Gaming online. Rangone (Polimi): "All'Italia manca l'indotto"

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Il responsabile Osservatori del Politecnico di Milano: la partita è aperta nonostante la forte penetrazione dei player stranieri. Ma bisogna darsi da fare

di Mila Fiordalisi
L’Italia riuscirà a vincere la sua partita nel comparto del gaming online? O lascerà nelle mani degli “stranieri” la fetta più consistente del business? Le telco passeranno all’azione accaparrandosi le licenze messe a disposizione per divenire concessionarie dei nuovi casinò game legalizzati lo scorso 18 luglio? Per le software house tricolori si aprono nuove opportunità? E per gli sviluppatori di apps?

Sono molti gli interrogativi che accompagnano l’evoluzione di un mercato, quello dei giochi online, esploso alla fine del 2008 e destinato a vivere una nuova piccola rivoluzione in queste settimane. “I numeri parlano chiaro - spiega al Corriere delle Comunicazioni Andrea Rangone, Responsabile Osservatori Politecnico di Milano -. Nel primo semestre 2011 in termini di raccolta si è registrata una contrazione dell’8% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno. E questo è il segnale che il mercato dei giochi resi legali con la normativa del 2008, nell’arco di poco più di 24 mesi ha raggiunto la saturazione. Certamente un nuovo sprint arriverà a seguito della recente legalizzazione dei nuovi giochi con vincita di denaro - cash poker e casinò game - ma prima di gridare al successo bisognerà verificare i numeri. Vero è però che il mercato del gaming online in quanto a introiti si sta avvicinando a quello del cinema e ha già ampiamente superato quello del teatro e del calcio. Dunque siamo decisamente di fronte a un fenomeno importante, una industry a tutti gli effetti".

Rangone, oltre ai concessionari quali aziende in Italia sono coinvolte nella partita?
Ad eccezione di Microgame e degli altri concessionari che hanno realizzato in casa la tecnologia necessaria per operare su questo mercato, nel nostro Paese purtroppo non si è sviluppato un indotto. I fornitori di piattaforme, ossia le aziende che certamente hanno un ruolo determinante nel mercato dei giochi online sono perlopiù stranieri. E anche sul fronte della system integration non c’è molto da segnalare. La legalizzazione dei giochi con vincita in denaro via Internet potrebbe però riservare delle sorprese: PosteMobile e Mondadori hanno deciso di passare all’azione dotandosi delle licenze. E altre aziende non specializzate nel comparto del gaming potrebbero scendere in campo.

Le telco ad esempio?
Al momento le telco non si sono espresse ufficialmente in questa direzione anche se alcune indiscrezioni di stampa le hanno date fra le papabili candidate. Staremo a vedere ma va da sé che indipendentemente dal ruolo di concessionarie le telco avranno sicuramente dei vantaggi.

Quali?
Evidentemente sul fronte della connettività dati. Più si gioca più si resta connessi a Internet più aumentano i guadagni per gli operatori di Tlc. In particolare sarà la connettività in mobilità, ossia attraverso gli smartphone, a registrare la crescita maggiore. In Italia, si sa, il telefonino è uno strumento diffusissimo e il fenomeno delle apps sta favorendo lo sviluppo del segmento dati. Inoltre il download dei giochi è stato da sempre nella parte alta delle voci di revenue, dunque le opportunità sono enormi. Anche l’industria degli sviluppatori si sta muovendo molto in questa direzione.

Smartphone ma anche tablet?
In fase iniziale saranno i telefonini a fare la parte del leone. I tablet al momento non hanno un grosso livello di diffusione nel nostro Paese, ma potenzialmente sono destinati a crescere, quindi avranno la loro fetta. I pc restano grandi protagonisti, ma il trend è a favore della mobilità. Ci sono, inoltre, dispositivi che nel medio-lungo termine giocheranno un ruolo importante come ad esempio le connected tv.

19 Settembre 2011