, considerando gli effetti diretti e indiretti, la filiera genera un contributo di oltre 139 miliardi di euro al Pil nazionale, pari al 6,2% del totale. Il documento quantifica inoltre in circa 141 miliardi di euro il contributo cumulato alle entrate fiscali dello Stato tra il 2007 e il 2025.

Labriola: “Le telecomunicazioni siano una priorità strategica nazionale”

«Il settore delle telecomunicazioni attraversa una fase critica: il traffico dati e i costi crescono, mentre i ricavi diminuiscono, compromettendo la sostenibilità economica della filiera e la sua capacità di investire. Servono strumenti aggiornati e decisioni rapide e risolutive per rendere il settore in grado di sostenere la trasformazione digitale, la crescita delle imprese, la modernizzazione della PA e l’autonomia tecnologica del Paese», afferma Labriola.

Il presidente di Asstel sollecita anche un maggiore coordinamento tra le imprese, richiamando il rischio che le divergenze all’interno del settore rallentino la definizione di posizioni condivise.

«In questo quadro, pesa anche un livello di conflittualità interna al settore che resta elevato e che, pur riflettendo interessi e posizioni differenti, rischia talvolta di rallentare la costruzione di soluzioni condivise. Per affrontare con efficacia le sfide comuni è quindi importante favorire un confronto orientato alla convergenza».

Le priorità industriali, sottolinea Labriola, sono già contenute nelle Linee Programmatiche elaborate dall’associazione.

«Ora va fatta una scelta di politica industriale: considerare le telecomunicazioni una priorità strategica nazionale e agire di conseguenza. Le Linee Programmatiche Asstel indicano le condizioni industriali che permettono alle telecomunicazioni italiane di traguardare obiettivi concreti di investimenti, innovazione e crescita. Senza una Filiera TLC forte, sostenibile e messa nelle condizioni di investire, non ci sarà futuro digitale credibile per l’Italia».

Frequenze, la proposta di Asstel: rinnovo non oneroso in cambio di investimenti

Il rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze mobili è uno dei principali interventi richiesti da Asstel. L’associazione propone di legare la disponibilità dello spettro a nuovi impegni infrastrutturali, evitando che gli operatori debbano destinare ingenti risorse finanziarie al pagamento dei corrispettivi.

A margine del Forum, Labriola ha chiarito la posizione dell’associazione nelle dichiarazioni raccolte dall’agenzia Dire.

«Almeno siamo stati coerenti, perché continuiamo a porre sul tavolo gli stessi problemi che abbiamo posto anche lo scorso anno. Punto uno: rinnovo delle frequenze. Stiamo dicendo che non dobbiamo ripetere gli errori fatti in passato. Cosi come la Comunità europea sta chiedendo, chiediamo un rinnovo delle frequenze non oneroso in cambio di investimenti in rete, ovvero la cifra che spenderemo sarà la stessa, c’è da capire se dobbiamo pagare per le frequenze e non avere capacità di investimento o viceversa».

Il presidente collega la proposta anche al confronto europeo sulle regole per le infrastrutture di comunicazione. In particolare, richiama una bozza di iniziativa destinata alla discussione parlamentare che, secondo la sua ricostruzione, contempla un rinnovo dei diritti d’uso fino a 50 anni, anche in considerazione degli aspetti di sicurezza nazionale legati allo sviluppo delle comunicazioni satellitari.

La prospettiva indicata da Asstel è quella di garantire agli operatori un orizzonte temporale adeguato alla programmazione infrastrutturale, subordinando il rinnovo a impegni di realizzazione e potenziamento delle reti.

Si tratta di una proposta che resta oggetto di confronto politico e regolatorio, con implicazioni particolarmente rilevanti per il mercato italiano in vista delle prossime scadenze dei diritti d’uso.

Limiti elettromagnetici, l’allineamento agli standard europei per ridurre i costi

Un altro capitolo riguarda l’adeguamento dei limiti elettromagnetici e la semplificazione delle procedure autorizzative per gli impianti mobili.

Labriola ritiene che l’attuale quadro regolatorio comporti costi aggiuntivi e difficoltà nella pianificazione della copertura, sostenendo la necessità di un progressivo avvicinamento ai parametri europei.

