La modernizzazione delle reti wireless domestiche accelera, ma l’Europa procede con un passo decisamente meno sostenuto rispetto al Nord America. Il divario emerge soprattutto nell’utilizzo della banda a 6 GHz, una delle componenti strategiche per sfruttare appieno le potenzialità delle generazioni più recenti del Wi-Fi. Secondo i dati Speedtest analizzati da Ookla, nel primo trimestre 2026 appena l’1,6% dei campioni Wi-Fi rilevati nel continente europeo utilizza i 6 GHz, mentre la media dell’Unione europea si ferma all’1,5%. Una dinamica che nasconde, peraltro, profonde differenze tra i singoli mercati: Francia e Norvegia hanno già imboccato con decisione la strada dell’upgrade, mentre Germania e soprattutto Italia restano su percentuali molto basse.
Il tema va ben oltre la semplice corsa alla nuova generazione di router. La diffusione del Wi-Fi 7 e l’utilizzo della nuova porzione di spettro mettono infatti in luce il rapporto sempre più stretto tra politiche frequenziali, strategie degli operatori di telecomunicazioni, diffusione della fibra e qualità effettiva della connettività all’interno delle abitazioni. Ed è proprio su quest’ultimo terreno che il mercato europeo mostra una frammentazione significativa.
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I 6 GHz restano una risorsa poco sfruttata
L’Europa è stata relativamente tempestiva sul fronte regolamentare. La Commissione europea ha adottato nel 2021 una decisione di armonizzazione che ha richiesto agli Stati membri di adeguare i rispettivi piani nazionali delle frequenze per consentire l’uso dei sistemi Was/Rlan nella porzione inferiore della banda a 6 GHz, tra 5945 e 6425 MHz. Il Regno Unito si era mosso già nel 2020 attraverso Ofcom, rendendo disponibile una porzione leggermente più ampia, compresa tra 5925 e 6425 MHz.
A questa apertura normativa, tuttavia, non è corrisposto finora un utilizzo altrettanto rapido da parte del mercato. Nel primo trimestre del 2026 soltanto l’1,6% del traffico Wi-Fi analizzato in Europa passa attraverso i 6 GHz. Il confronto con il Nord America è netto: negli Stati Uniti e in Canada, dove è stata resa disponibile per l’uso senza licenza l’intera porzione di 1.200 MHz della banda, la quota ha raggiunto il 13,8%.
Il dato europeo assume ancora più rilievo considerando che la banda dei 5 GHz continua a guadagnare terreno. Nell’Unione europea gestisce ormai circa il 66% dell’utilizzo Wi-Fi, contro il 45,7% registrato nel primo trimestre del 2022. La transizione, dunque, è in corso, ma procede soprattutto attraverso una maggiore diffusione dei 5 GHz anziché attraverso un salto massiccio verso i 6 GHz.
È un segnale importante per gli operatori. Disporre formalmente dello spettro non significa automaticamente vederlo utilizzato. Perché la nuova banda possa entrare realmente nelle case sono necessari apparati compatibili, politiche commerciali di sostituzione dei router, terminali in grado di accedervi e, soprattutto, una proposta di valore sufficientemente chiara per giustificare il passaggio a Customer Premise Equipment di nuova generazione.
Francia e Norvegia aprono la strada, Italia allo 0,4%
Il quadro continentale è tutt’altro che uniforme. La Francia raggiunge una quota dell’8,6% nell’utilizzo dei 6 GHz, il valore più elevato tra i mercati europei analizzati, mentre la Norvegia si posiziona al 6,5%. Si tratta di livelli ancora inferiori a quelli nordamericani, ma sufficienti a delineare un gruppo di Paesi che sta iniziando a trasformare l’innovazione tecnologica in adozione effettiva.
Ookla attribuisce il vantaggio di questi mercati anche a una maggiore competizione tra operatori sul terreno degli apparati forniti ai clienti e a cicli di sostituzione dei dispositivi più aggressivi. In questo contesto, il router smette di essere un semplice accessorio della connessione broadband e diventa una componente della strategia di differenziazione del servizio.
