Social media in azienda, passione dei manager senior

REPORT

Secondo uno studio di Millward Brown in Italia l'83% dei dirigenti "anziani" usa i social network almeno una volta a settimana sul lavoro a fronte del 49% dei dipendenti che ricoprono posizioni junior

di P.A.

Social media in azienda, a sorpresa sono i manager senior, quelli cioè che ricoprono ruoli di responsabilità, che ne caldeggiano di più l’utilizzo. Un risultato che non ti aspetti, quello dello studio commissionato da Google Enterprise alla società di analisi Millward Brown, che ha analizzato le abitudini di utilizzo dei social media (Facebook, Google+, Linkedin, Twitter e strumenti per la creazione di social network aziendali come Yammer e Chatter) su un campione di 2700 dipendenti in aziende di Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Olanda, Spagna e Svezia. Ebbene, il 71% (l’83% in Italia) dei manager senior li utilizza almeno una volta la settimana, contro il 49% dei dipendenti che ricoprono ruoli junior.

Il 24% degli intervistati usa i social media tutti i giorni in azienda, in Italia e Spagna c’è il maggior entusiasmo intorno ai social network, con il 74% del campione convinto che il loro utilizzo migliorerà le modalità di lavoro.

Nel dettaglio, secondo i manager senior, i risultati migliori con i social network si hanno sul fronte della condivisione di idee e proposte tra team geograficamente dispersi (79%); produttività (76%);
reperimento più rapido di informazioni, persone e competenze (72%).

I manager senior ritengono che l’uso dei tool social possa migliorare la produttività del 22%, ridurre il tempo dedicato ad attività quali lettura e invio di email, viaggi per riunioni d’affari e reperimento di informazioni di oltre il 25% e aumentare la velocità delle decisioni del 26%.

“I manager italiani ed europei riconoscono che gli strumenti social aiutano a superare le isole di conoscenza che spesso si creano nelle imprese e a mettere in comunicazione persone e idee in modi nuovi e impossibili sino a pochi anni fa. La capacità di trovare informazioni e persone più rapidamente velocizza il processo decisionale e consente alle imprese di essere più agili e competitive e alle persone di essere più produttive e sentire l'utilità del proprio lavoro in azienda. Con la crescente necessità di espandersi all’estero, la capacità di aggregare le conoscenze di team che lavorano in diverse zone del mondo consentita dai tool social è destinata ad avere un impatto positivo sulla trasformazione delle idee in business e sulla capacità di rispondere alle nuove sfide da parte delle aziende”, ha commentato Luca Giuratrabocchetta, country manager della divisione Enterprise di Google Italy.

I risultati del campione italiano
Il campione italiano comprendeva 305 addetti con mansioni di concetto in ruoli manageriali e non, senior (40% del campione) e junior (60%) di aziende private (85%) e pubbliche (15%) con almeno 50 dipendenti (almeno 25 se in imprese con sedi in più paesi). Tutti gli intervistati avevano accesso a strumenti social sul luogo di lavoro.

L’Italia – insieme alla Spagna – è il paese che ha mostrato più entusiasmo verso i social media, con il 74% degli intervistati convinto che i nuovi tool saranno in grado di avere un impatto positivamente rilevante sull’evoluzione delle modalità lavorative. Le percentuali negli altri paesi sono state: 74% in Spagna, 65% in Gran Bretagna, 62% in Svezia, 61% in Francia, 55% in Olanda e 53% in Germania.

Un terzo (34%) del campione italiano ha dichiarato di usare i social tool pubblici (Facebook, Google+, LinkedIn, Twitter, etc.) almeno una volta al giorno, il 23% li usa quasi tutti i giorni, l’11% almeno una volta la settimana, l’8% qualche volta al mese, il 3% almeno una volta al mese, il 7% solo occasionalmente e il 14% mai. Meno intensivo è l’uso degli strumenti social spiccatamente aziendali (quali ad es. Salesforce Chatter), con un 24% del campione italiano che non li ha mai usati. I risultati globali del campione europeo sono sostanzialmente allineati con quelli italiani: il 32% usa i social tool pubblici ogni giorno e il 25% non ha mai usato i tool social aziendali.

Secondo l’esperienza gli intervistati Italiani, l’utilizzo degli strumenti social ha avuto un impatto positivo nel favorire la crescita e l’espansione dell’azienda (79%), nella riduzione di meeting, conference call e viaggi per riunioni di lavoro (73%), nell’incremento della creatività, dell’innovazione e dello sviluppo di nuove idee (72%), nel miglioramento della qualità del lavoro (71%), nella riduzione della quantità e lunghezza delle email (67%), nell’incremento delle vendite (66%), nell’aumento della competitività (64%) e, infine, nell’attrarre e mantenere i talenti (63%).

Esaminando solo il campione rappresentato dalle aziende con il tasso di crescita più rilevante (superiore al 10% nel 2011 vs 2010), gli intervistati italiani hanno mostrato una fiducia decisamente superiore rispetto al totale del campione europeo verso la capacità dei tool sociali di migliorare la qualità del lavoro: 70% del campione italiano rispetto al 46% del totale.

In generale, il campione italiano ha manifestato una fiducia superiore alla media europea nei confronti del potenziale degli strumenti social. In una prospettiva a due anni, gli italiani ritengono che i tool social aiuteranno le loro aziende a velocizzare il reperimento di informazioni, persone e competenze (62% del campione italiano globale, 73% degli intervistati con ruoli senior), ampliare la rete di relazioni personali, attivare nuovi contatti a supporto del business, accrescere la visibilità del proprio profilo e creare community (62%), aggregare idee e competenze di team geograficamente dispersi (62%), generare nuove idee e innovazione (58% del campione italiano globale, 74% degli intervistati senior), fare un uso più efficiente del tempo e migliorare la produttività (55% del campione italiano globale, 64% degli intervistati senior), attrarre nuovi talenti (54% del campione italiano globale, 73% degli intervistati senior).


 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 22 Maggio 2012

TAG: google, social network, report, azienda, Millward Brown

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