«Data l’importanza dell’infrastruttura mobile nel futuro digitale del nostro Paese e dell’Europa- ha proseguito- l’opzione di garantire investimenti è certamente migliore. Il secondo punto sono i limiti elettromagnetici: sappiamo che oggi noi siamo un quarto dello standard europeo. Aumentare i limiti elettromagnetici vuol dire installare meno antenne e, quindi, garantire una miglior copertura. Oggi in Italia l’installazione di un’antenna è particolarmente complessa, quindi lavorare su questo elemento ci permette di garantire la copertura, ridurre i costi, ma andare incontro anche alle esigenze dei clienti finali che vogliono sempre meno antenne».

La posizione espressa dal presidente di Asstel riguarda soprattutto la possibilità di migliorare l’efficienza delle infrastrutture esistenti e ridurre la necessità di nuovi siti, attraverso condizioni regolatorie più favorevoli agli interventi degli operatori.

All’adeguamento dei limiti si affianca la richiesta di procedure autorizzative più rapide, considerate dall’associazione un elemento importante per accelerare l’estensione e il potenziamento della copertura.

Labriola mette inoltre in guardia dalle conseguenze di decisioni che potrebbero compromettere nel lungo periodo la competitività delle infrastrutture nazionali. «Nel settore delle tlc occorre evitare alcune scelte miopi che siano come le scelte sul nucleare», ha affermato il presidente di Asstel. Il rischio, avverte, è che «tra 30-40 anni quando useremo solo il satellite nelle mani di un solo soggetto, magari diremo che 40 anni fa potevamo fare qualcosa». Un richiamo che collega la revisione dei limiti elettromagnetici alla necessità di preservare la capacità industriale delle reti terrestri.

Consolidamento Tlc, Labriola richiama il divario tra Stati Uniti ed Europa

Tra gli interventi sollecitati dal presidente di Asstel figura anche il consolidamento del mercato delle telecomunicazioni, considerato necessario per superare l’eccessiva frammentazione europea e rafforzare la capacità competitiva degli operatori su scala globale.

Labriola ha richiamato il confronto con gli Stati Uniti, dove «ci sono tre operatori», a fronte dei circa 120 presenti in Europa. Una differenza che, nella posizione espressa dal presidente, evidenzia la necessità di favorire una maggiore concentrazione industriale, anche per consentire alle imprese di raggiungere dimensioni adeguate agli investimenti richiesti dall’evoluzione tecnologica.

Energia, costi in aumento del 29%. Labriola chiede il riconoscimento del settore come energivoro

La questione energetica assume un peso crescente sui conti delle imprese. Il Rapporto 2026 evidenzia che, nell’ultimo anno, la spesa per l’energia è aumentata del 29%, portando la propria incidenza sui costi operativi complessivi dal 7% al 9%.

L’aumento contribuisce alla crescita dell’1,5% registrata dai costi operativi, insieme alle maggiori spese per manutenzioni e altri servizi, comprese le attività di marketing. Rimane invece stabile al 16% il peso del personale.

Labriola chiede che le telecomunicazioni vengano riconosciute tra i settori energivori, così da poter accedere a misure specifiche per il contenimento dei costi.

Secondo quanto riportato da Agenzia Nova, il presidente di Asstel ha contestato l’impostazione della disciplina di riferimento, che risale a circa quarant’anni fa e si concentra su modelli produttivi caratterizzati da consumi elevati su singoli contatori, tipici di comparti come la siderurgia.

Le telecomunicazioni presentano invece consumi distribuiti su un numero elevato di infrastrutture e apparati, necessari al funzionamento continuo delle reti.

«Oggi noi siamo in una guerra economica», afferma Labriola, chiedendo una modifica dell’inquadramento normativo del settore.

Secondo il presidente, «non considerare le telecomunicazioni in tale ambito vuol dire non permettere al nostro sistema paese di competere nel mondo digitale».

L’impatto riguarda anche le prospettive di sviluppo dei servizi cloud e delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Nelle dichiarazioni raccolte dall’agenzia Dire, Labriola sottolinea che il differenziale del prezzo dell’energia rispetto ad altri Paesi determina costi industriali maggiori per i servizi digitali prodotti in Italia.

La richiesta è quella di prevedere misure dedicate alle telecomunicazioni, in attesa di una soluzione più generale al problema del costo energetico nazionale.

Big tech, il traffico mobile cresce del 17%. Il nodo del fair share

L’espansione della domanda digitale continua ad alimentare i volumi di traffico sulle infrastrutture di comunicazione.