La situazione cambia sensibilmente spostandosi sui grandi mercati continentali. In Germania soltanto l’1,1% dell’utilizzo rilevato interessa la banda a 6 GHz. Il documento collega il dato anche al peso dell’infrastruttura cable legacy. Ancora più indietro l’Italia, dove la quota scende allo 0,4%.
Per il mercato italiano il punto è particolarmente significativo. Secondo l’analisi, alla disponibilità di reti in fibra non sempre corrisponde un’adozione altrettanto forte da parte degli utenti finali, mentre l’intensa competizione basata sul prezzo tende a lasciare meno spazio alla differenziazione attraverso il Customer Premise Equipment e l’esperienza Wi-Fi domestica.
Un fenomeno analogo è evidenziato per la Spagna, che pure figura tra i Paesi con i livelli più elevati di copertura in fibra. La disponibilità di una rete di accesso avanzata, dunque, non garantisce automaticamente che anche l’ultimo tratto della connessione, quello tra router e dispositivi dell’utente, evolva alla stessa velocità.
Il documento contrappone questa impostazione alla “box war” osservata in mercati come quello francese, dove le caratteristiche degli apparati messi a disposizione degli abbonati sono diventate una leva più rilevante di competizione commerciale.
La fibra da sola non basta: la sfida si sposta dentro casa
La questione assume un peso crescente con l’aumento delle velocità disponibili sulle reti fisse. Il Wi-Fi rappresenta di fatto l’ultimo tratto attraverso cui passa gran parte del traffico Internet utilizzato in ambienti indoor. È quindi possibile disporre di un collegamento in fibra ad altissima capacità e non percepirne appieno i benefici se il router, lo spettro utilizzato o il terminale introducono un collo di bottiglia.
È qui che il Wi-Fi 7 può giocare un ruolo sempre più importante. Lo standard può operare nelle bande a 2,4, 5 e 6 GHz e, dove l’intera porzione di spettro è disponibile, può utilizzare canali continui fino a 320 MHz. Rispetto alle generazioni precedenti introduce inoltre la modulazione 4096 Qam e soprattutto la Multi-Link Operation, che permette ai dispositivi compatibili di utilizzare più collegamenti contemporaneamente e di spostare il traffico tra bande differenti in presenza di congestione o interferenze.
In termini teorici, il Wi-Fi 7 può raggiungere velocità massime fino a 46 Gbit/s. Il dato, naturalmente, non coincide con la velocità reale sperimentata dall’utente, ma mette in evidenza l’aumento della capacità disponibile rispetto ai 9,6 Gbit/s teorici del Wi-Fi 6.
La banda a 6 GHz è particolarmente importante perché, oltre a consentire canali più ampi, è sostanzialmente libera dal peso delle generazioni Wi-Fi precedenti. Wi-Fi 4, Wi-Fi 5 e Wi-Fi 6 non possono utilizzarla, mentre vi possono accedere Wi-Fi 6E e Wi-Fi 7. Questo permette di ridurre il livello di congestione, soprattutto negli ambienti caratterizzati da un’elevata densità di dispositivi.
Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla propagazione. Le frequenze più elevate hanno una portata inferiore rispetto a 5 GHz e 2,4 GHz, un elemento che può richiedere architetture domestiche più articolate, più punti di accesso o sistemi mesh per garantire prestazioni omogenee in tutta l’abitazione. La stessa caratteristica può però contribuire a una migliore gestione delle interferenze negli ambienti molto densi.
Wi-Fi 6 cresce rapidamente, ma il Wi-Fi 5 è ancora al comando
Se la diffusione dei 6 GHz rimane limitata, la sostituzione delle vecchie generazioni di apparati sta comunque procedendo. I dati Speedtest mostrano infatti una forte riduzione della quota del Wi-Fi 4 in Europa, passata dal 46,8% dei campioni nel primo trimestre 2022 al 25,3% nei primi tre mesi del 2026.
