Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Rigoni (Poste): “Saremo l’iTunes dell’e-commerce”

Il responsabile e-commerce: “Già a quota 27mila le registrazioni alla piattaforma La Mia Impresa Online”

14 Nov 2011

La Mia Impresa Online sta andando bene: già 27mila aziende si sono
registrate alla piattaforma, dal giorno del lancio (5 maggio). È
frutto di un’alleanza tra Google, Paginegialle, Register e Poste
Italiane e dà strumenti economici e semplici per agevolare lo
sbarco delle Pmi su Internet (con un sito e un negozio). È come
una missione di evangelizzazione, insomma. Che però è ai primi
passi: le barriere culturali delle Pmi italiane sono alte e
robuste, come spiega Andrea Rigoni, responsabile e-commerce di
Poste.
La Mia Impresa Online pare procedere bene.
Sì,
ma sono molte di meno le aziende che hanno cominciato a vendere,
sul totale di quelle che hanno aderito all’offerta.
Qual è l’identikit dell’azienda che l’ha
adottata?
Principalmente aziende che producono da
artigianato e nel mondo del lusso e della moda. Spiccano i marchi
del made in Italy, tra quelli che fanno anche e-commerce.
Come spiega questa difficoltà a sviluppare un’offerta
e-commerce?
L’esperienza della Mia Impresa Online
evidenzia il digital divide culturale delle pmi. L’e-commerce in
Italia cresce a vantaggio di pochi attori che lo fanno bene, come
mostrano studi del Politecnico di Milano e di Casaleggio.
Le aziende che sbarcano online quindi tendono a farlo
male…Qualche esempio?
Ci sono numerose aziende che
pur attivando una presenza online non hanno gestito processi
interni di gestione del nuovo canale. Tipo: non rispondono alle
mail. Magari investono tanto per mettere il catalogo online, ma poi
si dimenticano di dire dove posso comprare i prodotti.
Com’è possibile?
Internet impone un modo di
lavorare che è molto diverso da quello del mondo fisico: richiede
maggiore vicinanza al cliente. E c’è anche un problema di
complessità tecnologica. Anche se fare business su Internet in
fondo è semplice, chi fa e-commerce si confronta con tanti
strumenti che sono complessi persino per un esperto: key word
advertising, gestione clienti su Facebook, i tanti nuovi obblighi
normativi… Certo, chi ci riesce ha un successo enorme. Tra quelli
che non ce la fanno invece si diffonde l’idea che l’e-commerce
non è un buono strumento di vendita. Ma in realtà sono loro che
non sono stati in grado di sfruttarlo.
Nella Mia Impresa Online, che cosa può fare l’azienda
con Poste. E che avrebbe difficoltà a fare da
sola?
Può avere tutto quello di cui ha bisogno e
averlo in modo integrato. Una cosa difficile da fare è certo il
web analytics, per interpretare i comportamenti dei clienti sul
sito. Noi lo mettiamo nella piattaforma, insieme con sistema di
pagamenti, logistica, spedizioni. Da noi, oltre a trovare tutte le
componenti dell’e-commerce, le trova armonizzate. Inoltre
conduciamo le aziende per mano, insegnando loro a usare gli
strumenti per renderle presto il più possibile autonome.
E tuttavia, se le aziende non cambiano culturalmente, non
è sufficiente…
Sì, è un modo per avvicinarle al
digitale, ma non può essere una panacea. Fa da stimolo, poi deve
essere l’azienda a sviluppare una cultura adeguata per lavorare
su Internet: attenzione e ascolto per il cliente.
I futuri sviluppi della vostra offerta?
Creare
tra Pmi sinergie difficilmente alla portata dei piccoli attori. Un
operatore come Poste può diventare l’iTunes dell’e-commerce:
abilitando bundling di offerte di soggetti diversi. Un esempio:
un’azienda, in futuro, con la nostra piattaforma, saprà che
l’utente, uscito dal suo negozio, compra un altro prodotto
altrove. E quindi possono nascere dinamiche business to business,
del tipo “perché non vendiamo insieme quel prodotto?”.
Unificando pagamenti e gestione cliente. Tutto ora non è
possibile. Ma è nei nostri obiettivi dei prossimi tre anni.

I commenti sono chiusi.

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Google+

Link