Nel 2025, secondo il Rapporto Asstel, il traffico dati sulle reti fisse aumenta del 12%, mentre quello sulle reti mobili cresce del 17%.

L’evoluzione storica evidenzia la portata del fenomeno. Dal 2010 il traffico fisso è più che decuplicato e, rispetto al 2017, è quadruplicato. Per la componente mobile, i volumi risultano superiori di oltre cento volte rispetto al 2010 e di dieci volte rispetto al 2017.

Il documento attribuisce una parte rilevante di questa crescita alla domanda generata dalle grandi piattaforme digitali e dagli hyperscaler. Secondo le stime riportate, l’85% della capacità di rete è oggi occupata da queste piattaforme, che monetizzano la domanda di servizi digitali.

È su questa distribuzione dei consumi e degli oneri infrastrutturali che Asstel fonda la richiesta di un contributo dei maggiori utilizzatori delle reti.

«Poi- ha evidenziato il Presidente di Asstel- c’è un tema ancora importante, quello del ‘fair share’, ovvero proviamo a banalizzare: in un’autostrada, una 500 e un camion pagano la stessa cifra per il pedaggio? No. Quindi, quello che noi diciamo è che i grandi consumatori di capacità di rete abbiano e contribuiscano alle spese e agli investimenti per la costruzione della rete».

Labriola richiama inoltre una proposta in discussione a livello europeo che, secondo quanto riferito, contempla forme di negoziazione dell’interconnessione per i soggetti responsabili di volumi di dati superiori al 2% del totale europeo.

Accanto al fair share, l’associazione sostiene il principio “same service, same rule”, chiedendo l’applicazione di regole equivalenti a servizi analoghi, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata.

Il riferimento comprende le comunicazioni attraverso reti mobili tradizionali, applicazioni di messaggistica e sistemi satellitari. L’obiettivo indicato è una maggiore uniformità regolatoria tra gli operatori di telecomunicazioni e gli altri fornitori di servizi digitali.

Ricavi Tlc a 28,4 miliardi, ma i servizi tradizionali perdono terreno

Il Rapporto sulla filiera delle telecomunicazioni 2026 registra una ripresa del fatturato complessivo degli operatori, trainata soprattutto dalle attività su rete fissa e dalla diversificazione dei servizi.

Nel 2025 i ricavi retail raggiungono 22,3 miliardi di euro, con una crescita dell’1%, equivalente a circa 200 milioni. Considerando anche il mercato wholesale, il valore sale a 28,4 miliardi di euro, in aumento di 300 milioni.

Il miglioramento è riconducibile principalmente alla componente fissa, che registra un incremento di circa 200 milioni sia nel comparto retail sia in quello wholesale, compensato parzialmente da andamenti differenti nelle altre componenti del mercato.

I servizi tradizionali di fonia e trasmissione dati continuano invece a registrare una contrazione, con ricavi in diminuzione dell’1%.

La crescita è più sostenuta nelle altre attività, che aumentano del 7% e raggiungono complessivamente 6 miliardi di euro.

Il peso di questi servizi sul fatturato degli operatori sale dall’11% del 2022 al 17% del 2025, segnalando una progressiva trasformazione della composizione dell’offerta.

Particolarmente dinamici i servizi Ict, compresi cloud e cybersecurity, che crescono del 14% e superano i 3,7 miliardi di euro di ricavi.

Il rapporto sottolinea tuttavia che una parte rilevante di queste attività consiste nella rivendita di servizi sviluppati dai grandi fornitori internazionali. Ne derivano margini sensibilmente inferiori rispetto a quelli delle attività tradizionali di telecomunicazione.

L’espansione del mercato Ict contribuisce quindi al fatturato, ma presenta caratteristiche economiche che incidono diversamente sulla redditività degli operatori.

Prezzi delle comunicazioni, l’Italia registra il calo più marcato tra i principali mercati europei

La pressione competitiva emerge anche dall’andamento dei prezzi al consumo.

Secondo i dati dell’Osservatorio Agcom richiamati nel rapporto, tra il 2024 e il 2025 i prezzi relativi a terminali e servizi di comunicazione diminuiscono del 5,5% in Italia, contro una riduzione media dello 0,4% a livello europeo.

La differenza risulta significativa anche sul lungo periodo.