Nello stesso periodo il Wi-Fi 6 è salito dal 6,1% al 35,2%, mostrando una delle dinamiche di crescita più evidenti dell’intero mercato. Il Wi-Fi 5 conserva però ancora il primato, con una quota del 37,1%.
Il Wi-Fi 7 si trova invece all’inizio della curva di adozione: nel primo trimestre del 2026 rappresenta appena il 2,5% dei campioni europei. Il dato è comunque superiore alla media globale dell’1,8% rilevata nello stesso periodo, ma resta insufficiente per parlare di una sostituzione rapida delle tecnologie precedenti.
Su scala mondiale, il percorso sarà graduale. Omdia prevede che la quota di Wi-Fi 7 nella base installata dei Customer Premise Equipment consumer possa crescere con un tasso annuo composto del 35,2%, arrivando al 13,8% nel 2030. Nello stesso orizzonte temporale il Wi-Fi 6 dovrebbe restare la generazione dominante e raggiungere una quota del 62%.
Queste previsioni indicano che la modernizzazione non avverrà attraverso una sostituzione improvvisa, ma mediante una lunga fase di convivenza tra standard differenti. Per gli operatori europei la questione sarà quindi decidere con quale ritmo introdurre gli apparati più avanzati, in quali segmenti di clientela e con quale modello economico.
Il nodo della banda superiore divide Tlc e industria Wi-Fi
Dietro la diffusione tecnologica si apre inoltre una partita regolamentare che riguarda direttamente le strategie future delle telecomunicazioni europee. La porzione superiore dei 6 GHz, compresa tra 6425 e 7125 MHz, rimane infatti uno dei terreni di confronto più rilevanti tra il settore mobile e l’ecosistema Wi-Fi.
Gli operatori mobili spingono per utilizzare queste frequenze a supporto delle reti 5G e, in prospettiva, 6G. L’industria Wi-Fi sostiene invece l’opportunità di ampliare lo spettro disponibile per l’uso senza licenza, avvicinandosi maggiormente al modello adottato negli Stati Uniti e in Canada.
L’Europa si trova dunque davanti a una scelta che potrà incidere sulle prestazioni future sia delle reti mobili sia della connettività indoor. Il Regno Unito si sta orientando verso un modello di condivisione più esplicito, mentre nell’Unione europea il percorso rimane più prudente e le indicazioni di policy considerate nell’analisi puntano verso una priorità mobile per una parte consistente della banda superiore, piuttosto che verso l’apertura integrale al Wi-Fi.
La questione è centrale perché il vantaggio tecnico del Wi-Fi 7 risulta tanto maggiore quanto più ampia è la porzione di spettro disponibile. Con l’intera banda dei 6 GHz si possono creare fino a tre canali continui da 320 MHz. Limitarsi alla parte inferiore riduce inevitabilmente la quantità di risorse utilizzabili e, soprattutto nelle aree ad alta densità, può condizionare la possibilità di sfruttare pienamente il nuovo standard.
La modernizzazione passa dalle strategie degli operatori
Il confronto internazionale suggerisce che la regolamentazione rappresenta soltanto una parte dell’equazione. In Nord America, all’apertura dell’intera banda a 6 GHz si sono accompagnati investimenti dei produttori di chipset, dei vendor di apparati e dei provider broadband. Diversi operatori hanno iniziato presto a integrare router compatibili nelle proprie offerte, accelerando la sostituzione dei dispositivi installati presso i clienti.
In Europa il quadro appare invece più differenziato. Dove il Customer Premise Equipment viene utilizzato come strumento di competizione e di valorizzazione dei servizi broadband, l’adozione delle nuove tecnologie tende a essere più rapida. Dove prevale la competizione sul prezzo, il ricambio degli apparati procede più lentamente.
È una dinamica che può diventare ancora più rilevante con la diffusione delle connessioni multi-gigabit. Aumentare la capacità della rete di accesso senza intervenire contemporaneamente sulla rete domestica rischia infatti di creare una distanza crescente tra la velocità commercializzata e quella concretamente percepita sui dispositivi utilizzati dagli utenti.
