Rigoni (Poste): "Saremo l'iTunes dell'e-commerce"

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Il responsabile e-commerce: "Già a quota 27mila le registrazioni alla piattaforma La Mia Impresa Online"

di Alessandro Longo
La Mia Impresa Online sta andando bene: già 27mila aziende si sono registrate alla piattaforma, dal giorno del lancio (5 maggio). È frutto di un’alleanza tra Google, Paginegialle, Register e Poste Italiane e dà strumenti economici e semplici per agevolare lo sbarco delle Pmi su Internet (con un sito e un negozio). È come una missione di evangelizzazione, insomma. Che però è ai primi passi: le barriere culturali delle Pmi italiane sono alte e robuste, come spiega Andrea Rigoni, responsabile e-commerce di Poste.
La Mia Impresa Online pare procedere bene.
Sì, ma sono molte di meno le aziende che hanno cominciato a vendere, sul totale di quelle che hanno aderito all’offerta.
Qual è l’identikit dell’azienda che l’ha adottata?
Principalmente aziende che producono da artigianato e nel mondo del lusso e della moda. Spiccano i marchi del made in Italy, tra quelli che fanno anche e-commerce.
Come spiega questa difficoltà a sviluppare un’offerta e-commerce?
L’esperienza della Mia Impresa Online evidenzia il digital divide culturale delle pmi. L’e-commerce in Italia cresce a vantaggio di pochi attori che lo fanno bene, come mostrano studi del Politecnico di Milano e di Casaleggio.
Le aziende che sbarcano online quindi tendono a farlo male…Qualche esempio?
Ci sono numerose aziende che pur attivando una presenza online non hanno gestito processi interni di gestione del nuovo canale. Tipo: non rispondono alle mail. Magari investono tanto per mettere il catalogo online, ma poi si dimenticano di dire dove posso comprare i prodotti.
Com’è possibile?
Internet impone un modo di lavorare che è molto diverso da quello del mondo fisico: richiede maggiore vicinanza al cliente. E c’è anche un problema di complessità tecnologica. Anche se fare business su Internet in fondo è semplice, chi fa e-commerce si confronta con tanti strumenti che sono complessi persino per un esperto: key word advertising, gestione clienti su Facebook, i tanti nuovi obblighi normativi… Certo, chi ci riesce ha un successo enorme. Tra quelli che non ce la fanno invece si diffonde l’idea che l’e-commerce non è un buono strumento di vendita. Ma in realtà sono loro che non sono stati in grado di sfruttarlo.
Nella Mia Impresa Online, che cosa può fare l’azienda con Poste. E che avrebbe difficoltà a fare da sola?
Può avere tutto quello di cui ha bisogno e averlo in modo integrato. Una cosa difficile da fare è certo il web analytics, per interpretare i comportamenti dei clienti sul sito. Noi lo mettiamo nella piattaforma, insieme con sistema di pagamenti, logistica, spedizioni. Da noi, oltre a trovare tutte le componenti dell’e-commerce, le trova armonizzate. Inoltre conduciamo le aziende per mano, insegnando loro a usare gli strumenti per renderle presto il più possibile autonome.
E tuttavia, se le aziende non cambiano culturalmente, non è sufficiente...
Sì, è un modo per avvicinarle al digitale, ma non può essere una panacea. Fa da stimolo, poi deve essere l’azienda a sviluppare una cultura adeguata per lavorare su Internet: attenzione e ascolto per il cliente.
I futuri sviluppi della vostra offerta?
Creare tra Pmi sinergie difficilmente alla portata dei piccoli attori. Un operatore come Poste può diventare l’iTunes dell’e-commerce: abilitando bundling di offerte di soggetti diversi. Un esempio: un’azienda, in futuro, con la nostra piattaforma, saprà che l’utente, uscito dal suo negozio, compra un altro prodotto altrove. E quindi possono nascere dinamiche business to business, del tipo “perché non vendiamo insieme quel prodotto?”. Unificando pagamenti e gestione cliente. Tutto ora non è possibile. Ma è nei nostri obiettivi dei prossimi tre anni.

14 Novembre 2011