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Banche, IT da record. Investimenti a +19%

Dall’Osservatorio Abi emerge che la voce “costi informatici” è quella che ha contribuito di più all’aumento complessivo di spesa. Accenture: le banche spenderanno 20 mln per adeguarsi alla Sepa

30 Ott 2009

L'IT nelle banche non conosce crisi. Si può riassumere così
l'edizione dall’edizione 2009 dell’Osservatorio Abi sui
costi operativi delle banche. Stando all'indagine, infatti, se
nel 2008 i costi amministrativi delle banche italiane sono
cresciuti di qualche punto percentuale, in valore assoluto la voce
che ha contribuito maggiormente all’aumento complessivo sono
stati i “costi informatici”, saliti con un tasso di poco
inferiore al 20%. Nonostante la crisi, insomma, le banche italiane
continuano a investire in tecnologia. In generale, le spese
amministrative degli istituti sono leggermente aumentate (+4,4%
annuo), in controtendenza rispetto al 2007, quando erano calate del
2,9%.

Il monitoraggio Abi restituisce una fotografia approfondita
dell’andamento rilevato nel 2008, annata in cui i gruppi bancari
italiani hanno sostenuto spese amministrative per 17,6 miliardi di
euro, pari a circa un quarto del margine di intermediazione
realizzato. Rispetto all’anno precedente si registra un aumento
del 4,4%, corrispondente a 742 milioni. Effetto di maggiori oneri
prodotti dall’incremento di dieci voci di costo (per complessivi
1.122 milioni) compensati solo parzialmente da 380 milioni di
risparmi ottenuti grazie alla riduzione di sette componenti di
costo.

Per quanto concerne i principali aumenti dei costi sostenuti nel
2008 dal sistema, le voci che hanno fatto segnare i maggiori
aumenti in valore assoluto sono i “canoni passivi per
elaborazioni presso terzi” (390 milioni, pari a +19,1%), le
“altre spese” (333 milioni, +11%), i costi per “manutenzione
e noleggio hardware e software” (105 milioni, +7,9%) e i costi
per “energia elettrica, riscaldamento e acqua” (103 milioni,
+17,1%). Tra i maggiori risparmi, invece, il contributo più
rilevante lo ha garantito la riduzione delle “spese telefoniche,
postali e trasmissione dati” (-125 milioni, corrispondenti a una
riduzione percentuale dell’8,1%). Da sola, questa voce
rappresenta praticamente un terzo dei tagli totali.

L’indagine annuale dell’Abi prende in esame i bilanci di 50
gruppi, che rappresentano l’80% del sistema bancario italiano in
termini di attivo totale. Nel 2008 le spese amministrative degli
istituti ricompresi nel campione sono risultate pari allo 0,66%
dell’attivo totale, al 24,5% del margine di intermediazione e al
34,6% del totale dei costi operativi. Se nel caso del margine di
intermediazione il ‘peso’ delle spese è aumentato rispetto al
2007 (allora era pari al 21,6%), sui costi operativi il rapporto è
calato rispetto al 35,5% dell’anno precedente.  Nel dettaglio, i
gruppi bancari italiani hanno speso nel 2008 soprattutto per costi
informatici (uscite pari al 31% del totale) Seguono spese generali
(27%), spese di manutenzione e fitti passivi (14%), spese
professionali (13%), spese di trasporto (9%) e spese di pubblicità
(6%). Per produrre 100 euro di margine di intermediazione gli
istituti hanno sostenuto 24,5 euro di spese amministrative:
disaggregando il dato emerge che 7,5 euro sono stati spesi per
spese informatiche, 6,6 euro per spese generali, 3,5 euro per spese
di manutenzioni e fitti passivi, 3,1 euro per spese professionali,
2,2 euro per spese di trasporto e 1,6 euro per oneri
pubblicitari.

Per adeguarsi alla Sepa (Single Euro Payments Area) e alla
normativa europea Payment Services Directive, inoltre, le banche
spenderanno in IT. È quanto emerge dalla ricerca Accenture
“Payment
Services Directive” che ha coinvolto 30 gruppi bancari
europei, di cui circa il 20% appartenenti alle Banche "top
100".

Nello specifico l’indagine sottolinea che i grandi gruppi
bancari europei stimano di allocare 20 milioni di euro per
uniformarsi alla direttiva, il 30% dei queli interesserà
adeguamenti tecnologici. Gli investimenti in IT coinvolgeranno,
in particolare, l'aggiornamento dei canali-clienti e le
tecnologie di back-office per supportare i nuovi requisiti, come
i processi di transazione in tempo reale per un'immediata
disponibilità dei fondi.

Per quanto riguarda gli eventuali rischi legati alla Sepa, il 63%
circa delle banche interpellate non vede il proprio business
minacciato dall'allargamento della competizione con i mercati
che entreranno in questo processo, come ad esempio le
telecomunicazioni e le utilities. Solo l'11% ha dichiarato di
prevedere la presenza di serie minacce competitive causate dalla
nuova normativa.

La grande maggioranza (82%) degli intervistati considera infatti
la normativa in primo luogo come un'opportunità per offrire
pagamenti e servizi bancari in tutta Europa, mentre solo il 14%
la considera un'opportunità per acquisire nuovi clienti
corporate e il 7% per conquistare nuovi clienti retail.

La ricerca Accenture ha infine evidenziato che quasi la metà
(48%) del campione intervistato non ha immediati piani per il
lancio di nuovi prodotti, sebbene la direttiva possa generare reali
opportunità per l'innovazione dei prodotti offerti ai clienti
bancari.

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