Da questo punto di vista il mercato europeo potrebbe essere chiamato a riconsiderare il ruolo del router. Non soltanto terminale necessario per erogare il servizio, ma elemento dell’esperienza complessiva del cliente, insieme alla copertura indoor, alla gestione intelligente della rete domestica e alla capacità di supportare un numero crescente di dispositivi collegati.
I costi dei componenti possono rallentare l’upgrade
Sul percorso di modernizzazione pesa anche il fattore economico. Secondo l’analisi, la forte domanda proveniente dai data center per infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale, in particolare per memorie e unità di elaborazione ad alte prestazioni, sta esercitando pressioni sulla catena globale dei semiconduttori.
L’aumento dei costi dei componenti si riflette sia sui produttori di smartphone sia sui costruttori di apparati di rete. Per gli Internet service provider, un Customer Premise Equipment più costoso rende più complesso il business case per una sostituzione su larga scala dei router, soprattutto quando l’apparato è incluso nel canone o viene fortemente sovvenzionato.
Gli operatori si trovano quindi davanti a una scelta: assorbire una parte maggiore del costo, limitare la distribuzione degli apparati più evoluti ai clienti premium o optare per modelli meno sofisticati. Tutte soluzioni che possono allungare i tempi necessari perché Wi-Fi 7 e 6 GHz raggiungano una massa critica.
Dal lato dei terminali, invece, il quadro appare meno problematico. Nel primo trimestre del 2026 il 61,4% dei campioni Speedtest generati da dispositivi Android a livello mondiale proveniva da smartphone compatibili con Wi-Fi 6 o generazioni successive. Questo suggerisce che, almeno nei mercati a reddito medio e alto, il ciclo di rinnovo degli smartphone non costituisce il principale ostacolo all’adozione delle tecnologie Wi-Fi più evolute.
Per l’Europa il prossimo salto si giocherà sull’esperienza indoor
Il quadro delineato dai dati mostra quindi un’Europa in piena transizione, ma ancora lontana da un utilizzo diffuso delle risorse più avanzate. Il Wi-Fi 4 sta arretrando rapidamente, il Wi-Fi 6 guadagna terreno e il Wi-Fi 7 comincia ad affacciarsi sul mercato. Allo stesso tempo, i 5 GHz continuano a sostenere la grande maggioranza delle connessioni, mentre i 6 GHz restano confinati a una quota marginale.
La distanza tra Francia e Norvegia da una parte e Italia, Germania e altri mercati dall’altra dimostra inoltre che non esiste una traiettoria europea uniforme. Regolamentazione, struttura del mercato broadband, diffusione effettiva della fibra, strategie commerciali e politiche di sostituzione degli apparati possono produrre risultati molto diversi anche all’interno di un quadro frequenziale sostanzialmente armonizzato.
Per gli operatori la sfida sarà sempre più quella di far coincidere l’evoluzione delle reti di accesso con quella della connettività domestica. La corsa alle reti multi-gigabit rischia infatti di perdere valore agli occhi del cliente se l’ultimo tratto wireless non è in grado di trasformare quella capacità in prestazioni percepibili su smartphone, computer, televisori connessi e dispositivi intelligenti.
Ed è proprio su questo terreno che il Wi-Fi 7 potrebbe diventare una nuova leva competitiva. Non necessariamente attraverso una corsa immediata alla sostituzione di tutti gli apparati installati, ma mediante offerte mirate, maggiore attenzione alla qualità indoor e una progressiva integrazione tra accesso broadband e rete domestica.
L’Europa dispone già di una parte delle condizioni regolamentari necessarie. A fare la differenza saranno ora la capacità degli operatori di trasformare lo spettro disponibile in servizi commerciali, il ritmo di rinnovo dei router e le decisioni sulla porzione superiore dei 6 GHz. È su questi fattori che si misurerà la possibilità di recuperare il divario accumulato rispetto ai mercati che hanno già fatto del Wi-Fi di nuova generazione un elemento centrale dell’offerta broadband.




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