Fenomeno marketplace, caccia grossa al freelance

IL PAGINONE

Lavoro indipendente, nasce la piazza virtuale per il brokeraggio. È boom dei portali per l'arruolamento di manodopera digitale: un nuovo filone d’oro a disposizione del venture capital. Favorite le opportunità di lavoro, ma anche guerre sui prezzi e mark-up sui servizi

di Dario Banfi
"We are the workforce of the future", siamo i lavoratori del futuro! Non è soltanto uno slogan che ripete senza timore la Freelancers Union - la più grande associazione al mondo di lavoratori indipendenti, nata nel 1995 nello Stato di New York e forte oggi di 150mila iscritti - ma anche l’evidenza presentata da uno studio condotto da Littler Mendelson, il più noto studio di avvocati specializzati in controversie di lavoro degli Stati Uniti, secondo il quale la domanda di lavoro sarà costituita dopo la recessione per il 50% da alternative labour arrangements, ovvero da forme di contratto “non standard” e da lavoratori autonomi.

I freelancer crescono e con loro l’attenzione che Internet riserva come sempre alle tendenze emergenti: il Web è la “sostanza liquida” dove i nuovi lavoratori della conoscenza trovano un habitat plasmabile, oltre a nuovi mercati di scambio dove portare manodopera soprattutto digitale.
L’hanno capito i venture capitalist che vedono nel segmento dei freelancer un potenziale enorme per sviluppare servizi e piazze telematiche di brokeraggio del lavoro indipendente, un segmento in costante espansione.

Secondo WhichLance nell’ultimo trimestre del 2010 i primi cinque marketplace dedicati ai freelancer hanno registrato transazioni per ben 82,64 milioni di dollari e sono cresciuti complessivamente del 17%. Gli utenti iscritti a Freelancer.com, il primo portale al mondo, hanno superato quota 2 milioni e 600mila, facendo lievitare il fatturato del portale al ritmo del 20% ogni trimestre. In testa ci sono Elance e oDesk, con l’80,5% del fatturato di questi servizi e a seguire l’inglese Peopleperhour.com, lo stesso Freelancers.com e portali come Guru.com, nato nel lontano 1998, iFreelance.com, vWorker.com (ex RentACoder) o ScriptLance. Tutte realtà in fortissima crescita, che fatturano fino a 273 milioni di dollari all’anno come nel caso di Elance, mentre per oDesk le previsioni sul primo trimestre del 2011 parlano di 34 milioni di dollari. Imprese e committenti sembrano fidarsi e dopo un inizio legato in prevalenza a minijobs oggi iniziano a transitare dal Web anche progetti con budget elevati.

Sui primi cinque servizi in Rete i buyer hanno superato quota 1 milione: Freelancer.com da solo ne conta oltre 320.000. E ciò che sorprende è il fatto che gli stessi progetti intermediati dai broker online crescono in maniera lineare con un andamento slegato da quello economico (intaccato dalla crisi) e dalle dinamiche che interessano l’occupazione. oDesk ha raccolto solo negli ultimi tre mesi del 2010 oltre 200mila progetti. Nello stesso periodo Elance ha pubblicato 105.225 nuove chance, Freelancer.com 88.703. Mentre in una fase iniziale le proposte di lavoro riguardavano esclusivamente progetti IT di sviluppo software, grafica o design di servizi Web, oggi si fanno largo anche progetti per l’area mobile, il sales & marketing o il supporto alle attività amministrative e arrivano le prime richieste anche nel segmento della consulenza legale o del planning finanziario.

L’approccio dei portali è diversificato: alcuni forniscono piattaforme applicative in cui loggarsi per assicurare lo svolgimento effettivo del lavoro e pagano prevalentemente “a ore”, altri intermediano soltanto i contatti. Tutti, però, gestiscono le transazioni e prevedono fee per l’uso dei servizi di intermediazione. Il business nasce da qui.

Spesso i progetti sono aste pubbliche e non è raro vedere la competizione tra freelancer di tutto il mondo, dagli indiani ai cinesi e asiatici. A fare la differenza spesso è il costo della vita e del lavoro nei differenti Paesi ed è su questi che i fornitori fanno margine.

Asiatici e indiani sono imbattibili nei prezzi per lo sviluppo software, ma operano in segmenti precisi quando cioè non è richiesta una relazione stretta col committente o lingue diverse dall’inglese. I siti più longevi hanno capito però che l’azione di brokeraggio non basta per attrarre risorse e committenti.

Serve orientare i giovani freelancer, mentre ai più esperti offrono servizi di portfolio e promozione individuale. I marketplace più evoluti hanno strutturato fondi di garanzia per i pagamenti a tutela del lavoro svolto: le imprese che propongono progetti sono costrette a depositi cauzionali per i compensi. Questo risolve una delle questioni più spinose, i mancati pagamenti in tempo di crisi, per tamponare i quali la Freelancers Union ha proposto allo Stato di New York un “Freelancer Payment Protection Act”. In Italia sono arrivati neoLancer.it e la tedesca Twago ad affiancare Link2me.it. Anche in questo caso esistono vantaggi e rischi: più opportunità di lavoro, ma anche guerre sui prezzi, mark-up sui servizi e spesso riduzione del lavoro autonomo a cottimo, rischio moderno del knowledge working che aprirà forse la stagione di un nuovo taylorismo telematico.

04 Luglio 2011