Banche, IT da record. Investimenti a +19%

LA FOTOGRAFIA

Dall’Osservatorio Abi emerge che la voce "costi informatici" è quella che ha contribuito di più all'aumento complessivo di spesa. Accenture: le banche spenderanno 20 mln per adeguarsi alla Sepa

di Federica Meta
L'IT nelle banche non conosce crisi. Si può riassumere così l'edizione dall’edizione 2009 dell’Osservatorio Abi sui costi operativi delle banche. Stando all'indagine, infatti, se nel 2008 i costi amministrativi delle banche italiane sono cresciuti di qualche punto percentuale, in valore assoluto la voce che ha contribuito maggiormente all’aumento complessivo sono stati i “costi informatici”, saliti con un tasso di poco inferiore al 20%. Nonostante la crisi, insomma, le banche italiane continuano a investire in tecnologia. In generale, le spese amministrative degli istituti sono leggermente aumentate (+4,4% annuo), in controtendenza rispetto al 2007, quando erano calate del 2,9%.

Il monitoraggio Abi restituisce una fotografia approfondita dell’andamento rilevato nel 2008, annata in cui i gruppi bancari italiani hanno sostenuto spese amministrative per 17,6 miliardi di euro, pari a circa un quarto del margine di intermediazione realizzato. Rispetto all’anno precedente si registra un aumento del 4,4%, corrispondente a 742 milioni. Effetto di maggiori oneri prodotti dall’incremento di dieci voci di costo (per complessivi 1.122 milioni) compensati solo parzialmente da 380 milioni di risparmi ottenuti grazie alla riduzione di sette componenti di costo.

Per quanto concerne i principali aumenti dei costi sostenuti nel 2008 dal sistema, le voci che hanno fatto segnare i maggiori aumenti in valore assoluto sono i “canoni passivi per elaborazioni presso terzi” (390 milioni, pari a +19,1%), le “altre spese” (333 milioni, +11%), i costi per “manutenzione e noleggio hardware e software” (105 milioni, +7,9%) e i costi per “energia elettrica, riscaldamento e acqua” (103 milioni, +17,1%). Tra i maggiori risparmi, invece, il contributo più rilevante lo ha garantito la riduzione delle “spese telefoniche, postali e trasmissione dati” (-125 milioni, corrispondenti a una riduzione percentuale dell’8,1%). Da sola, questa voce rappresenta praticamente un terzo dei tagli totali.

L’indagine annuale dell’Abi prende in esame i bilanci di 50 gruppi, che rappresentano l’80% del sistema bancario italiano in termini di attivo totale. Nel 2008 le spese amministrative degli istituti ricompresi nel campione sono risultate pari allo 0,66% dell’attivo totale, al 24,5% del margine di intermediazione e al 34,6% del totale dei costi operativi. Se nel caso del margine di intermediazione il ‘peso’ delle spese è aumentato rispetto al 2007 (allora era pari al 21,6%), sui costi operativi il rapporto è calato rispetto al 35,5% dell’anno precedente.  Nel dettaglio, i gruppi bancari italiani hanno speso nel 2008 soprattutto per costi informatici (uscite pari al 31% del totale) Seguono spese generali (27%), spese di manutenzione e fitti passivi (14%), spese professionali (13%), spese di trasporto (9%) e spese di pubblicità (6%). Per produrre 100 euro di margine di intermediazione gli istituti hanno sostenuto 24,5 euro di spese amministrative: disaggregando il dato emerge che 7,5 euro sono stati spesi per spese informatiche, 6,6 euro per spese generali, 3,5 euro per spese di manutenzioni e fitti passivi, 3,1 euro per spese professionali, 2,2 euro per spese di trasporto e 1,6 euro per oneri pubblicitari.

Per adeguarsi alla Sepa (Single Euro Payments Area) e alla normativa europea Payment Services Directive, inoltre, le banche spenderanno in IT. È quanto emerge dalla ricerca Accenture “Payment Services Directive” che ha coinvolto 30 gruppi bancari europei, di cui circa il 20% appartenenti alle Banche "top 100".

Nello specifico l’indagine sottolinea che i grandi gruppi bancari europei stimano di allocare 20 milioni di euro per uniformarsi alla direttiva, il 30% dei queli interesserà adeguamenti tecnologici. Gli investimenti in IT coinvolgeranno, in particolare, l'aggiornamento dei canali-clienti e le tecnologie di back-office per supportare i nuovi requisiti, come i processi di transazione in tempo reale per un'immediata disponibilità dei fondi.

Per quanto riguarda gli eventuali rischi legati alla Sepa, il 63% circa delle banche interpellate non vede il proprio business minacciato dall'allargamento della competizione con i mercati che entreranno in questo processo, come ad esempio le telecomunicazioni e le utilities. Solo l'11% ha dichiarato di prevedere la presenza di serie minacce competitive causate dalla nuova normativa.

La grande maggioranza (82%) degli intervistati considera infatti la normativa in primo luogo come un'opportunità per offrire pagamenti e servizi bancari in tutta Europa, mentre solo il 14% la considera un'opportunità per acquisire nuovi clienti corporate e il 7% per conquistare nuovi clienti retail.

La ricerca Accenture ha infine evidenziato che quasi la metà (48%) del campione intervistato non ha immediati piani per il lancio di nuovi prodotti, sebbene la direttiva possa generare reali opportunità per l'innovazione dei prodotti offerti ai clienti bancari.

30 Ottobre 2009