Tra dicembre 2016 e dicembre 2025, la contrazione registrata sul mercato italiano raggiunge il 31,6%, il valore più elevato tra i principali Paesi europei.

La riduzione dei prezzi interviene in una fase caratterizzata da una domanda crescente di connettività e dalla necessità di finanziare l’evoluzione tecnologica delle infrastrutture.

Si tratta di una delle condizioni economiche che contribuiscono a spiegare la pressione sulla redditività della componente tradizionale delle telecomunicazioni, anche in presenza di una ripresa del fatturato complessivo.

Investimenti privati a 6,8 miliardi, flussi finanziari in diminuzione

L’impegno infrastrutturale degli operatori rimane elevato.

Nel 2025 gli investimenti privati aumentano del 4%, raggiungendo 6,8 miliardi di euro, con un’incidenza del 24% sui ricavi complessivi.

La ripresa è riconducibile soprattutto agli interventi sulla rete fissa.

Considerando anche gli investimenti cofinanziati con risorse pubbliche, il totale raggiunge 7,7 miliardi di euro, un valore sostanzialmente stabile rispetto al 2024.

La differenza tra Ebitda e Capex privati si attesta a 1,1 miliardi di euro, rispetto agli 1,2 miliardi dell’anno precedente.

Il Rapporto propone anche una seconda lettura dell’indicatore, che considera l’intero ammontare degli investimenti sostenuti dagli operatori, inclusi quelli inizialmente anticipati dalle aziende per progetti cofinanziati con risorse pubbliche, successivamente rimborsati al raggiungimento degli obiettivi previsti.

Con questo perimetro, il saldo Ebitda-Capex scende a 0,2 miliardi di euro.

La differenza tra i due indicatori mostra quanto incidano gli anticipi finanziari necessari alla realizzazione dei progetti infrastrutturali e quanto sia contenuta la disponibilità residua rispetto all’impegno complessivo richiesto agli operatori.

Call center e intelligenza artificiale, la proposta di riconversione dei lavoratori

L’evoluzione tecnologica sta modificando anche le attività di assistenza alla clientela, con conseguenze particolarmente rilevanti per il comparto dei call center.

Labriola riconosce che l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione dei processi possono ridurre il fabbisogno di personale nelle attività tradizionali, ma indica nella riconversione professionale una possibile risposta.

Nelle dichiarazioni raccolte dall’agenzia Dire, il presidente di Asstel richiama la necessità di individuare nuove attività nelle quali impiegare parte dei lavoratori, citando in particolare la digitalizzazione della documentazione e dei processi della pubblica amministrazione e il trasferimento dei servizi verso il cloud.

La proposta punta a utilizzare competenze e professionalità già presenti nel comparto per accompagnare la trasformazione digitale delle amministrazioni e delle imprese.

Sul piano delle condizioni di lavoro, l’associazione chiede inoltre interventi per contrastare il dumping contrattuale, qualificare le imprese che partecipano alle gare e sostenere la riqualificazione del personale verso nuovi ambiti di attività.

Competenze digitali, il 99% del personale coinvolto nella formazione

Il Rapporto 2026 evidenzia che le imprese della filiera continuano a incontrare difficoltà nel reperimento di profili specializzati, soprattutto negli ambiti della cybersecurity, della protezione dei dati e dei Big Data & Analytics.

La richiesta di nuove competenze riguarda sia la gestione delle reti di ultima generazione sia lo sviluppo di servizi digitali, rendendo sempre più rilevante anche il ruolo della formazione certificata.

Nel 2025 quasi il 99% delle persone impiegate dagli operatori è stato coinvolto in attività di aggiornamento e riqualificazione professionale, rispetto al 95% registrato nel 2024.

Ogni persona coinvolta ha seguito mediamente 3,6 giornate di formazione nell’arco dell’anno.

Le risorse investite raggiungono quasi 12 milioni di euro, finanziati per il 66% direttamente dalle aziende e per il restante 34% attraverso gli strumenti disponibili, compresi i fondi interprofessionali.

Accanto all’aggiornamento professionale, il rapporto individua tra le priorità il ricambio generazionale e l’introduzione di modelli organizzativi più agili, collaborativi e digitali.

Sono questi gli ambiti sui quali la filiera è chiamata a intervenire per rispondere alla domanda di competenze specialistiche, valorizzare il personale già occupato e attrarre nuovi professionisti.

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